27-05-2012, 20:02 • Campobasso • Politica
Grillo, Pizzarotti e ... il Parmacotto
Esaurita l'attualità (più calda) della prima fase postelettorale, non riuscirà inopportuno elaborare un'analisi
dei risultati per come sono maturati dopo le prime reazioni conseguitene. Ne sortiscono le
nuove situazioni dei vari Partiti, ma soprattutto l'assetto nuovo
che parrebbe volersi dare il Movimento di Grillo
Il ballottaggio ha fatto constatare, a tutto tondo, a quale punto sia giunta la pratica del suicidio politico perseguita - loro malgrado - dai maggiorenti del Pdl. Il Partito è riuscito senza dubbio perdente persino in quelle località in cui, per tradizione, aveva sempre primeggiato; e la Lega nord ha dovuto abbassare la cresta. Idi contro, i Centrosinistra ha rivendicato a gran voce la propria vittoria, seppure il Pd ne sia uscito malconcio perché a Genova ha vinto un Sindaco dai vaghi contorni vendoliani ed a Palermo è prevalso Leoluca Orlando che, però, si presentava sotto il simbolo del "Gabbiano".
Naturalmente, il fatto più rilevante si è verificato a Parma, dove la personalità di Grillo ha posto in ombra quella di Pizzarotti. Il Movimento delle "5 stelle" si è presentato a queste elezioni senza potere contare su grosse presenze sul territorio e dovendosi appoggiare su candidati di fortuna poi votati non tanto per la loro esperienza amministrativa quanto soprattutto per infliggere uno schiaffo all'establishment partitico locale. Insomma a quei giovani è andato il voto di protesta di chi, non sopportando più i vizi del sistema tradizionale di potere, ha voluto votare per il movimento del comico oppure ha preferito disertare le urne. Ovviamente, la vera onda d'urto pentastellare dovrebbe farsi sentire solo in occasione delle "politiche" della prossima primavera; mentre, per oggi, questa forza rimane comunque attenuata da fattori locali che a Parma non hanno tenuto.
La Città era stata guidata ininterrottamente dalla Sinistra dal 1945 fino al 1998, quando il Centrodestra le diede il cambio al Comune, tenendone poi le rédini sino alla vigilia di queste elezioni. Parma, quindi, prima si è scrollata di dosso la nomenklatura rossa e poi si è liberata anche di quella azzurra, rivolgendosi ad amministratori di cònio nuovo. E, poiché non era facile trovarne nelle file del Pd, del Pdl e della Lega, l'elettore ha preferito affidarsi all'"M5s", deciso com'era a resistere ai vecchi suonatori di pifferi. In questa occasione, i cosiddetti "Grillini" hanno dimostrato di sapere attrarre persino il voto di chi - nel Centrodestra - non ne poteva più dei tanti "berluscònidi". Però, oltre che a Parma, sul cammino elettorale degli "azzurri" si sono riversate macerie un po' dovunque. Quando si perdono, persino non andando al ballottaggio, Comuni che non sono mai stati governati dalla Sinistra (Asti, Brindisi, Como, Lucca, Monza, Palermo. Rieti ...), non si può che parlare di fallimento. Alle motivazioni nazionali di questo sfacelo (appoggio ad un governo divenuto sempre più impopolare; delusione per la precedente conduzione del Governo; disfacimento del partito ...), può aggiungersi una serie impietosa di concause locali che spaziano da scelte errate di candidati-sindaci alle alleanze di poco respiro (peraltro predisposte non solo al primo turno), passando attraverso una campagna elettorale condotta all'insegna di un solo sentimento: quello di attenuare il più possibile gli èsiti di una sconfitta annunciata.
