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20-06-2012, 17:47 • Campobasso • Scuola/Giovani

La maturità e l'Autodafé di Montale

Le tracce proposte quest'anno all'esame di Stato sono magnifiche, a mio avviso, dalla splendida riflessione sul vuoto esistenziale del Montale saggista, alla folgorante citazione da Nizan, per non parlare del tema del labirinto. Chapeau ai tecnici, pertanto. Resta la madre di tutti i problemi. Il senso, il senso profondo di un esame di Stato che si propone come prima esperienza sul banco di prova della vita, l'abbrivio per l'ingresso dei giovani nell'età adulta, e che invece si traduce spesso nel punto d'arrivo del mammismo scolastico italiano. Ripeto queste cose da tempo immemorabile. Cose antipatiche, che mi fanno diventare antipatico perfino a me stesso. Ma fino a quando l'Italia non si allineerà agli standard di ogni altra democrazia seria, dove è il merito, principalmente il merito, la chiave di volta della formazione, staremo a parlarci addosso della "maturità" senza uscire da un'infausta contraddizione che grava da almeno 40 anni come una cappa plumbea sulla costruzione della coscienza civile italiana. "Merito" non vuol dire affatto abbandonare a se stessi coloro che non ce la fanno. O non progettare l'assistenza e l'aiuto dovuti a chi si mostra refrattario all'impegno. "Merito" non vuol dire una scuola inutilmente competitiva, dove unica alternativa al successo è l'umiliazione del debole. Vuol dire invece che nei cinque anni di scuola "non si deve" copiare. Punto. Vuol dire che si deve insegnare l'assunzione di responsabilità. A maggior ragione "non si deve" copiare agli esami di Stato, non dev'essere permesso (e invece, per i più svariati motivi, sovente lo si permette). Perché con questa pelosa tolleranza verso la furberia, verso quell'"arte di arrangiarsi" tipicamente italica che da un paio di generazioni abbiamo istituzionalizzato, insegniamo ai ragazzi a essere disonesti nel piccolo per poi esserlo nel grande, in futuro. Perché meravigliarsi, se esiste il furbettino che sversa liquami tossici in un fiume direttamente dalla propria fabbrichetta, se esiste chi evade, chi sottrae denaro pubblico alle casse statali, chi usa il potere per fini privatistici, chi passa l'esame da avvocato, medico o astronauta facendosi regalare le tracce in anticipo e fidando nell'impunità e nei condoni? Costui è sicuramente uno studente che ha copiato, a scuola. La prima forma dell'esecrato condono, summa tutta italica del "Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato...", è il condono della microdisonestà fra i banchi di scuola. Il punto dolente del sistema è uno solo, ed è drammatico: il livellamento dei profitti scolastici e universitari tornerà sempre e comunque utile ai figli di papà, e penalizzerà i figli di chi non può permettersi di "piazzare" il proprio rampollo da nessuna parte. Come pietra di paragone, si prenda un qualsiasi paese cosiddetto "occidentale". Da nessuna parte gli studenti possono godere della tolleranza al "copiaggio" come in Italia. (Perfino un ministro della Repubblica, la Gelmini, ne parlò sostanzialmente bene, giudicando, se non ricordo male, l'atto di "passare" il compito come una prova di altruismo e generosità). Altrove, la lealtà e la sincerità verso le istituzioni e verso gli altri sono un valore che viene coltivato fin dalla più tenera età. Se in America, o in Svezia, o in Francia, o in Olanda ti beccano con le mani nel sacco, la paghi. La paghi cara. Da noi te la cavi con una simbolica tirata d'orecchi, che ti autorizza a riprovarci in saecula saeculorum. Naturalmente in tutto ciò nessuna colpa è attribuibile agli studenti, che se si trovano in difficoltà s'arrangiano come possono, ma in chi, noi professori, all'occorrenza non troviamo il coraggio di trasmettere loro senza se e senza ma che la vita non deve prevedere scorciatoie. Mi pare che alcuni studenti però una colpa ce l'abbiano. Un po' di strategia non guasterebbe, perbacco. Evitate di esibirvi nelle interviste in tv, sotto esame. Soprattutto evitate di profondervi in considerazioni del tipo: "Mi sono salvato solo grazie alla terza traccia...", "Ho fatto un'ammazzata, queste ultime notti, sono a pezzi..." "Che Dio me la mandi buona..." O vi preparate qualcosina di interessante da dire durante le interviste, in modo da far bella figura sia in video che agli occhi di chi vi esamina, oppure tacete con dignità. Anche il "nemico" possiede un televisore. E, mentre fa colazione e si prepara per venire a valutare quanto siete "maturi", lo guarda e vi guarda.

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