Form
27-06-2012, 23:43 • Campobasso • Politica

Italia e Molise: quello strano "stalinismo" dei veterani della politica

Italia: qualcuno ha ipotizzato che possa trattarsi di una "fiction" programmata. Da una parte c'è il Sindaco di Firenze che vorrebbe praticare la rottamazione della vecchia guardia del Partito democratico ("‎Caro D'Alema, caro Veltroni, cara Rosy, caro Marini, avete fatto davvero molto per il Paese, molto anche per la vostra parte. Ma adesso basta! Si può servire l'Italia anche senza restare appiccicati ad una poltrona"). Dall'altra c'è il Segretario Bersani che, pur di non turbare l'unità del Partito, potrebbe accettare di disfarsi del "ciarpame" reietto alla Musa di Renzi, sia pure facendolo con una finta aria tra l'afflitto e lo sconsolato. Però, una volta terminata l'opera, nomina il presunto avversario "suo" oppositore ufficiale, ed i due ... governano insieme, di qui e sino alla fine del mondo. Molise: Michele Iorio e Gianfranco Vitagliano hanno convissuto, more politico, per un decennio, Il loro rapporto non è stato sempre felice, al punto che la fiducia instauratasi fra i due ha rischiato reiteratamente di incrinarsi. Però, dopo le rituali discussioni, la "coppia" ha sempre ripreso ad incedere fianco a fianco. Ma ora parrebbe essere sopraggiunta la triste contingenza del divorzio e la loro vicenda è finita sulla bocca di tutti, seppure vi sia da constatare (come ipotizzano gli osservatori più avveduti) che non si tratti di una storia di "corna" quanto piuttosto di un gioco di personaggi in commedia in cui viene finto un divorzio, ma solo per preparare il ritorno di fiamma finale, come nei films di Frank Capra.

Se tutto questo fosse vero, si tratterebbe di una di quelle astute strategie utilizzate dai venditori di tappeti o da quegli "agitprop" di cui è possibile apprendere nei classici della teoria politica (come nel "Principe" di Machiavelli oppure nel "Padrino" di Mario Puzo). Ma occorrerebbe anche prendere atto che questa sia veramente l'Italia descritta dai Marco Travaglio e dai Beppe Grillo e, quindi, la realtà autentica di un mondo politico locale collocatosi un gradino al di sotto dell'avanspettacolo e due sotto quello descritto da Totò e da Peppino. Purtroppo, continuando a selezionare al contrario, nominandola, la classe dirigente, continueremmo ad avere l'immagine di una Nazione e di una Regione in cui (fatte le dèbite eccezioni) più si è fessi e più si riesce a fare strada. Questo perché, da noi, la parola d'ordine è stata sempre quella di non dare ombra ad alcuno e di non apparire più svegli del Capo e dei Capetti perché soltanto così sarebbe doveroso muoversi. Naturalmente, con l'intelligenza media dei politici, in caduta libera da decenni (come, e più, della loro popolarità e della loro integrità), ritenere che macchiavelli simili possano funzionare sarebbe come l'aver fede nel topino dei denti o nel coniglio pasquale.

Probabilmente quelli più avanti negli anni ricorderanno le immagini delle defatiganti sfilate militari che, periodicamente, si tenevano sulla Piazza Rossa, praticate sia ai tempi di Breznev che prima. All'epoca, la "nomenklatura" sovietica risultava composta di brontosauri (politici ed in uniforme) con i petti onusti di decorazioni e di patacche, posti in fila a seconda del grado gerarchico. Addirittura, dal modo in cui rimanevano abilitati a situarsi sul palco, i cremlinologi si sbizzarrivano a ricostruire promozioni e rimozioni. In quelle facce, prive di una espressione, quale che fosse, trasparivano acciacchi, età e malanni, tanto che, in quel modo, venivano notificate persino le difficoltà di limitato movimento che infastidivano ed affliggevano gli appartenenti a quella classe dirigente. Ebbene, la medesima sensazione proverebbe oggi pure un normale cittadino che guardasse filmati o fotografie oppure leggesse servizi sull'attuale mondo politico nostrano. Disagio, stanchezza e rabbia si mescolerebbero di fronte ad un mondo politico giudicato vecchio, immutabile, autoreferenziale che, anno dietro anno, finisce con il perpetuare se stesso.