Dal canto suo la Lega nord si è confezionata il "cappotto" da sola: aveva sette candidati al ballottaggio, tra Lombardia e Veneto (che pure sono sempre state tradizionali serbatoi di preferenze) ma non è stata capace di eleggerne alcuno, finendo con il pagare un prezzo altissimo a causa delle note vicende che l'hanno coinvolta sia da un punto di vista mediatico che giudiziario. Perciò, alle prossime elezioni, il quadro politico sarà completamente cambiato: il Pdl non sarà più lo stesso, la Lega neppure, il "Terzo polo" resterà soltanto un'aggregazione di piccole sigle, senza potere essere in grado di dare alcun segnale nuovo al Paese come semvbrava che potesse essere. Di contro, il Centrosinistra può essere soddisfatto per essere andato bene in un buon numero di Comuni capiluogo e poi in alcuni tra i centri maggiori. Laddove ha perso di fronte ai "Grillini" (Comacchio, Parma, per tacere della sconfitta sfiorata a Budrio), è stato solo per l'incapacità di andare incontro ai desiderata degli elettori. L'ammonimento del Pd, in questi ballottaggi con i candidati pentastellari, è stato semplice ma controproducente:"Attenzione, avrete a che fare con gente poco esperta". Ed è stato proprio per questo che gli elettori hanno preferito votare questi ultimi, se non altro per avere a che fare - finalmente! - con politici non di professione. Non va scordato che, nel 1994, il Cavaliere ebbe a prevalere per un motivo identico.
In definitiva il "grillismo" va affermandosi perché c'è un clima di stanchezza generale. Questo stato d'animo investe gli elettori del Pdl così come quelli della Lega nord e persino quelli del Centrosinistra, seppure questi ultimi soffrano del clima in misura minore. Però, se i primi sono usciti sonoramente bastonati dalla tenzone di maggio, i Democratici di Pier Luigi Bersani hanno vinto, almeno sino ad un certo punto. Beppe Grillo è prevalso buttandosi persino a destra, ma con una riserva non da poco: ha confermato che la gente non intende più sentir parlare dei partiti; tanto è vero che, ai ballottaggi, è andato a votare il 51,4% degli elettori contro il 65,4% del primo turno. Ecco perché il "botto" del comico è stato forte. In pratica Pizzarotti è diventato Sindaco con oltre il 60% delle preferenze (mentre il suo avversario si è fermato al 39,8%), spuntandola alla grande grazie alle preferenze accordategli da tanti elettori di Centrodestra. Per il resto, Bersani ha solo potuto porre il suo "cappello" sulle elezioni, seppure a Palermo abbia attinto i vertici del successo Leoluca Orlando (con oltre il 70%) sul candidato democratico Ferrandelli (fermatosi al 27,5%).
Perciò a tanti è apparso ridicolo quel proclama relativo ad "una vittoria senza se e senza ma" ove si tenga conto pure dell'esito delle "amministrative" di Genova dove Marco Doria è stato eletto con il 59,7% dei voti, mentre Enrico Musso, sostenuto da una lista civica, si è fermato al 40,3%. Perché? Ma perché Doria si atteggia più a vendoliano che a bersaniano. Infine, dal suo punto di vista, Di Pietro gongola. "La situazione che si è creata costitruisce la vittoria della foto di Vasto, vale a dire dell'alleanza fra Pd, Idv e Sel. Gli Italiani hanno fatto una scelta di campo; perciò, laddove il Centrosinistra si è presentato unito, ha vinto, dove si è diviso - come a Palermo - è stato punito".
Ma neppure il Movimento "5 Stelle" può essere contento, perché, appena dopo la performance parmense, si sono accumulati i nuvoloni sul rapporto tra Beppe Grillo e i suoi. Quei giovani virgulti, subito dopo di essere diventati famosi, grazie all'abbraccio del comico genovese, ora vogliono emanciparsi dal loro pigmalione, compreso Pizzarotti che si è già smarcato precisando che la vittoria è stata solo sua. Il "Capo", dopo di essersi complimentato, gli ha risposto che a Parma hanno semplicemente vinto i Parmigiani. Ma, oltre a questa diatrìba, ne è insorta un'altra in quel di Sarego dove il neosindaco Castiglion ha annunciato che non taglierà i gettoni di presenza, al contrario di quanto avrebbe vivamente desiderato il comico. Insomma, tra Grillo ed i "Grillini" non tutto va bene, nonostante gli ultimi sondaggi della Ipsos vedano il movimento ai livelli di un secondo partito nazionale, subito dopo il Pd e addirittura prima del Pdl.
