San Giovanni Eremita da Tufara: un’importante figura molisana, tutta da scoprire

Una figura significativa, che ha lasciato un segno importante nel territorio molisano, è San Giovanni Eremita da Tufara. Sono ormai trascorsi 848 anni dalla sua morte, avvenuta presso l’abbazia di Santa Maria del Gualdo a Foiano Valfortore, nel lontano 1170 a.C. Il 19 agosto scorso tale personaggio mistico è tornato alla ribalta, grazie alla riproposizione di una scultura bronzea, opera dell’artista Ettore Marinelli, che è stata donata al paese, posto in provincia di Campobasso.

L’incredibile vita del santo eremita

All’inaugurazione sono accorsi in numerosi, a riprova che il legame tra San Giovanni Eremita e la comunità di Tufara è ancora vivo. Del resto si sta parlando di una figura straordinaria, come emerge dalle numerose biografie del santo che sono giunte sino ai nostri giorni. Secondo tali scritti, nel 1102, a soli 18 anni, l’uomo, destinato a diventare una personalità di spicco della cristianità, si recò a Parigi e vi sostò per ben 2 anni. Una volta rientrato, decise di donare tutti i suoi averi ai bisognosi e di ritirarsi presso un eremo dislocato a Baselice.

Tale gesto contrariò non poco la famiglia del giovane, che era benestante ed aveva in mente altri progetti per il ragazzo. Tuttavia, vista la devozione dimostrata, all’eremita fu consentito di costituire una comunità monastica di stampo benedettino presso Santa Maria del Guldo a Foiano Valfortore, che venne sancita nel 1156 da una bolla papale. In breve, tale comunità religiosa divenne uno dei centri culturali e di studio più produttivi dell’Italia centro-meridionale, almeno fino al 1456, quando un terribile sisma ne determinò il declino.

L’abbazia di Santa Maria del Gualdo

San Giovanni Eremita fu un grande innovatore, come dimostra lo Statuto Comunale di San Bartolomeo in Galdo, realizzato dai monaci dell’abbazia agli inizi del 1300, nel quale si legge che i frati avevano stabilito che le donne ed i bambini dovessero essere tutelati da qualunque forma di violenza e che i licenziamenti senza giusta causa di domestici, gualani, stallieri e braccanti, erano severamente vietati. Ciò fa capire che il livello di elaborazione culturale dell’abbazia era estremamente elevato, tant’è che anticipò la legislazione locale, garantendo la protezione delle donne e dei più piccoli, ma anche dei lavoratori. Cosa non da poco.

Il monumento alla memoria

L’Arcivescovo di Campobasso ha ricordato che il santo, originario di Tufara, è co-patrono della Diocesi ed è stato il fautore di importanti interventi religiosi e civili, che hanno apportato benessere alla comunità. Per tale ragione, la realizzazione di un monumento alla memoria di questa incredibile figura è da considerarsi più che doveroso. Tuttavia, ha tenuto a precisare, che i cittadini di Tufara, nonché delle zone limitrofe, devono ricordare di promuovere tale straordinaria figura e soprattutto il suo meraviglioso messaggio di pace, amore ed accoglienza, che è universale e può adattarsi a tutte le epoche, ed in particolar modo a quella odierna, dove spesso si assiste ad una regressione dei valori di fraternità e di rispetto, che dovrebbero, invece, essere alla base degli esponenti cattolici, nonché degli essere umani. Speriamo, dunque, che tale statua possa trasformarsi in un vero e proprio promemoria per le generazioni future.

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