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11-09-2008, 1:45 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Michele Iorio: Cari amici vicini e lontani

caterina sottile
Una nuova storia, un nuovo dubbio, una nuova grana per Angelo Michele Iorio, Presidente della Regione Molise che la storia di questa regione l'ha plasmata sicuramente, nel bene e nel male.  Il Presidente ha impresso un segno profondo in Molise, come un contadino che semina un terreno fertile: non si può negare la sua capacità di coltivare il territorio con una gestione capillare del consenso ed un autarchismo prudente: chi lo ama la considera strategia del buon senso, chi lo avversa, senso della strategia, che non ha nulla di buono. Una scuola politica antica, ampiamente sperimentata, con cui ha scalato il potere vero e quindi, difficilmente controllabile. Michele Petraroia, l'instancabile sindacalista democratrico di sinistra, ora solleva un nuovo coperchio su un uomo che di coperchi non si cura quasi mai. 

Sulla onoreficenza ricevuta in Argentina nelle scorse settimane, Michele Petraroia dice: "L'importante riconoscimento della  pergamena d'honor della ciudad autonoma de BUENOS AIRES al Presidente della Regione Molise rappresenta motivo di orgoglio per tutti i nostri corregionali argentini, per l'intera comunità italiana di quel vasto paese del Sud America oltre che per la nostra piccola entità regionale. Trasmetto un sentito apprezzamento per tale evento che onora tutti i molisani e proprio per il rilievo di ciò che è accaduto sollecito un tempestivo chiarimento sul ruolo avuto dal Senatore Esteban CASELLI nella cerimonia in oggetto. Come può evincersi da un articolo de LA STAMPA del 14.3.08 e da lanci di agenzie, il Senatore Caselli è stato coinvolto in vicende poco chiare nel periodo della dittatura argentina, e l'ex-Ministro Domingo Cavallo mosse accuse pesanti a tale personaggio su fatti molto gravi. Probabilmente queste informazioni non sono in possesso del Presidente Iorio e del resto della delegazione molisana, altrimenti sono convinto che avrebbero preventivamente approfondito la questione o quanto meno preso le distanze. Ricordo per memoria gli orrori della dittatura militare argentina, la tragica sorte di decine di migliaia di desaparecidos e la morte di tanti italiani in quel periodo ( 1975 / 1985 ). Tra gli altri cito un sacerdote di Jelsi, Padre Giuseppe Tedeschi, assassinato il 2 febbraio 1976. Aveva 44 anni e pagò con vita la sua voglia di aiutare i poveri. Leggendo i trascorsi del Senatore Esteban Caselli, al di là delle sue responsabilità personali di qualsiasi tipo che spetta ad altri giudicare, permane un giudizio di opportunità politica che dovrebbe indurre la Regione Molise a chiarire e prendere le distanze". Fin qui, Petraroia. 

In effetti, nell'articolo citato, Francesco La Licata, firma de La Stampa, disegna una cartina inquietante dei rapporti del potere che "il personaggio" Esteban Caselli, detto "il Vescovo" per via dei suoi rapporti molto particolari con il Vaticano e soprattutto con il Cardinal Sodano: Ambasciatore presso la Santa Sede per tre anni, durante il Governo di Menem, "il cacho", altro evocativo soprannome di Esteban Juan Caselli, è vicino agli ambienti della finanza che passa dai Governi reazionari alla Santa Sede, sfiorando scandali di vendita di armi ed accuse, al momento non provate, di commistioni con la mafia, attraverso un altro personaggio niente male, Alfredo Yabram. Yabram è un nome che ricorre nelle indagini per l'omicidio di Josè Luis Cabezas,  fotografo del settimanale argentino Noticias. L'accusatore più duro fu l'ex Ministro argentino dell'Economia, Domingo Cavallo. L'ex Ministro, Padre dell'Argentina, lo accusa di essere coinvolto nel traffico illegale d'armi tra Argentina, Croazia ed Ecuador, in un traffico d'oro e nella rete di protezione dei colpevoli dell'attentato antiebraico alla Amia (Associazione di mutua assistenza israelo argentina) che provocò il 18 luglio 1994 a Buenos Aires circa ottanta morti e centinaia di feriti. Non un pettegolezzo, dunque, ma un affair complesso, supportato da nomi imponenti. Ma Caselli afferma di avere il documento in cui proprio il Ministro ritrattò. Nell'intervista concessa a La Licata, Esteban "Cacho" reagisce, accusando i giornali  di "comunismo", tanto per mantenere la linea editoriale con Silvio Berlusconi. Il quale Silvio gli ha offerto la candidatura nel PDL per gli italiani all'estero. E' nato nel '42 a  Buenos Aires, eletto il 13 Aprile scorso, è membro della
10ª Commissione permanente (Industria, commercio,turismo) oltre che amministratore del San Matteo, fondazione vaticana presieduta da Renato Martino. Lo hanno tacciato di fascismo, accostandolo a Giuseppe Ciarrapico, per affinità cromatica, ma lui risponde proprio come farebbe Silvio: "Periodisti comunisti"! Si definisce uomo di destra ma non fascista, antiabortista, di sani principi cattolici. In realtà, il Senatore Esteban Caselli fu nominato ambasciatore presso la Santa Sede malgrado l'assoluta contrarietà della Chiesa argentina. Il Gentiluomo Caselli, Cavaliere dell'Ordine di Malta, è  uno che in quegli ambienti può muoversi con grande confidenza. E in Molise rimbalza un dubbio: Michele Iorio, "from Molise", doveva proprio andarci lì? E perchè? Per chi? Il problema che solleva Petraroia è di opportunità etica ed ovviamente, Michele Iorio non sempre può chiedere conto di tutti i nomi e i cognomi dei presenti. Come uomo pubblico, uomo di Governo, il suo diniego sarebbe stato una deflagrazione. Immaginate se dal Molise, nientemeno, avesso detto: "No grazie"? Sarebbe sembrato un "niet" sovietico, e avremmo avuto molto da dire. Certo è che un uomo pubblico ha una sola strada, ormai, per preservare la dignità del suo ruolo: la serietà. 

La terribile crisi argentina ha le sue verità storiche acquisite e quel mondo, quei nomi, ne sono emblema negativo. La Chiesa, proprio la Chiesa, con il suo straordinario patrimonio di menti e di pensiero, ha voci contrastanti: «Questa politica economica è un aborto per i già nati» Lo scriveva più di un anno fa, un altro Esteban,  Miguel Esteban Hesayne, unico vescovo superstite tra i pochi che condannarono pubblicamente la dittatura. Oggi la Chiesa siede come garante nel Foro di dialogo e di concertazione nazionale, e non evita di interrogarsi anche sulle proprie responsabilità nella crisi del Paese. Non 'comunisti', dunque, ma uomini di Chiesa che hanno scelto da che parte andare. 

Se è vero che non sempre è possibile sapere a chi stiamo stringendo la mano, Michele Iorio avrebbe consiglieri autorevolissimi per capirlo in tempo.

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