Già tra il primo turno ed il ballottaggio erano state segnalate le prime tensioni. I "Grillini" (compresi quelli molisani) non vogliono essere chiamati così; quella definizione (che poi è solo una maniera, corta e giornalistica, per definirli) la sentono stretta perché nasconderebbe all'opinione pubblica il lavoro che fanno sul territorio e l'impegno profuso da tutti i gruppi costituitisi sia a Parma che in tanta altra parte d'Italia. Per esempio, Pizzarotti ha messo subito in chiaro che Grillo ha aperto una strada, ma che la Città aveva eletto lui. Perciò il comico, nel suo post , ha replicato per le rime:"Non ha vinto Pizzarotti, ma tutti i cittadini!". E questo concetto occorre capirlo. Vuole semplicemente esprimere il concetto per cui il Movmento "5 stelle" è soltanto uno strumento che serve al corpo elettorale per amministrare sé stesso. In pratica, si tratta di cittadini che eleggono altri cittadini. Il messaggio è stato subito colto dai suoi sostenitori della rete che hanno incominciato ad attaccare Pizzarotti:"Dovrebbe rettificare le sue dichiarazioni, dimostrando umiltà ed ammettendo di avere sbagliato"; ed ancora:"Ogni sindaco a 5 Stelle è solo un portavoce. Quindi Pizzarotti sbaglia a dire che ha vinto lui perché contraddice alla radice l'idea del ‘M5s'". Insomma, porre una distinzione di ruoli tra il fare politica sul territorio e promuovere l'idea è legittimo; ma occorre non perdere di vista la realtà.
Claudio de Luca
Il ballottaggio ha fatto constatare, a tutto tondo, a quale punto sia giunta la pratica del suicidio politico perseguita - loro malgrado - dai maggiorenti del Pdl. Il Partito è riuscito senza dubbio perdente persino in quelle località in cui, per tradizione, aveva sempre primeggiato; e la Lega nord ha dovuto abbassare la cresta. Idi contro, i Centrosinistra ha rivendicato a gran voce la propria vittoria, seppure il Pd ne sia uscito malconcio perché a Genova ha vinto un Sindaco dai vaghi contorni vendoliani ed a Palermo è prevalso Leoluca Orlando che, però, si presentava sotto il simbolo del "Gabbiano".
Naturalmente, il fatto più rilevante si è verificato a Parma, dove la personalità di Grillo ha posto in ombra quella di Pizzarotti. Il Movimento delle "5 stelle" si è presentato a queste elezioni senza potere contare su grosse presenze sul territorio e dovendosi appoggiare su candidati di fortuna poi votati non tanto per la loro esperienza amministrativa quanto soprattutto per infliggere uno schiaffo all'establishment partitico locale. Insomma a quei giovani è andato il voto di protesta di chi, non sopportando più i vizi del sistema tradizionale di potere, ha voluto votare per il movimento del comico oppure ha preferito disertare le urne. Ovviamente, la vera onda d'urto pentastellare dovrebbe farsi sentire solo in occasione delle "politiche" della prossima primavera; mentre, per oggi, questa forza rimane comunque attenuata da fattori locali che a Parma non hanno tenuto.
