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17-07-2012, 23:29 • Campobasso • Politica

Berlusconi ridiscende in campo: il ritorno del "figliuol prodigo" visto da Destra e da Sinistra

La "iena" de "La Stampa" (al secolo Riccardo Barenghi) ritiene che, se Berlusconi dovesse veramente ridiscendere in campo, sarebbe un po' come rivedere - dopo "La meglio ..." - la peggio gioventù dal momento che Silvio sarebbe da considerare "un tossicodipendente del potere". Ma ciò che più preoccupa - continua - è che al Pd non sanno proprio che pesci pescare. E infatti non si pronunciano più di tanto. Per di più il Partito è allo sbando sulle alleanze, trascinandosi da una parte e dall'altra. Ora si pensa a Casini perché il dagherrotipo di Vasto è stato stropicciato al punto da rendere sbiadite le immagini dei soggetti che vi erano stati ritratti; cosicché, da qui alle elezioni, si intuisce poco di quello che farà il Pd. Forse qualcosa riusciremo a capirla soltanto negli ultimi due mesi prima delle elezioni. Per ora il futuro non viene intravisto manco dai dirigenti, ed il partito rischia di restare incastrato tra l'anti-montismo di matrice berlusconiana e quello di marca "grillina", costretto com'è a difendere una politica fatta di tagli e di sacrifici, che poi è quella bandita dal Governo tecnico, mica la sua.

Per la "iena" si tratta di un vero e proprio suicidio politico, in ispecie ove si pensi: 1) alla netta posizione di vantaggio che il Pd aveva solo a novembre dell'anno scorso; 2) all'"M5s" di Grillo, che sembrerebbe ingrossare sempre di più le sue file, sebbene poi i dati forniti dai sondaggi debbano essere verificati alla prova vera e propria, quella del voto. Per ora il comico genovese mostra di avere ancora parecchia tela da tessere, ma i voti li pesca soprattutto alla sua Sinistra. Ora ha una lunga strada dritta davanti a sé, seppure vi sia da dubitare che possa percorrerla fino alla fine dal momento che - alle elezioni - ci si presenta con un progetto e non certamente con gli urli e con i "vaffa".

Nel frattempo, il presunto ritorno dell'uomo del "Cucù" è stato variamente salutato dalla Stampa di Centrodestra, ma non perché vi siano correnti di pensiero organizzate in correnti quanto piuttosto per le distinte visioni serbate dai vari commentatori amici. Cosicché, se su "il Giornale" Sallusti ne ha esaltato il ritorno, dando risalto ai dati di "Euromedia" che, però, secondo la sondaggista di fiducia Alessandra Ghisleri, si riferiscono non a voti veri e propri quanto piuttosto a bacini di utenza e ad ipotizzabili scenari, sul "Foglio di Giuliano Ferrara si scrive che "il pupo ha energia da vendere". Naturalmente l'"elefantino" vorrebbe che quel "pupone di 75 anni" adottasse una linea politica rigorosamente montiana di cui il giornale si è fatto portavoce, offrendo una lettura grancoalizionista dell'attualità e predicando un montismo, da "contaminare con una politica pragmatica e seria".

Però, su "Il Tempo", Mario Sechi si domanda se a Berlusconi la mossa convenga, mentre per Francesco Perfetti "l'èra di Berlusconi ormai è finita". Il proponimento di scendere in campo viene considerato una "intenzione velleitaria che difficilmente potrebbe consentire al Centrodestra di risalire la china". Il Direttore di "Libero" Maurizio Belpietro è più ottimista dal momento che né Alfano né Montezemolo avrebbero la potenzialità di raccogliere le folle del Cavaliere. Ma il futuro non sarebbe roseo, visto che - sullo stesso quotidiano - Fausto Carioti scrive:"Silvio vincerà pure se perde le elezioni", azzardando un'ipotesi di Governo con Alfano, Bersani e Casini vice-Presidenti. Ma sino a che punto i lettori possano gradire un progetto che vedrebbe il Segretario del Pd fare il vicario di Berlusconi pare una domanda a risposta impossibile. La sconfitta è prevista pure da "L'opinione" ("Il Cavaliere all'ultima carica"), che concede:"La mossa in itinere permetterebbe ad un Centrodestra in cerca d'autore di trasformare una disfatta annunciata in un'onorevole sconfitta senza che ne conseguano troppi bozzi sull'armatura".

Ma se a Destra i toni della Stampa appaiono consolatori, il preannunciato ritorno di Silvio Berlusconi sullo scenario della politica italiana sembrerebbe rinnovellare le energie nelle Redazioni dei giornali dichiaratamente "anti". Al punto che le "firme" migliori sono ritornate ad impugnare il mouse del p.c., dopo di averne intinto i contorni nel veleno ed avere prelevato dagli archivi l'intera scorta di sarcasmo e di ironia posseduta per condire riflessioni, analisi ed editoriali. Insomma, sui giornali antiberlusconiani ritornerebbe la vita. Per esempio su "il Fatto quotidiano", partorito proprio per sparare ad alzo zero contro il Cavaliere, Padellaro e Travaglio hanno titolato:"La comica finale. Torna Berlusconi", che si ricandiderebbe per "salvare la roba" (i processi in corso e le sue aziende). La stessa cosa sostiene "la Stampa" ("L'ultimo azzardo per evitare la catastrofe"), insinuando il dubbio che "la vanità ha poco a che fare con il ritorno in campo dell'ex-Presidente", preoccupato piuttosto per "gli interessi economici, per le sue aziende, per la famiglia e per i figli".

Invece "Repubblica" attacca il nemico sotto il profilo politico, mettendolo contro i suoi delfini, a cominciare da Alfano. Ed ecco svelati i retroscena di una notte a palazzo Grazioli quando Silvio avrebbe detto:"Il Pdl, senza di me, non va da nessuna parte. Angelino è bravo ma da solo non ce la fa". Dopo di che il quotidiano pubblica un'intervista a Straquadanio per rappresentare il malumore incistatosi nel Pdl dove, per l'annuncio del suo ritorno, "nessuno ha stappato lo champagne. Non credono possa portare ancora voti". Di contro "l'Unità" attacca briga meno di "Repubblica"; e, con un modesto "taglio" in "prima", annuncia che Berlusconi potrebbe tornare "sanza infamia e sanza lode".

Stampa pro o contro a parte, occorre prendere atto che, ad onta della sua grande maggioranza "alfabetica", il Governo Monti appare sempre più fragile, essendo un agglomerato di soggetti cooptati. Monti dovrebbe stare molto attento con le parti sociali, innanzitutto per conquistarsene le simpatie. Al contrario non è stata proprio una mossa politicamente intelligente quella di andare, contemporaneamente, contro milioni di persone. Un Governo tecnico, prima di essere decisionista ad oltranza, dovrebbe apprendere l'arte della politica. E' anche vero che le decisioni i Presidenti del Consiglio, da Craxi in giù, le hanno sempre prese, ma ora c'è una differenza: il Professore è proprio l'ultimo a potere sventolare la bandiera del decisionismo, appunto perché è stato cooptato e non eletto. Purtroppo, nel suo caso, la carenza di legittimazione popolare pesa e lui, emergenza finanziaria a parte, non ha armate al seguito. Perciò, quanto potrà durare?

Claudio de Luca

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