Proprio non riesco a comprendere come mai i 20.000 euro stanziati dal sindaco Di Brino per formare i dipendenti pubblici di Termoli all'uso di Facebook e Twitter abbiano potuto suscitare un tale coro di proteste. Si tratta ovviamente di una reazione immotivata e uterina, ma tant'è: l'ex portavoce dell'ex sindaco Di Giandomenico, incaricato da Di Brino, a fronte del polverone mediatico assurdamente sollevato da testate regionali e nazionali come "Il Fatto Quotidiano", ha rinunciato all'incarico.
Il sindaco termolese aveva precisato, tempo fa, che la ratio del provvedimento era questa: i dipendenti comunali (ma anche lui stesso, che tecnologicamente parlando è fermo, per sua stessa ammissione, "alle tavolette di cera", come leggo or ora su un giornale on line) devono imparare a padroneggiare i nuovi strumenti di comunicazione per interfacciarsi meglio con la cittadinanza. Dunque quale sarebbe il problema?
Nell'esprimere il mio vivo rammarico per la consueta, stolida incomprensione molisana dell'importanza dell'iniziativa 2.0, metto a disposizione del sindaco Di Brino le competenze della mia famiglia, che sono certo egli saprà al meglio sfruttare, in futuro, per il potenziamento amministrativo della cittadina denominata "Perla dell'Adriatico".
Io, personalmente, mi candido a insegnare ai dipendenti pubblici termolesi - i cui delicati villi intestinali, avvezzi al pesce e non al cibo pesante, non hanno ancora imparato a interfacciarsi durante la pausa pranzo con pietanze di montagna - il modo di assestare nello stomaco due piatti di cavatelli al ragù, dieci salsicce alla brace, un chilo di porcini e un intero Milk Pan intervallando masticazione e ingerimento di limoncelli.
Mia nonna, 85 anni, è tuttora campionessa italiana di "Interfaccia con teglie roventi di lasagne farcite di polpettine", che prende direttamente dal forno a 600 gradi senza l'ausilio di guanti.
Mio padre, invece, a giugno e settembre sa interfacciarsi con il solleone per ben 10 ore di sdraio filate, Tuttosport alla mano, senza muoversi di un dito dalla sua posizione. Quest'ultimo corso, ne sono certo, avrebbe applicazioni notevolissime in una città, come la sua, baciata dal sole due stagioni su quattro all'anno. E farebbe senz'altro la gioia dei suoi dipendenti, aumentandone la produttività sul lavoro, non meno di quanto contribuirebbe ad aumentarla imparare a chattare senza essere visti on line dal proprio coniuge o condividere un pensierino di Oscar Wilde e una canzone di Tiziano Ferro sulla propria bacheca.
Allego i nostri tre curricula, specificando che i corsi che proponiamo prevedono un abbattimento dei costi da 20.000 a 10.000 euro e una dimostrazione pratica (naturalmente le spese delle vivande e degli ombrelloni da utilizzare per le performance mia, del papà e della nonna, sono a carico dell'amministrazione e dei contribuenti di Termoli).
Pier Paolo Giannubilo
• Comune di Termoli, la minoranza: "L'amministrazione Di Brino spende 20mila euro per insegnare ai dipendenti comunali l'utilizzo dei social network?"