Avv. Pitorri Iacopo Maria su flussi migratori

In Italia, per trovare un primo provvedimento organico relativo alla regolarizzazione dei cittadini stranieri “clandestini”, bisogna arrivare al 1986 e alla cosiddetta legge Foschi. Un testo che comprendeva numerosi aspetti e includeva tutte le “Norme in materia di collocamento e di trattamento dei lavoratori extracomunitari immigrati e contro le immigrazioni clandestine”, ma che è in parte rimasto inattuato, ed è stato velocemente superato, pochi anni dopo, dalla legge n. 39 del 1990, la cosiddetta legge Martelli. Si trattava di una legge che cercava di regolarizzare e sistematizzare la gestione dei flussi migratori in Italia, e che ha posto le basi per la legislazione più recente in materia. Come ricorda l’avv. Pitorri Iacopo Maria di Roma, esperto in diritto dell’immigrazione, in un suo libro, la legge Martelli includeva una serie di norme “in materia di asilo politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari e di regolarizzazione dei cittadini extracomunitari ed apolidi già presenti nel territorio dello Stato”, oltre a una serie di disposizioni in materia di asilo. La legge Martelli partiva dall’assunto che fosse necessario agire su due fronti, per gestire i flussi migratori in Italia e regolarizzare gli immigrati presenti sul territorio: da una parte una programmazione dei flussi di ingresso di tipo quantitativo per i cosiddetti immigrati “economici”, dunque chi arriva in Italia alla ricerca di una vita e condizioni lavorative migliori rispetto a quelle del suo paese d’origine; dall’altro fronte la legge prevedeva anche un’azione repressiva per le espulsioni di immigrati e stranieri non regolari riconosciuti come pericolosi o clandestini. Una volta arrivato in Italia, secondo la legge Martelli, lo straniero accolto poteva richiedere il permesso di soggiorno alla Questura competente. Anche con la legge Martelli, ricorda l’Avvocato Pitorri, fu prevista una sanatoria per la regolarizzazione degli immigrati, ma il provvedimento di inizio anni ’90 viene ricordato soprattutto per la severità e le misure restrittive inserite per gestire gli ingressi in Italia.

Negli ultimi anni il dibattito sui flussi migratori in Italia e sulla relativa gestione degli immigrati, è tornato di grande attualità, e ha portato a una serie di provvedimenti più o meno restrittivi. Si è iniziato, inoltre, a parlare nuovamente di sanatoria per la regolarizzazione degli immigrati, in particolare in relazione alle condizioni lavorative di questi ultimi. La bozza della legge italiana sulla sanatoria si basa proprio sui tanti stranieri irregolari che lavorano in Italia. Il testo prevede, per il datore di lavoro che volesse contrattualizzare e regolarizzare i “cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale in condizioni di irregolarità”, la possibilità di renderlo regolare con un contratto annuale che porterebbe, poi, a una serie di verifiche per ottenere il permesso di soggiorno. Un passo che consentirebbe la regolarizzazione di circa 600mila cittadini stranieri clandestini presenti sul territorio italiano, che lavorano in particolare nel settore dell’agricoltura e dell’assistenza (colf, badanti), e che richiederebbe una procedura rapida e immediata in un momento di emergenza come quello vissuto in Italia in questi primi mesi del 2020.

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