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10-06-2012, 21:44 • Campobasso • Politica

Carriere parallele (dell'onorevole e dell' "onorevolino")

Fra i detti celebri di Francesco Cossiga uno ve n'è che rimane particolarmente impresso:"Alla mia veneranda età accade di doversi ritrovare spesso alle prese con i medici. Ma la malattia finisce per essere una cosa bellissima, soprattutto quando ti aiuta ad allontanarti dalla tentazione della politica". Come al solito il Presidente aveva capito tutto, direbbe un idealista; ma il solito politicante gli replicherebbe subito, confermando che - forse! - non aveva capito un tubo. Per quale motivo? Tenterò di spiegarlo, avendo il Molise sott'occhio e guardando a Roma con il cannocchiale.

Sicuramente molti si saranno domandati perché tanti fanno i salti mortali per farsi eleggere in Consiglio regionale. Naturalmente non per acquisire un maggiore prestigio sociale. Questa "corsa" viene intrapresa solo perché, una volta giunti al traguardo, si rinviene una montagna di danaro frusciante. Naturalmente il cadreghino da consigliere semplice costituisce solo una prima base d'appoggio che, però, offrirà subito sicurezza economica (se tutto va bene) almeno per 5 anni. Poi, se ci sai fare, ci sarà ben altro: una Presidenza del Consiglio, due vice-Presidenze e due Segreterie e quattro Presidenze di Commissioni. Ed ancora (questo non guasta mai!), oltre a tanto danaro per sé, sarà possibile farne somministrare pure ai clientes più servili. Difatti, in forza della legge, è possibile "assumere" direttamente nella struttura di pertinenza. Naturalmente l'indennità più alta viene erogata ai Presidenti della Giunta ed a quello del Consiglio (144mila euro lordi l'anno, oltre ai benefits, ai rimborsi e ad altro danaro de poche). Nella scala dei sacri "valori" seguono gli Assessori (132mila euro lordi) e, quindi, i consiglieri (123 mila euro). Poi, da qualche rìvolo (che perà non è l'interminabile strada omonima di fondovalle), arrivano altri soldi; nel senso che i consiglieri ascesi al soglio di una Presidenza di Commissione ed i componenti dell'Ufficio di Presidenza vedono incrementare la propria indennità di altri.1.300 euro. Praticamente viene loro conferito, come un grazioso di più, ciò che è il "sogno" economico di un giovane, "sfigato" e precario, che comunque abbia avuto almeno la fortuna di ottenere un posto di lavoro rispetto ad altri.

Mentre questo accade a Campobasso, a Roma, tra i Palazzi Montecitorio e Madama, avviene di meglio. Vi siete mai domandati quale sia il costo (che naturalmente grava sui contribuenti) dell'assistenza sanitaria integrativa somministrata a "Lor signori"? In proposito hanno riferito i Radicali nell'intento di dare trasparenza al sistema. Parlano di cifre riferibili a cure non erogate dal Sistema sanitario nazionale bensì da un'Assistenza privata finanziata da Montecitorio. Poi dicono che la Camera assicura un rimborso non solo ai 630 onorevoli quand'anche ai 1.109 familiari, compresi quelli conviventi more uxorio. Nel 2010 "Lor signori" (e parenti) hanno speso complessivamente 10.117.000 euro, di cui 3.092.000 per spese odontoiatriche. Poi 3.000.000 sono stati dedicati ai ricoveri o agli interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private); 976mila euro sono stati destinati a pratiche fisioterapiche; 698mila alle visite specialistiche; 488mila agli occhiali; 257mila per tentare di risolvere i problemi psicologici e psichiatrici. Non mancano le vene varicose (28.138 euro), le visite omeopatiche (3.636 euro). I deputati si sono fatti curare pure nelle comuni strutture dell'SSN, avendo poi cura di chiedere il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento (153mila euro di tickets). Ma manco è finita qui perché l'assistenza sanitaria privata vanta pure i suoi "numerini" segreti. Quando i Radicali hanno chiesto l'entità degli importi per balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo, ginnastica passiva, chirurgia plastica, i Questori si sono rifiutati di conferirli, trincerandosi dietro una motivazione tecnica. Invece, per la deputata Rita Bernardini, la Camera non dovrebbe provvedere all'assicurazione integrativa che ciascuno degli eletti potrebbe benissimo contrarre in proprio, fruendo già dell'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Il concetto è che, se gli onorevoli vogliano qualcosa di più, debbono pagarselo. Perciò non si comprende perché debba essere la Camera a "versare" per questa mutua integrativa, peraltro gestita direttamente dai Questori (10 milioni di euro all'anno). E, mentre ai comuni elettori si taglia sull'assistenza sanitaria e sociale, alla Casta si rimborsano persino i massaggi e le chirurgie plastiche private.