La Città era stata guidata ininterrottamente dalla Sinistra dal 1945 fino al 1998, quando il Centrodestra le diede il cambio al Comune, tenendone poi le rédini sino alla vigilia di queste elezioni. Parma, quindi, prima si è scrollata di dosso la nomenklatura rossa e poi si è liberata anche di quella azzurra, rivolgendosi ad amministratori di cònio nuovo. E, poiché non era facile trovarne nelle file del Pd, del Pdl e della Lega, l'elettore ha preferito affidarsi all'"M5s", deciso com'era a resistere ai vecchi suonatori di pifferi. In questa occasione, i cosiddetti "Grillini" hanno dimostrato di sapere attrarre persino il voto di chi - nel Centrodestra - non ne poteva più dei tanti "berluscònidi". Però, oltre che a Parma, sul cammino elettorale degli "azzurri" si sono riversate macerie un po' dovunque. Quando si perdono, persino non andando al ballottaggio, Comuni che non sono mai stati governati dalla Sinistra (Asti, Brindisi, Como, Lucca, Monza, Palermo. Rieti ...), non si può che parlare di fallimento. Alle motivazioni nazionali di questo sfacelo (appoggio ad un governo divenuto sempre più impopolare; delusione per la precedente conduzione del Governo; disfacimento del partito ...), può aggiungersi una serie impietosa di concause locali che spaziano da scelte errate di candidati-sindaci alle alleanze di poco respiro (peraltro predisposte non solo al primo turno), passando attraverso una campagna elettorale condotta all'insegna di un solo sentimento: quello di attenuare il più possibile gli èsiti di una sconfitta annunciata.
Dal canto suo la Lega nord si è confezionata il "cappotto" da sola: aveva sette candidati al ballottaggio, tra Lombardia e Veneto (che pure sono sempre state tradizionali serbatoi di preferenze) ma non è stata capace di eleggerne alcuno, finendo con il pagare un prezzo altissimo a causa delle note vicende che l'hanno coinvolta sia da un punto di vista mediatico che giudiziario. Perciò, alle prossime elezioni, il quadro politico sarà completamente cambiato: il Pdl non sarà più lo stesso, la Lega neppure, il "Terzo polo" resterà soltanto un'aggregazione di piccole sigle, senza potere essere in grado di dare alcun segnale nuovo al Paese come semvbrava che potesse essere. Di contro, il Centrosinistra può essere soddisfatto per essere andato bene in un buon numero di Comuni capiluogo e poi in alcuni tra i centri maggiori. Laddove ha perso di fronte ai "Grillini" (Comacchio, Parma, per tacere della sconfitta sfiorata a Budrio), è stato solo per l'incapacità di andare incontro ai desiderata degli elettori. L'ammonimento del Pd, in questi ballottaggi con i candidati pentastellari, è stato semplice ma controproducente:"Attenzione, avrete a che fare con gente poco esperta". Ed è stato proprio per questo che gli elettori hanno preferito votare questi ultimi, se non altro per avere a che fare - finalmente! - con politici non di professione. Non va scordato che, nel 1994, il Cavaliere ebbe a prevalere per un motivo identico.
In definitiva il "grillismo" va affermandosi perché c'è un clima di stanchezza generale. Questo stato d'animo investe gli elettori del Pdl così come quelli della Lega nord e persino quelli del Centrosinistra, seppure questi ultimi soffrano del clima in misura minore. Però, se i primi sono usciti sonoramente bastonati dalla tenzone di maggio, i Democratici di Pier Luigi Bersani hanno vinto, almeno sino ad un certo punto. Beppe Grillo è prevalso buttandosi persino a destra, ma con una riserva non da poco: ha confermato che la gente non intende più sentir parlare dei partiti; tanto è vero che, ai ballottaggi, è andato a votare il 51,4% degli elettori contro il 65,4% del primo turno. Ecco perché il "botto" del comico è stato forte. In pratica Pizzarotti è diventato Sindaco con oltre il 60% delle preferenze (mentre il suo avversario si è fermato al 39,8%), spuntandola alla grande grazie alle preferenze accordategli da tanti elettori di Centrodestra. Per il resto, Bersani ha solo potuto porre il suo "cappello" sulle elezioni, seppure a Palermo abbia attinto i vertici del successo Leoluca Orlando (con oltre il 70%) sul candidato democratico Ferrandelli (fermatosi al 27,5%).
