13-07-2012, 10:15 • Campobasso • Politica
"Chi di spada ferisce di Spada perisce". Questa è la speranza della sinistra molisana
Chissà cosa direbbe il cardinale Berardino Spada se vivesse ai giorni nostri; sicuramente si guarderebbe attorno e chiederebbe ai suoi collaboratori chi sono quei signori in toga che occupano le stanze del suo bel palazzo sito nel cuore della Roma storica e precisamente in Piazza Capo di Ferro, una piccola piazzetta del Rione Regola, nel percorso che da piazza Farnese conduce a Via Arenula.
Un percorso che in questi giorni molti avvocati molisani hanno fatto per consegnare i ricorsi elettorali da cui dipendono le sorti della nostra regione. Ricorsi che potrebbero far finire dopo poco dieci mesi il governo retto dalla destra, anche se la parola fine arriverà, almeno da quello che la stampa locale ha scritto, in ottobre. Allorquando l'assise del consiglio di stato, che opera nella dimora del principe di santa romana chiesa riadattata dal Borromini entrerà nel merito di quanto scritto nelle carte che contestano la non regolarità dello svolgimento delle operazioni elettorali regionali.
Ci piacerebbe proprio scoprirlo: ma è impossibile perché la macchina del tempo è solo frutto dell'invenzione letteraria di Herbert George Wells, antesignano della letteratura di fantascienza a cui molti ricorrerebbero pur di far svanire nel nulla le minacce che potrebbero detronizzarli e di conseguenza riconsegnarli alla vita normale, visto che lo status di consigliere regionale, senza parlare di presidente o assessore inebria e fa sì che si guardi l'elettore dal basso verso l'alto, non senza però le dovute eccezioni.
Uno status che tuttavia, per tornare al filo conduttore di questa nostra chiacchierata, potrebbe essere messo in discussione in tutti i sensi, nonostante i soloni della politica che, in questi giorni sono tornati a pontificare, giurano che non accadrà nulla e che la legislatura potrà trascorrere un'estate tranquilla, caldo a parte. Una situazione che, nella sua anomalia, visto i continui colpi di scena e le rivendicazioni di primo genitura, mai come questa volta ha creato all'interno degli schieramenti politici nervosismo e tensioni tanto da svelare apertamente quali sono le aspirazioni e i sogni nascosti nei cassetti che, in tempi e situazioni differenti nessuno esternerebbe perché il diktat è: fedeltà indiscussa ai capi delle coalizioni a costo di rimetterci di tasca propria che, nella fattispecie non sono propriamente vuote nonostante lo spending review vuole rigore, rigore, rigore senza alternativa. Un qualcosa che, invita a una riflessione seria e approfondita ecco perché in molti in queste ora guardano al palazzo romano con la speranza che il cardinale dalle nebbie del tempo illumini in tutti i sensi chi è chiamato a decidere sui destini politici della ventesima regione d'Italia, nonostante si sa che il destino è beffardo e di conseguenza...a voi il finale.
Massimo Dalla Torre
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