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12-06-2012, 23:28 • Campobasso • Economia/Finanza

I ritardi della Pubblica amministrazione nel saldare i crediti alle imprese, ovvero le pecore raccomandate ai lupi

Neanche il tempo di rallegrarsi per il varo di un provvedimento governativo di alleggerimento nei confronti delle imprese italiane, che in Molise ci si è resi conto che la norma che accelera i saldi - almeno qui - non potrà essere applicata. Sui crediti c'è chi lucra, e si tratta di Società rientranti nel perimetro dei grandi Gruppi bancari e persino nell'àmbito del mondo confindustriale.

Almeno a parole, sarebbe difficile trovare qualcuno che non fosse d'accordo. Chi potrebbe mai denegare il dovere che la Pubblica amministrazione ha di saldare, cito et velociter, i suoi fornitori, invece di soddisfarne i sacrosanti diritti più o meno dopo 180 giorni, sempre che tutto vada bene? Nessuno, anche se poi, quando insorga qualche problema, si finisce con lo sfiorare e con il superare persino i mille giorni.

Purtroppo, neanche il tempo di rallegrarsi per il varo di un provvedimento di alleggerimento nei confronti delle imprese italiane, che in Molise ci si è resi conto che la norma - almeno qui - non potrà essere applicata. Difatti, dalla procedura, risultano essere stati esclusi i crediti vantati nei confronti di quelle Regioni che siano state sottoposte a piani di rientro da deficit sanitari. Una stangata non da poco per l'economia locale che non solo continuerà a convivere (ed a patire) con le difficoltà di prima quanto si ritroverà pure a perdere ulteriore terreno rispetto alle consorelle più virtuose.

Il fatto è che, su questi tempi biblici, c'è chi lucra tranquillamente; e che, per ciò stesso, ha ogni interesse a mantenere la situazione così com'è. Si tratta di un folto numero di Società di factoring che fanno della gestione dei crediti altrui il loro core business. Esse rientrano tutte nel perimetro dei grandi Gruppi bancari e persino nell'àmbito del mondo confindustriale. In pratica, dette Società, per il tramite dell'Associazione "Assifact", aderiscono addirittura alla "Confindustria" che, se da una parte reclama a gran voce pagamenti più tempestivi da parte della Pubblica amministrazione di debiti che ormai avrebbe raggiunto i 90 miliardi di euro, dall'altra rappresenta proprio quelle imprese finanziarie che sui versamenti ritardati hanno costruito un fiorentissimo mercato.

Per capire come stanno le cose, mettiamo sotto la lente d'ingrandimento il termine "factoring". In pratica, coloro che operano in questo settore agiscono facendosi cedere la gestione dei crediti altrui. Sono tali quelli che i fornitori vantano nei confronti della Pubblica amministrazione. In cambio, somministrano un servizio che può arrivare fino alla riscossione del credito stesso. La cessione avviene pro solvendo (quando sia il cedente a mantenere il rischio dell'eventuale mancato pagamento del credito ceduto); oppure pro soluto (quando sia il cessionario ad assumersi questo rischio). Detto ciò, si può passare subito a una rassegna delle principali Società operanti nella Penisola, quasi tutte controllate dai maggiori Istituti di crèdito ("Unicredit", "Ubi Banca", "Bpm", "Monte dei Paschi di Siena", "Intesa San Paolo", "Bnp Paribas", "Banca popolare dell'Emilia-Romagna ...) oppure alla "Farmafactoring" (Società finanziaria londinese "Apax Partners"), alla "Banca Ifis" (della Famiglia Agnelli), alla "Ge Capital" (del Gruppo americano "General Electric").

Secondo un dossier messo a punto da un primario istituto di credito, a fine 2010, queste sigle avevano raggiunto - complessivamente - un giro d'affari di 134 milioni di euro. Considerate le medie dei ritardi praticati nel pagare i debiti pubblici, esse non fanno altro che aumentare le possibilità di incrementare il business. Oltre ad essere difese dal mondo bancario a cui appartengono, le Società di factoring hanno trovato da tempo un'altra ala protettiva: quella di "Confindustria."

E pensare che sono ancora fresche le parole con cui il Presidente dell'Associazione Giorgio Squinzi aveva definito insufficienti i circa 30 miliardi di debiti della Pubblica amministrazione che il Governo si era detto intenzionato a sbloccare. Si dà infatti il caso che tutte le Società citate nel dossier facciano parte di un'Associazione di categoria, l'"Assifact", che aderisce a "Confindustria servizi innovativi e tecnologici". Tutto ciò posto, appare chiaro che la Confederazione degli industriali nelle ore diurne preme sul Governo affinché elimini il ritardo con cui le Amministrazioni pubbliche pagano le aziende fornitrici, mentre in quelle notturne si dà a rappresentare gli interessi delle Società di factoring che, proprio su quei ritardi, lucrano i loro più doviziosi affari. Ed ecco perché si rende necessario far modificare la norma che rende possibile l'esclusione delle Regioni sottoposte a Piani di rientro dai benefici dei decreti sulla certificazione del debito e sulla compensazione degli eventuali debiti tributari che, anche per gli imprenditori molisani (ed al loro indotto), appare una normativa ad excludendum che corrode gravemente il tessuto economico locale. Di qui il correttivo depositato in Commissione Affari costituzionali e Bilancio con cui si individua una forma rigorosa di procedura mirante a fornire una reale e tempestiva risposta a quegli imprenditori che, pur vantando crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione e della Sanità, non riescono a riscuotere se non con i lunghissimi tempi di attesa che, soprattutto in ambito sanitario, finiscono con il superare nelle due province molisane persino i 700 giorni.

In sostanza si tenta di reintrodurre, a carico degli enti del Servizio sanitario nazionale, l'obbligo di certificazione, su istanza del medesimo creditore, delle somme dovute per somministrazioni, per forniture e per appalti quando i crediti siano certi, liquidi ed esigibili; ciò anche al fine di consentire al creditore la cessione pro soluto e pro solvendo a favore di banche o di intermediari finanziari. L'emendamento mira a modificare anche il dettato normativo ed introduce la possibilità di compensare i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili per somministrazioni, per forniture e per appalti maturati verso lo Stato e gli enti pubblici nazionali con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo. Per la Regione Molise appare di ogni evidenza che l'esclusione dall'opportunità prevista dai provvedimenti di otto Regioni italiane non ha alcuna giustificazioni dal punto di vista tecnico-giuridico mentre sarebbe palesemente incostituzionale per la sue illegittime conseguenze sperequative.

Claudio de Luca

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