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21-02-2011, 12:17 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Benigni come Bartali: l'Unità nella sapienza e il Gran Tour per battere la Lega

Benigni ha pedalato, da solo, ed ha vinto il Tour de France come Bartali nel 1948. Lo ha fatto sul palco di un festival, tanto per chiarire che la situazione è grave ma non è seria. Ma ha placato il popolo, proprio come fece Gino allora, in un contesto sicuramente più epico. Dopo l'attentato a Palmiro Togliatti l'Italia ferita dai morsi della fame rischiò la guerra civile. Gli animi erano esasperati e gli spari al capo del PCI recisero i lacci del controllo. Bartali si arrampicò su per la sfida della sua vita e diede agli italiani una valvola di sfogo formidabile. Ancora una volta, e non fu evidentemente l'ultima, un'emozione collettiva disinnescò la rivoluzione popolare. 

RoBBerto, (come direbbe Sofia Loren), non è andato a San Remo a fare il cecchino ma ha alzato lo sguardo sulla luna della Politica. E suo malgrado, ha stanato anche i furenti di Annozero, che lo hanno sfottuto un po' per aver risollevato la Rai senza irritare troppo il direttore telefonista, Masi.  In realtà, Roberto Machiavelli Benigni,  poeta d'intelletto acuto e condottiero, smarcandosi da ogni sospetto di prevedibile satira Silvio-centrica ha  affondato il piede nella palude padana mostrando che l'acqua è bassa e possiamo farcela ad attraversare il guado.  Ha sottolineato, con un bisturi, che Mameli quando ha scritto l'Inno era minorenne. E che, proprio a San Remo, la Cinquetti vinse con 'Non ho l'età'. Per dire, con l'eleganza di Petrarca e di Dante, che c'è un tributo alla gioventù che si può dare solo col buon senso della maturità. 

Ha ridimensionato Silvio con quel tacere austero che hanno certi vecchi per bene di fronte a vicende delicate. Non è silenzio di chi non ha coraggio, è buon gusto, autorevolissimo, tombale. 

Eroe dell'unico mondo possibile rimasto, va a Sanremo e recita una retorica esegesi dell'inno. Ma lo fa con l'uso della parola che la tv non ha più e capisci che forse la felicità ti viene anche dalla stabilità interiore, dalla conoscenza. Quella cosa che ti consente il possesso della bellezza e ti rende calmo. Lui dice di Roma: "l'avventura di quella città"... e capisci che le parole non sono standard e le sfumature della lingua segnano la differenza, creano l'emozione. Sentite come è bello: l'avventura di Roma..! E il popolo si placa e si consola. La nuova religione dovrebbe essere la cultura. Se ce l'hai, sei felice, sei in grado di sopravvivere comunque. 

In questi anni di adolescenze grottescamente prolungate all'infinito, cosa può dire un uomo adulto? Quali parole che pesano troverebbe per chiudere un discorso imbarazzante? Quelle di Giulia Aldobrandini, che fieramente rifiutò di ballare con Fabrizio Maramaldo, assassino mercenario di Francesco Ferrucci.

La lezione di 'Unità nella sapienza' di Benigni è stata una cura omeopatica. Le 'macchine del fango' hanno causato intossicazione da farmaco. L'esegesi dell'Inno, piuttosto che insistere con gli antibiotici contro o pro Silvio, ha rafforzato il sistema immunitario degli italiani ed ha isolato il batterio del disimpegno leghista. Non a caso, i generalissimi dell'avanguardia mediatica di Berlusconi hanno capito che non era il caso di fermare a mani nude quel colpo di vento improvviso e, tutti in prima fila, hanno applaudito, democristianamente. 

Noi siamo gente semplice ed abbiamo bisogno di un nemico. Ci serve a non occuparci dei problemi che rimangono, anche se sostituiamo gli uomini. L'inno all'Inno di Goffredo Mameli ci è servito, almeno per una sera, a capire che un uomo è troppo poco per giustificare lo scempio di un popolo e della sua storia. E anche sette o otto in camicia verde. Forse, dovremmo piantarla di consegnare nemici ad ogni nuovo amico che viene a conquistarci. 
caterina sottile



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