03-08-2008, 12:34 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
La Democrazia è un'equazione matematica?
di Caterina Sottile
La crisi amministrativa della Provincia di Campobasso ha aperto una discussione che non ha a che fare solo con la realtà molisana ma con la nuova concezione di "cosa pubblica".
Abbiamo parlato tutti di crisi del Partito democratico ma il Pd molisano, "fenomeno atipico" e forse in controtendenza rispetto al PD nazionale, non è così allo sfascio come sembra.
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D'Ascanio ha imposto le sue regole, tentando di farle coincidere con il sentire comune, il "consenso": amato, vilipeso consenso popolare. "La democrazia presume il rispetto dei numeri".
Questo l'assioma dei firmatari della sfiducia a D'Ascanio e poi del documento con cui si voleva confermare il buon operato di Annamaria Macchiarola. Manes Gravina, Macchiarola e Neri infatti dicono: "Noi rappresentiamo 18.000 voti e siamo espressione di una scelta elettorale libera e democratica che il Presidente non può ignorare.
Non è una questione di assessorati intesi come ambizione di potere ma di legittima rappresentatività sancita dai numeri." Da questa affermazione emerge una domanda difficile: la politica si può ridurre solo a proporzioni numeriche? E se così non fosse, come e chi potrebbe controllare che non degeneri in "dispotismo?"
Quanto deve incidere "il valore aggiunto" di una visione d'insieme che non sia solo la corretta collocazione delle pedine su una scacchiera? Franco Rainone prima e Francesco Di Falco dopo, assessori rimossi dalla Giunta D'Ascanio, rivendicavano un ruolo amministrativo autonomo, a fronte dei voti portati alla coalizione e in contrapposizione con il Presidente che invece si è posto come "censore morale" ed ha fatto prevalere il disegno amministrativo di tutta la maggioranza sul peso elettorale dei singoli componenti.
In pratica, al di là delle vicende apparentemente localistiche, in discussione c'erano due visioni opposte e speculari della Politica: quella dei partiti, dell'organizzazione ferrea che sovrasta le persone e le personalità o la politica degli individualismi che indebiliscono, se non lo annullano del tutto, il partito, almeno come lo si concepiva prima del bipolarismo e del berlusconimo.
Silvio Berlusconi ha stravolto gli organigrammi dei partiti ed ha modellato su se stesso una entità nuova, Forza Italia, sulla base dell'enorme numero di voti che la sua persona può muovere.
Cosa c'è di interessante nella crisi della provincia di Campobasso, alla luce di tutto questo? Al di là delle opinioni, dei molti se e dei troppi ma, Nicola D'Ascanio ha reinventato il "partito di sinistra" ristabilendo i limiti tradizionali di quella parte politica ed ha rinsaldato il ruolo del partito rispetto agli individui.
Non è cosa da poco! Indipendentemente se sia un sollievo o una iattura (non è questo che voglio affrontare ora), le ultime elezioni hanno dimostrato che al PDL nazionale non ci si si poteva contrapporre con una proposta politica che non fosse profondamente alternativa.
Gli elettori non hanno creduto alle "sfumature", alle variazioni sul tema, ma si aspettavano una differenza vera, di sostanza.
Il PDL proprio in tal senso, ha vinto per chiarezza e per autorevolezza.
D'Ascanio, dal Molise, rimasto unico esponente di centro sinistra a capo di una Istituzione, non si è omologato a questa nuova filosofia politica ma, a sorpresa, ha determinato una sorta di restaurazione della cultura del partito. Anche se non fosse premiato dagli elettori in futuro, l'esperimento è importante perchè ha creato una opposizione che si fonda su un distinguo ideologico inequivocabile.
Costantino Manes Gravina a PrimapaginaMolise aveva detto, in pratica, che un assessore che ha avuto moltissimi voti ed ha contribuito a far vincere l'attuale maggioranza non può essere rimosso dal Presidente, proprio in virtù di quella attestazione di fiducia e della scelta democratica degli elettori.
D'Ascanio, indirettamente e attraverso le sue azioni, cerca di dimostrare il contrario: i voti non devono essere assegni in bianco e valgono in relazione al contesto posto in esame agli elettori al momento del voto; non se ne può fare l'uso che si vuole, una volta ottenuti. Si insinua in questo ragionamento l'idea di responsabilità, di "senso dello Stato" e non sappiamo quanto gli attori di questa vicenda, D'Ascanio soprattutto, siano davvero preoccupati di tutto ciò.
Ma, nelle beghe "di provincia" del Molise si sta discutendo di questo e a causa di questo; persino loro malgrado.
Ed è un bene, paradossalmente: la politica delle equazioni e degli scacchi ha mostrato tutta la sua allarmante demagogia e risolvere tutto con l'ennesimo "arrocco lungo" è un indizio di pigrizia quantomai inopportuno, di questi tempi e, in assenza del salvagente dei partiti, espone i nomi e i cognomi al giudizio della gente.
La crisi amministrativa della Provincia di Campobasso ha aperto una discussione che non ha a che fare solo con la realtà molisana ma con la nuova concezione di "cosa pubblica".
