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27-06-2012, 18:21 • Campobasso • Politica

Aria di rinnovamento, anche Vinchiaturo cede

E' proprio vero: l'aria di rinnovamento è arrivata anche in Molise, terra conservatrice, almeno in politica, per antonomasia.

Dopo Isernia, Venafro e San Massimo, anche Vinchiaturo ha reso le insegne e senza l'onore delle armi. Una resa agevolata dalle dimissioni di cinque consiglieri, tre di minoranza e due di maggioranza, che ad un anno dalle elezioni hanno deciso di rendere la parola ai cittadini e di conseguenza far commissariare il comune limitrofo al capoluogo di regione.

Sulle motivazioni di quanto accaduto nel paese natio di Emilio Spensieri, uomo di limpide virtù, poeta, scrittore ma principalmente estremo difensore delle tradizioni locali, ancora non è dato sapere, anche perché il tutto è avvenuto come un fulmine a ciel sereno all'insaputa del primo cittadino che non immaginava che il 27 giugno sarebbe stato l'ultimo giorno di regno, anche se l'aria nella casa comunale era alquanto tesa.

Dopo una non breve parentesi Antonello Tucci, era tornato proprio un anno fa alla ribalta con la sua presenza, con la sua verve e affabilità che lo contraddistingue da sempre e che gli ha permesso per lungo tempo di essere a capo dell'amministrazione comunale di Vinchiaturo, candidandosi questa volta con il Fli, compagine nuova per la ventesima regione dello stivale che, a dir la verità, è stata accolta con molta freddezza nonostante le adesioni di spicco di qualche notabile erede della vecchia balena bianca e susseguentemente del partito degli azzurri. Che, ironia della sorte, a pochi chilometri di distanza precisamente in località Piana dei Mulini il 3 luglio riunirà le proprie forze per fare la conta e cercare di ripartire dalla base e non dal vertice senza passerella di politici. Una sorte che nella fattispecie accomuna luoghi e destini che in pochissimo spazio, geograficamente parlando, hanno subito una vera e propria rivoluzione politico/amministrativa, sintomo inequivocabile di una patologia che ha colpito la classe politica molisana, costretta ad arrendersi all'evidenza tant'è che è giunto il momento di lasciare le redini a chi, forse, potrebbe risollevare le sorti del Molise un tempo banca di voti per la Democrazia Cristiana.

Una realtà che ha visto, per uno strano gioco del destino concretizzarsi una figura geometrica indefinita che parte dall'estremo confine con Lazio e Campania con Venafro ed Isernia da un lato, San Massimo e Vinchiaturo dall'altro, senza tenere conto che anche Bojano, un tempo capitale della lega sannita è a rischio di caduta, e questa volta non a causa dell'assedio delle aquile romane, ma per alcune distonie del sistema; almeno questo è quello che si vocifera.

Realtà che denotano un malessere galoppante; e non vorremmo che come le pedine del domino che cadono una volta avuto l'abbrivio coinvolgesse anche altri centri, non ultimo il capoluogo di regione in cui i mal di pancia non mancano anzi, aumentano giornalmente. Malessere che, in questo fine giugno, vede la capitolazione di un potere che ha permesso il proliferare di feudi che ora sono costretti a cedere il passo al rinnovamento che in politica è antagonista al conservatorismo, padre dei privilegi che per anni hanno favorito chi oggi deve a chinare la testa e abbandonare il "palazzo" consapevole che quello che un tempo fu è soltanto un ricordo lontano che solo un miracolo potrebbe far rinvigorire; ma si sa i miracoli li fanno solo i santi e non gli uomini e tanto meno i politici.

Massimo Dalla Torre

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