03-02-2012, 21:37 • Campobasso • Sport
Sain, una tenaglia tra i pali del Campobasso

Con Ciappi, Paleari, Sclocchini, Bandini e Ricciardi, Orlando Sain è stato uno dei migliori portieri del Campobasso. Non tanto per quello che fece in maglia rossoblù a soli diciotto anni, quanto per il seguito della sua carriera che lo portò a giocare a lungo in serie A ed anche a vincere una coppa Italia con l'Inter.
Orlando Sain nasce esattamente un secolo fa, il 3 febbraio 1912, a Cittanova d'Istria. In una terra (l'Istria, appunto) contesa, che all'epoca apparteneva all'impero austro-ungarico ed oggi, dopo aver fatto parte prima del regno d'Italia e poi della Jugoslavia, è regione della Croazia mentre Cittanova è chiamata adesso Novigrad.
La sua carriera (per non dire la sua vita), è stata avventurosa. Meriterebbe di essere raccontata in un libro. Cresce nel Grion Pola, dove giovanissimo si mette in luce al punto da attrarre il Taranto che offre 10.000 lire alla società e 600 al mese di stipendio a lui. La trattativa non va in porto, ma lui vuole andar via. Riprende a giocare due anni dopo, proprio da Campobasso dove è già presente una colonia di istriani (tre: Terdoslavich, Chincich e Fonovic).
Siamo nel 1930, i lupi sono alle prime armi. L'anno dopo Sain passa all'Aquila dove resta a lungo (fino al '38) conquistando la storica promozione in serie B degli abruzzesi e, soprattutto, sfugge alla morte nella tragedia ferroviaria di Contigliano, il 3 ottobre 1936, quando il treno che trasporta la formazione rossoblù a Verona si scontra con una littorina proveniente da Terni. Nell'incidente muore l'allenatore dell'Aquila, Buratti, e diversi giocatori restano feriti e a lungo inattivi.
La squadra retrocede in serie C, per Sain sembra l'inizio di una parabola discendente. Ma le cronache dell'epoca non risparmiano complimenti a questo portiere ben messo fisicamente, che esce con grande temerarietà. L'Inter (anzi, l'Ambrosiana-Inter!) lo manda a seguire e nel 1938 lo acquista. Lui gioca poco in campionato, ma difende i pali nella finale di coppa Italia contro il Novara, vinta per 2-1. In squadra con lui il grande Giuseppe Meazza ed un altro campione del mondo in carica, Ugo Locatelli.
L'anno dopo passa proprio al Novara, sempre in serie A, dove gioca titolare. Poi torna all'Inter (16 presenze), nel '41 va al Genoa (che all'epoca si chiamava ‘Genova'). Per i tifosi dei grifoni diventa ben presto "A tenaggia" (la tenaglia), per il suo modo di ‘abbrancare' il pallone serrando i palmi delle mani parallelamente. E' suo compagno di squadra Mario Perazzolo, che negli anni ‘50 allenerà il Campobasso. Nel suo ultimo campionato è protagonista di un episodio a dir poco curioso nella partita contro l'Atalanta giocata a Bergamo. Dopo aver subito due gol nel primo tempo viene duramente attaccato nell'intervallo dal suo allenatore Jozsef Viola, che si dimette seduta stante e se va. Rientrato in campo, para l'impossibile e permette ai rossoblù di pareggiare per 2-2.
Chiude nel '46 la carriera ad alto livello e si stabilisce in Liguria. Dopo aver allenato in serie D (Derthona, Novese) compra un bar. Negli anni '70 si perdono le sue tracce.
Giuseppe Villani
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