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24-12-2011, 3:54 • Campobasso • Sport

Era molisano il maestro di scherma di Mussolini

"Rivista sportiva", giornale online di approfondimento sportivo, ha pubblicato un testo inedito, scritto da Vittorino Maselli di Pescolanciano, maestro di scherma di Benito Mussolini, tratto da una sorta di ‘libro dei ricordi' lasciato ai suoi figli.

Nato nel 1905, Maselli ha esercitato per mezzo secolo l'arte della scherma di cui è stato grande interprete come un altro molisano, Aldo Masciotta, casacalendese, medaglia d'argento all'Olimpiade di Berlino nel 1936. E' stato anche direttore del centro Coni di Roma ed è apparso in alcuni film (tra l'altro era cugino del regista Citto Maselli), sempre tirando di scherma, come "Pietro Micca", "La principessa Tarakanova" ed anche "Il cavaliere misterioso" con un giovane Vittorio Gassman.

Specializzato nella sciabola, si ritrovò nel 1941 a dare lezioni a Benito Mussolini. "Breve la lezione - scriveva Maselli - e poi assalti continui. Io, francamente, ne uscivo malconcio perché il duce non conduceva le sciabolate con il taglio ma col piatto ed allora, pur effettuando la parata, la lama fletteva e mi produceva ferite sanguinolenti su tutto il corpo".
Poi un aneddoto: "Un giorno, presente anche il Comandante pilota Ettore Muti, dopo un assalto alla sciabola ho assistito ad una interessante ed animatissima discussione. Ancora oggi risento la voce imperiosa di Mussolini e quella accorata ma altisonante di Muti: ‘Non voglio più saperne dell'incarico che mi hai dato ed è ora di finirla', mentre la voce imperiosa ‘Ma tu, non vedi e non vuoi vedere da chi sono circondato'. Volarono parole grosse e, mentre il duce si asciugava il sudore, Muti con una spada in mano si agitava sempre gridando".
Tra le altre citazioni, quella del duello con Paolo Treves, in cui Mussolini fu ferito ad un orecchio. E poi quella volta che Maselli e Mussolini si esibirono davanti a Hitler: "Per l'occasione volle tirare di scherma con suo Maestro Rodolfi e lo scrivente senza maschera limitandomi a parare soltanto. Mi difendevo da tutte le parti. Hitler gridava: ‘Basta duce, Basta duce'. Ma il duce sfoggiava il suo carattere veemente tirando sciabolate non certamente con arte ed è più che naturale in quei casi eccezionali". "Mussolini - aggiunge Maselli - non aveva un senso artistico. I suoi attacchi erano istintivi, pesanti, portati nella sua foga di voler toccare. Sicuro della mia difesa sviluppavo la risposta facendola cadere sempre nella sua parata. Le sciabolate date con forza facevano flettere le lame che mi producevano segni sulla pelle, segni che volli anch'io produrre sulle sue braccia per maggior convincimento delle mie asserzioni ma quei segni gli davano una fierezza tale da rendere più lungo l'assalto. Attaccava gettandosi a stretta misura. Aveva lo sguardo tagliente, penetrante che aumentava le mie attenzioni. Quando dopo ore di assalto esclamava ‘Lei Maestro mi ha fatto affaticare', eravamo due stracci con gli asciugamani impregnati di sudore. Entrambi avevamo i segni delle staffilate delle lame di sciabola sul torace e sulle braccia".

Il testo integrale del racconto di Vittorino Maselli è all'indirizzo web www.rivistasportiva.com

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