Che squallore! Nei primi anni della Repubblica, i nostri delegati erano più rispettosi di certi valori; andavano vestiti modestamente (seppure gli elegantoni non mancassero). Palmiro Togliatti girava con un doppiopetto sformato; Alcide De Gasperi era distintamente austero e solo Emilio Colombo sembrava appena uscito dal sarto o appena alzato dalla poltrona del barbiere (come Travaglio quando si reca in Tv). La gran parte indossava giacche che tiravano da ogni parte, ma che recavano sempre sulla camicia candida l'immancabile cravatta. Insomma tutti mostravano una mediocrità dignitosa, rispettosa della funzione e del luogo. Le "deputate" ricordavano le nostre madri, e dovevano emergere in una politica fatta "di" uomini e "per" gli uomini; perciò avevano da lavorare puntigliosamente al punto da trascurare persino la cura del corpo e l'eleganza. Insomma, sapevano di essere lì per rendersi utili al Paese ed agli elettori, non certamente per sottoporsi alle inquadrature delle telecamere. Anche le case dei politici non differivano da quelle degli italiani di reddito medio; e si trattava di appartamenti comprati con soldi onesti e non in regime di saldi praticati dagli enti previdenziali. Le stesse vacanze erano sobrie: De Gasperi andava in Trentino; Fanfani a Pieve Santo Stefano; Donat-Cattin a Finale Ligure; De Martino a Capo Miseno e Pietro Nenni a Formia. Insomma, se ne restavano tutti a casa propria (o nei dintorni), rigorosamente privi di scorta, e con moglie e figli al seguito, senza fare i sub come Gianfranco Fini.

Oggi, l'immagine che danno i nostri parlamentari è ben altra, al punto che - per contrasto - ci ritorna in mente la figura di Pietro Chiesa, un deputato di fine ‘800, che - pur dopo di essere finito a Montecitorio - aveva continuato nel suo lavoro di "martellinatore", consistente nello starsene seduto su di un'assicella, appesa ad un cavo, lungo le fiancate delle navi. Da quel sito, tanto instabile, il Nostro batteva le lamiere col martello per scrostarne la vernice vecchia. Quell'onorevole era così povero che (quando andava in Parlamento e doveva passare la notte a Roma), per risparmiare la spesa dell'albergo, prendeva il treno della Calabria alle 21 ed andava sino a Battipaglia dove sarebbe arrivato solo alle 3 del mattino. Qui si svegliava, scendeva e risaliva sul convoglio proveniente da Reggio per arrivare a Roma verso le 9, sempre continuando a dormire sul treno. I deputati potevano viaggiare gratuitamente in I classe su tutta la rete; ed il Chiesa, non volendo approfittare di altri benefits, utilizzava almeno questo. Oggi, sono in molti coloro che accedono alle cariche dopo che - per una vita - hanno dimostrato di non essere stati capaci di fare altro. Perciò l'indennità di carica ha sostituito un ideale che non c'è più e quelle che (all'epoca della balena bianca) erano considerate deviazioni della politica, oggi sono diventate "la" politica tout court. I problemi vengono affrontati solo sui giornali; e su quegli stessi fogli si comincia a dir male di questo o di quell'altro, ma solo per distrarre l'opinione pubblica da faccende sicuramente più serie, tenute nascoste sotto il tappeto, come lo sporco di cui ci vergogniamo.

Claudio de Luca

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