Perciò a tanti è apparso ridicolo quel proclama relativo ad "una vittoria senza se e senza ma" ove si tenga conto pure dell'esito delle "amministrative" di Genova dove Marco Doria è stato eletto con il 59,7% dei voti, mentre Enrico Musso, sostenuto da una lista civica, si è fermato al 40,3%. Perché? Ma perché Doria si atteggia più a vendoliano che a bersaniano. Infine, dal suo punto di vista, Di Pietro gongola. "La situazione che si è creata costitruisce la vittoria della foto di Vasto, vale a dire dell'alleanza fra Pd, Idv e Sel. Gli Italiani hanno fatto una scelta di campo; perciò, laddove il Centrosinistra si è presentato unito, ha vinto, dove si è diviso - come a Palermo - è stato punito".
Ma neppure il Movimento "5 Stelle" può essere contento, perché, appena dopo la performance parmense, si sono accumulati i nuvoloni sul rapporto tra Beppe Grillo e i suoi. Quei giovani virgulti, subito dopo di essere diventati famosi, grazie all'abbraccio del comico genovese, ora vogliono emanciparsi dal loro pigmalione, compreso Pizzarotti che si è già smarcato precisando che la vittoria è stata solo sua. Il "Capo", dopo di essersi complimentato, gli ha risposto che a Parma hanno semplicemente vinto i Parmigiani. Ma, oltre a questa diatrìba, ne è insorta un'altra in quel di Sarego dove il neosindaco Castiglion ha annunciato che non taglierà i gettoni di presenza, al contrario di quanto avrebbe vivamente desiderato il comico. Insomma, tra Grillo ed i "Grillini" non tutto va bene, nonostante gli ultimi sondaggi della Ipsos vedano il movimento ai livelli di un secondo partito nazionale, subito dopo il Pd e addirittura prima del Pdl.
Già tra il primo turno ed il ballottaggio erano state segnalate le prime tensioni. I "Grillini" (compresi quelli molisani) non vogliono essere chiamati così; quella definizione (che poi è solo una maniera, corta e giornalistica, per definirli) la sentono stretta perché nasconderebbe all'opinione pubblica il lavoro che fanno sul territorio e l'impegno profuso da tutti i gruppi costituitisi sia a Parma che in tanta altra parte d'Italia. Per esempio, Pizzarotti ha messo subito in chiaro che Grillo ha aperto una strada, ma che la Città aveva eletto lui. Perciò il comico, nel suo post , ha replicato per le rime:"Non ha vinto Pizzarotti, ma tutti i cittadini!". E questo concetto occorre capirlo. Vuole semplicemente esprimere il concetto per cui il Movmento "5 stelle" è soltanto uno strumento che serve al corpo elettorale per amministrare sé stesso. In pratica, si tratta di cittadini che eleggono altri cittadini. Il messaggio è stato subito colto dai suoi sostenitori della rete che hanno incominciato ad attaccare Pizzarotti:"Dovrebbe rettificare le sue dichiarazioni, dimostrando umiltà ed ammettendo di avere sbagliato"; ed ancora:"Ogni sindaco a 5 Stelle è solo un portavoce. Quindi Pizzarotti sbaglia a dire che ha vinto lui perché contraddice alla radice l'idea del ‘M5s'". Insomma, porre una distinzione di ruoli tra il fare politica sul territorio e promuovere l'idea è legittimo; ma occorre non perdere di vista la realtà.
Claudio de Luca
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Il giornalista molisano racconta la sua nuova trasmissione che parte il 13 maggio su Rai Tre. «Abbiamo percorso una strada nuova facendo una inchiesta morale, una cosa che in Italia non si faceva da tempo». E ci sarà anche una storia girata a Campobasso.
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