20-05-2012, 16:43 • Campobasso • La finestra aperta
Tra un taglio e l'altro, leggete Raffaele La Capria
di Peek a boo
Vi raccomando di leggerne le opere perché Raffaele La Capria è uno dei più famosi tra gli scrittori meridionali moderni ("Il poeta è un fingitore; finge tanto completamente che giunge a fingere che è dolore il dolore che davvero sente"). Maestro autentico tra una schiera di colleghi, la sua grazia nel porgere (sia pure una battuta) costituisce un autentico retaggio della cultura napoletana.
Al centro della sua poetica, sta "la bella giornata" e l'uso che se ne può fare, quale che sia il mestiere o la professione esercitata. Morto a 77 anni, il Nostro è stato l'ultimo dei mitici "leoni al sole" di Positano la cui esistenza consisteva nell'attesa della stagione estiva. Quando gli domandavano "Cosa facciamo quest'inverno?", rispondeva immancabilmente:"Ce facimmo ‘o cappotto". Nel film omonimo di Vittorio Caprioli, il suo personaggio fu interpretato da un attore benché egli stesso potesse essere in grado di esternare sullo schermo quelle gesta che erano diventate una specie di culto, come tale confluito in una ricca tradizione orale e scritta.
Il suo primo palcoscenico fu la Capri del dopoguerra; ed in quel teatro naturale egli prendeva in giro tutti. Quando incontrò il Principe Fabrizio Ruffo di Calabria, lo pregò (senza giri di parole) di portargli un paio di soppressate dalla sua terra. Faceva colpo sulle donne, magari mangiando bicchieri di cristallo, al punto che - nella notte di S. Silvestro - si ferì addentando una fragile palla di vetro dell'albero di Natale. Trasportato d'urgenza in ospedale, quando giunse al cospetto del medico, disse:"Dotto', so' proprio ‘nu strunzo. Ma ve pare che ‘a notte ‘e Capodanno uno se magna l'albero ‘e Natale?".
Teorico della necessità di non lavorare almeno fino al primo mezzo secolo di vita, pur di non farsi dire male, periodicamente faceva delle incursioni nel mondo del lavoro. E così una volta andò a vendere delle "barche" al Salone nautico di Genova. Qui pare che invitasse i clienti a non toccare con le mani i natanti "perché temono l'umidità". Più tardi, cimentatosi nell'industria conserviera, provò a far dimezzare lo spessore della banda stagnata dei contenitori. La conseguenza fu che, dalle 30mila "buatte" spedite in America, "scurrèva tutta ‘a pummaròla".
Quando morì, La Capria era il compagno dell'attrice Isa Barzizza. Giunse alla fine della sua pista terrena nel giro di tre mesi, stroncato da un male incurabile. Non si smentì manco negli ultimi giorni di vita. Ai parenti raccontò che gli amici avevano voluto regalargli un carro funebre decappottabile mentre, a chi (facendogli gli auguri di Capodanno per telefono) aveva detto che aveva una bella voce, rispose che "era stata registrata per far piacere agli amici". Il fratello, che gli era venuto a fare compagnia a Sanremo, nelle sue ultime ore, si sentì apostrofare:"Dudù, se ti serve qualcosa, dimmi pure".
Quelli come La Capria rappresentavano un contraltare alla "comitiva" con cui oggi si fa di tutto; si va al ristorante, si programmano le vacanze e si delineano itinerari di viaggi. La comitiva costituisce un po' l'annullamento di ogni responsabilità personale, quale che sia, come dimostra pure la giustificazione del Presidente Formigoni per i viaggi pagati. Ma è anche la fine di ogni elaborazione originale della persona. Essa permette di non sentirsi mai soli ed è un modo per non pensare, per poter ridere delle solite battute e per parlare il medesimo gergo, concentrandosi sul piccolo mondo usuale senza provare la vertigine dell'ignoto. La comitiva è l'architrave della tendenza al "clan", è uno stare insieme per affrontare uniti il mondo esterno. E' anche il paradiso dello "spettegulèsss" in cui tutte hanno scopato con tutti ed ognuno conosce le corna attribuite agli altri. E' senza dubbio il più usuale dei conformismi del branco.
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