Abbiamo parlato tutti di crisi del Partito democratico ma il Pd molisano, "fenomeno atipico" e forse in controtendenza rispetto al PD nazionale, non è così allo sfascio come sembra.
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D'Ascanio ha imposto le sue regole, tentando di farle coincidere con il sentire comune, il "consenso": amato, vilipeso consenso popolare. "La democrazia presume il rispetto dei numeri".
Questo l'assioma dei firmatari della sfiducia a D'Ascanio e poi del documento con cui si voleva confermare il buon operato di Annamaria Macchiarola. Manes Gravina, Macchiarola e Neri infatti dicono: "Noi rappresentiamo 18.000 voti e siamo espressione di una scelta elettorale libera e democratica che il Presidente non può ignorare.
Non è una questione di assessorati intesi come ambizione di potere ma di legittima rappresentatività sancita dai numeri." Da questa affermazione emerge una domanda difficile: la politica si può ridurre solo a proporzioni numeriche? E se così non fosse, come e chi potrebbe controllare che non degeneri in "dispotismo?"
Quanto deve incidere "il valore aggiunto" di una visione d'insieme che non sia solo la corretta collocazione delle pedine su una scacchiera? Franco Rainone prima e Francesco Di Falco dopo, assessori rimossi dalla Giunta D'Ascanio, rivendicavano un ruolo amministrativo autonomo, a fronte dei voti portati alla coalizione e in contrapposizione con il Presidente che invece si è posto come "censore morale" ed ha fatto prevalere il disegno amministrativo di tutta la maggioranza sul peso elettorale dei singoli componenti.
In pratica, al di là delle vicende apparentemente localistiche, in discussione c'erano due visioni opposte e speculari della Politica: quella dei partiti, dell'organizzazione ferrea che sovrasta le persone e le personalità o la politica degli individualismi che indebiliscono, se non lo annullano del tutto, il partito, almeno come lo si concepiva prima del bipolarismo e del berlusconimo.
Silvio Berlusconi ha stravolto gli organigrammi dei partiti ed ha modellato su se stesso una entità nuova, Forza Italia, sulla base dell'enorme numero di voti che la sua persona può muovere.
Cosa c'è di interessante nella crisi della provincia di Campobasso, alla luce di tutto questo? Al di là delle opinioni, dei molti se e dei troppi ma, Nicola D'Ascanio ha reinventato il "partito di sinistra" ristabilendo i limiti tradizionali di quella parte politica ed ha rinsaldato il ruolo del partito rispetto agli individui.
Non è cosa da poco! Indipendentemente se sia un sollievo o una iattura (non è questo che voglio affrontare ora), le ultime elezioni hanno dimostrato che al PDL nazionale non ci si si poteva contrapporre con una proposta politica che non fosse profondamente alternativa.
Gli elettori non hanno creduto alle "sfumature", alle variazioni sul tema, ma si aspettavano una differenza vera, di sostanza.
Il PDL proprio in tal senso, ha vinto per chiarezza e per autorevolezza.
D'Ascanio, dal Molise, rimasto unico esponente di centro sinistra a capo di una Istituzione, non si è omologato a questa nuova filosofia politica ma, a sorpresa, ha determinato una sorta di restaurazione della cultura del partito. Anche se non fosse premiato dagli elettori in futuro, l'esperimento è importante perchè ha creato una opposizione che si fonda su un distinguo ideologico inequivocabile.
Costantino Manes Gravina a PrimapaginaMolise aveva detto, in pratica, che un assessore che ha avuto moltissimi voti ed ha contribuito a far vincere l'attuale maggioranza non può essere rimosso dal Presidente, proprio in virtù di quella attestazione di fiducia e della scelta democratica degli elettori.
D'Ascanio, indirettamente e attraverso le sue azioni, cerca di dimostrare il contrario: i voti non devono essere assegni in bianco e valgono in relazione al contesto posto in esame agli elettori al momento del voto; non se ne può fare l'uso che si vuole, una volta ottenuti. Si insinua in questo ragionamento l'idea di responsabilità, di "senso dello Stato" e non sappiamo quanto gli attori di questa vicenda, D'Ascanio soprattutto, siano davvero preoccupati di tutto ciò.
Ma, nelle beghe "di provincia" del Molise si sta discutendo di questo e a causa di questo; persino loro malgrado.
Ed è un bene, paradossalmente: la politica delle equazioni e degli scacchi ha mostrato tutta la sua allarmante demagogia e risolvere tutto con l'ennesimo "arrocco lungo" è un indizio di pigrizia quantomai inopportuno, di questi tempi e, in assenza del salvagente dei partiti, espone i nomi e i cognomi al giudizio della gente.
Focus
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Il giornalista molisano racconta la sua nuova trasmissione che parte il 13 maggio su Rai Tre. «Abbiamo percorso una strada nuova facendo una inchiesta morale, una cosa che in Italia non si faceva da tempo». E ci sarà anche una storia girata a Campobasso.
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