Cacca a catinelle • Prima Pagina Molise
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04-11-2013, 0:38 • Editoriale

Cacca a catinelle

Al di là della finalità, delle premesse ecc, perchè il PD, mediante un suo senatore, si pone come interlocutore diretto ed esclusivo con l'impresa privata? Perché ritiene di non spiegare, non chiarire, non illustrare il progetto Granarolo GranManze a viso aperto e in modo da non lasciare alcun dubbio ai cittadini di questo territorio? I molisani devono cedere il loro ambiente, rinunciare alla loro qualità della vita, esporsi a rischi reali di cui non sanno nulla. E la politica che dovrebbe essere garante e semmai barriera fra gli interessi privati e la gente, si improvvisa imprenditrice e tace, minimizza e distoglie l'opinione pubblica, finchè ci riesce, dal ragionare seriamente sul tema. Che ci fosse questo progetto l'abbiamo scoperto con grande ritardo, come dipendesse dalla nostra abilità sapere una cosa che ci riguarda. Che avverrebbe in casa nostra, sulla nostra terra. E' questo l'aspetto che mi spaventa: perchè ci sembra così ovvio che la Politica, tutta, non onori il suo ruolo di garante della salute pubblica, della dignità pubblica, della trasparenza? Perchè ci sembra così accettabile questo clamoroso sbracamento che in qualunque governo del mondo avrebbe perlomeno provocato uno scandalo e qualche immediata dimissione?


Il problema del progetto Granarolo è questo: la politica, nella persona del senatore Ruta, ma non certo soltanto lui, interloquisce direttamente con Granarolo senza discutere prima con la gente, con gli imprenditori agricoli del Basso Molise.  Assenti totalmente nel dibattito, anche quando il progetto è diventato pubblico, le associazioni ambientaliste. Che, ormai è chiaro, in Molise non esistono o appaiono solo in campagna elettorale.

Che il PD, attraverso Roberto Ruta, fosse in diretta comunicazione con Granarolo lo rivendica pubblicamente lo stesso senatore in un comunicato stampa di risposta al consigliere provinciale Michele Durante. In sintesi, sostiene che può farlo perchè è nella Commissione Agricoltura del Senato in rappresentanza del più grande partito italiano. 

Immaginate se la Cancellieri, che pure ha risposto una minchiata, alla richiesta di dimissioni avesse detto: io faccio scarcerare chi voglio perchè sono in maggioranza e sono ministro della Giustizia. E qui comando io e questa è casa mia! Comunque, in questa trattativa ha probabilmente l'appoggio di amministratori locali o qualche amico imprenditore, che però non si espongono troppo. Perchè? Perchè sanno che nessuno di loro è davvero 'padrone di casa'. Il punto è che il Bosco (l'area agricola del comune di San Martino in Pensilis in cui dovrebbero sorgere le stalle, indicato nel progetto Granarolo Gran Manze) è casa mia, il Basso Molise, il Molise, l'Italia, la Terra sono casa mia, non loro. 

Stanno trattando il valore della mia casa e io lo considero normale? Altro problema, serissimo, è che attorno a quell'insediamento sarebbe il deserto. Oltre al danno sulla produttività dei terreni, sarebbe dannoso per le aziende che producono olio, vino, ortaggi d'eccellenza. 

Solo che quelle aziende, già solo quelle vicinissime alla zona, hanno alle loro dipendenze almeno 100 persone, mediamente. Per creare i probabili 45 posti di lavoro di cui si parla se ne mettono a rischio 1000? Al di là di quello, capirei se Granarolo, col suo nome e la sua forza finanziaria fosse entrata nelle aziende alimentari in crisi, per risollevarle: Gam, Zuccherificio ecc. Capirei la necessità della contropartita. Così mi pare che serva solo a creare materia prima per la filiera dei rifiuti e per la produzione di energia mediante biomassa, incenerimento, biogas ecc ecc. E, semmai, un ticket una tantum per la vendita dei terreni. Se fossero pubblici andrebbe al comune in cui la stalla sarà realizzata, se fossero privati andrebbero a un solo proprietario, due al massimo. Questo deduco dall'analisi della struttura tecnica della Regione  Molise che declina la richiesta di finanziamenti regionali perchè non ci sarebbe alcuna utilità per questo territorio; benchè l'ex direttore Francioni non abbia considerato negativo il progetto di per sè. 

 

Ora, facciamo una ipotesi, così, senza pretesa di precisione e oggettività: Granarolo, grandissima azienda italiana, riconosciuta in tutto il mondo, ha disperatamente bisogno di delocalizzare l'allevamento dei vitellini appena nati. Per ragioni di razionalizzazione dei costi che non spiego qui. Il Molise è perfetto, per caratteristiche del terreno, povero di nitrati. I nitrati vengono riversati nella terra attraverso la pipì degli animali e in un periodo abbastanza breve, con 12mila vitelle concentrate tutte insieme nella stessa area, ci sarebbe una saturazione. Quindi serve una terra in partenza povera di nitrati. Il rischio di sensibilizzazione agli antibiotici, che è un rischio immediato e reale soprattutto per i bimbi al di sotto dei 18 mesi, non è risolvibile. L'utilizzo massiccio di antibiotici negli allevamenti intensivi è l'unica possibilità per non decimare i vitellini. Fragilissimi proprio perchè allontanati dalle madri, devono essere sottoposti a terapie antibiotiche costanti per ridurre al minimo il rischio di epidemie.

 

In ogni caso, in Molise abbiamo anche un'altra faccenda da risolvere: gli immigrati, che vorremmo accogliere per solidarietà e anche perchè per i comuni d'accoglienza sono previsti dei finanziamenti. Rimane il fatto che una volta ospitati, bisogna trovare per loro qualcosa da fare. 45 possibilità di lavoro, un lavoro che nessun giovane sammartinese farebbe mai, è una buona soluzione. Ma una buona soluzione per pochi che determina lo sfascio definitivo delle aziende agricole che avevano resistito malgrado tutto e che versano contributi reali per un numero di lavoratori dieci volte maggiore. 

Mi aspetto una decisione formale, pubblica, incontrovertibile e protocollata del Consiglio regionale. Dica si o dica no, ma lo dica secondo le regole e i percorsi istituzionali, non a chiacchiere

12mila  è un numero spropositato, assolutamente insostenibile. Altrimenti si potrebbe pensare al dislocamento nelle aziende già esistenti. Ma l'economicità dipende da quel numero gigantesco, e dalla concentrazione in un'unica stalla; e questo sotterra il Molise nella puzza e nel letame.

 


Catharina Sottile 


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