Oggi molti elettori vorrebbero facce nuove, nomi di gente ignota e personaggi giovani. Amerebbero fare sparire i soliti cognomi dagli apparati politici e parlamentari. Desidererebbero la soppressione di tanti detestati "professionisti" della politica per sostituirli con soggetti presi dalla vita civile ordinaria. Però potrebbe pure essere che, in questo diffuso desiderio della pubblica opinione, ci sia parecchio di sbagliato. Parliamoci chiaro, un imbecille resterebbe tale pure se avesse vent'anni; per ciò stesso sarebbe più giusto anteporgli un intelligente, anche se fosse un ottuagenario. Allo stesso modo un politico provetto, in lizza da quattro o cinque lustri, garantisce molto più di un dilettante allo sbaraglio, buttato in politica nella totale ignoranza dei meccanismi, anche tecnici, della vita pubblica. Se ne rende conto pure Bruno Zinghini, "venerando" compagno-dirigente d'altri tempi, che su "Face book" ha scritto:"Sono d'accordo con Matteo Renzi, ma i nostri Di Bartolomeo, Iorio e familiari, Chieffo, Astore e via dicendo dove li mandiamo? Qualcuno di questi forse ha partecipato pure alla I guerra mondiale". Poi, magari ricordandosi del "suo" Ruta, è costretto a raddrizzare il tiro:"E' vero che vogliono stare sempre in mezzo. ma è pur vero che questi giovani sembrano piuttosto polli di batteria con le loro liturgie e le loro genuflessioni". Insomma, senza essere prevenuti, dice il buon Bruno, "occhio alle scelte!".

E' un fatto che, oggi, la richiesta più diffusa sia riferibile ad un desiderio di "aria nuova". A suo tempo, quando scese in campo, ebbe a sperimentarla (peraltro giovandosene) lo stesso Silvio Berlusconi. Furono veramente tanti gli elettori che lo premiarono; ma naturalmente pure fra chi scelse Lega nord oppure Alleanza nazionale si contarono milioni di Italiani che vedevano in questi partiti dei movimenti all'epoca non riconducibili al deteriore mondo politico consolidato. Insomma quella forte richiesta di rinnovamento venne percepita chiaramente da una parte del corpo elettorale. Ed ancora oggi questo desiderio è così ampiamente captabile che i "Grillini" sono arrivati al punto di essere accreditati di un seguito pari ad 1/5 degli elettori. Insomma, l'attuale disgusto sarebbe tale che perfino personaggi come il comico genovese finiscono con il riscuotere una popolarità immensa. Ecco perché ci si chiede come mai, sia nei due maggiori partiti sia in altre formazioni, non ci si renda conto di sentimenti divenuti tanto radicati nella pubblica opinione. Non si tratta né di giudicarli né di opporsi, quanto piuttosto di comprenderli e di interpretarli, dando una risposta a questa esigenza di novità. Viceversa, la sensazione è quella per cui i Partiti tradizionali tendano ad eternare un presente che ormai ha diversi decenni alle spalle, con l'elefantiaca immobilità dei veterani dello stalinismo alle parate militari.

Tornando al caso-Molise, ora il problema di Iorio è la decisione del Consiglio di Stato. Perché, se i Molisani dovessero recarsi di nuovo alle urne entro la fine dell'anno, i Vitagliano (e non solo) si sentirebbero liberi di secedere, applicandosi all'obiettivo di prevalere nella guerra di successione. Per quanto mi riguarda, desidero fare una sola valutazione. Il Presidente Iorio mi fa ritornare alla mente la sorte dei "guappi" di un tempo (e non perché egli possa considerarsi tale). Negli Anni '50 queste figure godevano del massimo rispetto. Ne traccia un ritratto magistrale Giuseppe Marotta ("L'oro di Napoli"): se fossero saliti su di un tram, avrebbero persino fruito del privilegio di non pagare il biglietto; anzi, l'addetto l'avrebbe accolto con l'espressione "Sempre servo vostro, don Miche'!". Quando però sarebbe cominciata la decadenza, gli avrebbero fatto pagare pure quel piccolo tributo per il mezzo di trasporto usato. Un po' come chi ha cominciato oggi ad operare i suoi "distinguo" perché vuole far scordare di essergli stato sempre vicino, non volendone più condividere gli òneri, soprattutto quando gli onori parrebbero destinati a scomparire.

Claudio de Luca

Condividi questa notizia:

condividi su oknotiziecondividi su del.icio.uscondividi su facebookcondividi su diggcondividi su linkedincondividi su technoraticondividi su googlecondividi su yahoocondividi su livecondividi su stumbleuponcondividi su furl

Commenta questa notizia:

 

Focus
Palazzo Moffa

Gruppi consiliari, la tavola imbandita di Forza Italia: 40 mila euro al ristorante Squalo Blu

A Palazzo, tra gli scontrini di pochi spiccioli, ci sono spese ben più consistenti sostenute dai consiglieri regionali. Spulciando tra i rendiconti di Palazzo Moffa colpisce il bilancio 2011 dell'allora gruppo di Forza Italia che in pochi mesi ha speso più di 37mila euro in un rinomato ristorante di Termoli.

 

 

Segui PPM anche su facebook!

 

Approfondimenti
Di Rocco si allontana dopo il parcheggio

Personaggi/4 Di Rocco, di professione Boh!


di nicola dell'omo

Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.

Antonio Di Rocco, di professione Boh !

Leggi anche:

 Personaggi/3 Votereste per quest'uomo ?

 Personaggi/2. Vitagliano, la "particella di Dio"

 Personaggi/1. Totaro, un ircocervo della politica molisana

 

Comunicati dai Gruppi
Form statistiche
Servizi