Venafro, l’Asrem viene meno alla promessa: Genitori Arcobaleno pronti a colpire

Le promesse dell’Asrem non si sono dimostrate veritiere: da oltre 2 mesi 80 utenti, tra cui diversi bambini malati, non possono contare sulle cure domiciliari. Genitori Arcobaleno pronti a dare battaglia.

Convenzione per le terapie domiciliari non ancora rinnovata

La scadenza della convenzione Asrem-ConSol relativa alle terapie domiciliari a Venafro risale al 30 giugno scorso. Nessuno, però, si è ancora adoperato per rinnovarla. Non è stata nemmeno proposta un’alternativa valida, in grado di migliorare la spiacevole situazione in atto.

A farne le spese sono 80 utenti, per la maggior parte bambini, che sono stati privati della logopedia, della terapia cognitivo-comportamentale, nonché della neuropsicomotricità.

I Genitori Arcobaleno si sono fatti avanti

Non sono rimasti a guardare, invece, i Genitori Arcobaleno, che hanno voluto precisare che il dg Asrem Sosto aveva fatto una promessa, che non è stata mantenuta. I pazienti hanno dovuto, infatti, fare i conti improvvisamente con la mancanza di cure, andando incontro a non pochi disagi.

Di fatto, il nuovo centro di riabilitazione ambulatoriale Riabilis gestito dal dottor Majorana, che è andato a sostituire la cooperativa ConSol. Secondo i patti, avrebbe dovuto supportare l’utenza dell’Ats Venafro. Era previsto anche un aumento del budget, così da poter provvedere alle necessità emerse in ambito territoriale, con la garanzia del servizio a Venafro, in una succursale del centro. Il tutto a partire dal mese di luglio, ma nulla è stato mantenuto.

Infatti, come hanno fatto notare i Genitori Arcobaleno, “è passato luglio e se n’è andato anche agosto e della succursale nemmeno l’ombra. L’associazione, in rappresentanza di tutti i genitori dei bambini che stanno aspettando che vengano rispettati per l’ennesima volta i diritti dei propri figli (molti di loro con disabilità gravi), chiede che venga ripristinato immediatamente il servizio sospeso da due mesi a Venafro, quarta città del Molise. Inoltre, fa presente che le famiglie non intendono spostarsi di un solo chilometro dalla propria città, poiché il servizio deve consentire anche a chi non ha possibilità di raggiungere altre località limitrofe di usufruirne”.

La minaccia di ricorrere a vie legali

L’associazione ha fatto sapere senza mezzi termini che “nel caso in cui non venga ripristinato nell’immediato il servizio, l’associazione si riserva di agire legalmente. Non possiamo più permettere che vengano calpestati gli elementari diritti civili delle persone con handicap per l’ennesima volta”.

Inoltre, i Genitori Arcobaleno hanno voluto precisare anche un altro aspetto, ovvero che a loro non interessa a chi viene affidato il servizio. L’importante è che venga effettuato in loco e con la massima serietà, mediante l’impiego di professionisti e di tutte gli strumenti necessari.

Risulta, infatti, inaccettabile che numerosi bambini malati debbano essere abbandonati a loro stessi e che i genitori non vengano aiutati nel duro compito di crescerli in condizioni particolari. Si spera che l’appello dell’associazione non cada nel vuoto e che non sia effettivamente necessario dover scomodare avvocati e giudici per una questione che doveva essere risolta ben due mesi fa. Del resto, esiste una promessa che non è possibile ignorare.

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