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20-08-2008, 11:52 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Cosa è successo realmente alla Provincia di Campobasso

E' giunto ora il momento di cercare di tirare qualche conclusione. 


In un primo momento sono stato tentato di non aggiungere nulla a quanto scritto nell'articolo "Guelfi bianchi e guelfi neri", che non a caso ripubblichiamo, anche se risalente ad oltre un mese fa. Poi, però, nell'ottica di fornire ai nostri attenti lettori elementi per un giudizio che possa bypassare la nebbia mediatica che i vari attori della vicenda hanno, volutamente o meno, costruito, ho deciso di scrivere qualche altra annotazione, che qui di seguito propongo. In primo luogo viene confermata in pieno quello che da ques

te colonne abbiamo definito lo scenario somalo. La politica molisana, non avendo più alcun aggancio ideologico, ideale o anche solo organizzativo, è ormai terreno di scontro tra diversi signori della guerra, politici di professione che aggrumano intorno a sé bande di altri professionisti o aspiranti tali della politica, interessati unicamente alla spartizione delle risorse economiche derivanti dalla spesa pubblica e dalla gestione del consenso necessario per superare le diverse consultazioni elettorali di volta in volta previste. Ma se può essere chiaro perché i veri signori della guerra si sono ferocemente disputati, con tanto di morti e feriti, il porto di Mogadiscio, centro di ogni possibile traffico e di ogni possibile ricchezza in quella martoriata terra, non è molto chiaro al nostro lettore perché tanto accanimento sia stato speso per la provincia di Campobasso.

Per un attimo noi stessi ci eravamo perfino illusi che si trattasse di una mera lotta di potere, in cui alla vittoria di uno seguiva la sconfitta totale dell'altro. In uno scenario somalo era, questo, un piccolo passo in avanti. Così, invece, non è stato. Dobbiamo allora capire quale è la reale posta in palio di questa storia estiva. La verità è che la Provincia è un ente rilevante, che dispone di  flussi economici importanti.

Nel passato ha ricevuto, in seguito a riforme succedutesi nel tempo, diverse attribuzioni, alcune delle quali molto significative.

La Provincia, ad esempio, gestisce il Centro provinciale per l'impiego, dove sono stati trasferiti ben trecento unità lavorative, oltre a numerosi contrattisti, co.co.co, lavoratori a tempo determinato eccetera. Per questo snodo passano flussi economici importanti, come quelli per la formazione e per le relative attività corsuali. Tutta spesa pubblica che il politico  può muovere con un certo grado di discrezionalità, sia nei confronti della struttura interna (promozioni, nomine dirigenziali, concorsi, assunzioni di collaboratori) sia in quelle esterne ( gestione dei corsi di formazione con nomine di docenti, coordinatori, supervisori, consulenti eccetera eccetera per centinaia di migliaia di euro).

Ma le attribuzioni importanti dell'ente Provincia non finiscono qui. La provincia oltre alle risorse proprie gestisce anche flussi importanti per progetti speciali, progetti europei, accordi di programma. Sono tutte somme che portano ad appalti significativi, come ad esempio i prossimi investimenti sul lago di Guardialfiera potranno testimoniare.

Un altro esempio? La nuova sede della provincia,quella sulla quale, alla nostra richiesta di informazioni, l'amministrazione oppose, e tuttora ha opposto, un "niet" secco e duro. (Noi le carte, però, le abbiamo e fra qualche settimana passeremo ai raggi x l'appalto da circa 3 milioni di euro). Un altro settore di spesa discrezionale importante, non a caso sinora scrupolosamente custodito dal presidente D'Ascanio, è quello della promozione culturale. Un settore strategico, come gran parte delle amministrazioni locali hanno capito negli ultimi anni, perché ha pochi vincoli di legge e la discrezionalità della spesa è quasi totale.

La provincia di Campobasso in questi anni è stata attivissima e l'esempio ne è l'ultimo piano della comunicazione. Presidiare uno snodo di spesa pubblica di questo genere è strategico, perché permette al politico di gestire i fondi pubblici praticamente a suo piacimento. Infine la Provincia a quanto sinora elencato, e solo a titolo esemplificativo e non certo esaustivo, aggiunge le indennità di carica dei singoli politici, i rimborsi, i numerosi fringe benefits e il potere sui tanti dipendenti in forza all'ente.

Si tratta quindi di un piatto ricco, che sollecita, come abbiamo visto, appetiti forti e robusti. Se ci si ferma ad una analisi di tipo politico tradizionale neanche un assuntore abituale di Lsd, magari in crisi di astinenza, avrebbe mai potuto immaginare esiti simili.

Ma si tratta di un livello che, in una Somalia politica, non funziona più. Se si scende, invece, al livello strutturale, quello dei soldi e dell'economia, tutto diventa più chiaro e più semplice.

E i comportamenti di Remo Grande (nomen omen?), di Anna Picciano, ma anche di Macchiarola, di D'Ascanio e di tutte le contrapposte consorterie, diventano, magicamente e straordinariamente, chiari.

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