Form
01-11-2010, 15:15 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

La Stampa, gli sprechi del Molise e il tesoro di San Gennaro

Il Molise ancora star per una notte. Questa volta su La Stampa di Torino
La Stampa è un quotidiano glorioso e serio e come succedeva ai contadini degli anni cinquanta col telegiornale Rai, ci verrebbe da dire: "Se lo dice La Stampa, è vero". Due pagine intere, di Marco Alfieri,  con cui le cifre dello sfascio sono elencate con briosa fluidità, come parmigiano sulle parole: vicerè immaginifico, feudo, contado, terremotino, muro di gomma". Rispetto alle inchieste sulla tirannia di Mastella in Campania c'è qualcosa di diverso, impercettibile ma diverso. Iorio, malgrado la parola ‘clientele' sia ripetuta molte e molte volte, rimane quasi in penombra. Non lo si riesce a confondere del tutto con l'italietta gaudente e non lo si immagina mai  col ghigno orrido di chi si è mangiato la terra del Molise e non smette di rovistarla. Benchè, allegramente e senza retorica, lo si ripete bene perchè non sfugga neppure al lettore distratto. Ma proprio non è credibile, Michele da Morrone, come l'imbroglione che canta mentre Roma brucia.

Fuori dal Molise, siamo il solito sud, democristiano e degenere, sempre con la mano tesa a pretendere carità che non si può più concedere. Dentro il Molise questa inchiesta, che dell'inchiesta non ha nè i toni nè i dati, sembra un po', come dire, rilanciata a mò di secchiata d'acqua. Mi ha fatto pensare a zia Teresa quando lava il pavimento della cucina, a piano terra. Pulisce, strofina, lucida e poi, splash, butta l'acqua in strada, senza curarsi dei passanti. Malefico, magico, maledetto Sud. Il Molise, nella fiction dei meridionali profittatori ha il ruolo dell'infame. Non è mafioso, non è camorrista, non spara, non scioglie nessuno nell'acido. Un pacifico infame a cui la foga didattica del separatismo deve pur trovare una colpa per tagliarlo via dal nord. Non piacciamo al Polo Nord di Bossi e non siamo simpatici al Polo sud degli antiberlusconiani vendicativi ma nobilmente avvezzi alle ideologie. Idealisti del settore impiegatizio, siamo geneticamente programmati alla pausa caffè.

Michele Iorio è uno strano personaggio; nel PDL,  nato nella Dc, addestrato alla pratica di don Sturzo più che alla grammatica di Tremonti: malarazza pura, ultimo esemplare vivente di politico per professione.  Ecco perchè non piace a chi si è imprigrito e adeguato a parlare il dialetto delle istituzioni a tempo. Non ci si fida dall'alto ed è facilmente contestabile dal basso.

Di lui e dei suoi sprechi hanno scritto Caporale, Rizzo, e poi il taumaturgico Vinicio D'Ambrosio, evocato, intervistato, infatti, anche da Alfieri. Racconta del ‘muro di gomma' contro cui ha dovuto dar capocciate, ignorato, dice lui. Nessun libro, come il Regno del Molise, è stato letto, presentato, divulgato, recensito e apprezzato criticamente così tanto. Semmai, ai muri di gomma, in Molise, non hanno mai sbattuto i giornalisti, gli ex politici, i dirigenti, gli amici o gli avversari. I rimbalzi toccano solo agli agricoltori, agli operai, agli studenti che tentano specializzazioni costose per esistere e competere, come fanno i figli dei milanesi o dei torinesi. Tant'è, il miglior tributo a Michele Iorio, lo dà proprio Alfieri quando scrive che "Nel frattempo da duplice commissario straordinario (terremoto e alluvione) il presidentissimo lavora al suo capolavoro: un programma pluriennale (votato con delibera nel giugno 2004 e istituito ex art 15) per rilanciare il sistema socio-economico della regione colpito. Un pacchetto omnibus su cui fa convergere un miliardo di euro di risorse. Da quel giorno non c'è comune, impresa, famiglia molisana che non ne sia stata beneficiata: le piazze dei paesi rifatte, le scuole di musica, il museo del profumo, la sanità foraggiata, il parco sentimentale, le consulenze d'oro e le assunzioni attraverso le controllate regionali, l'università, la Camera di commercio, i centri per l'educazione ambientale o Sviluppo Italia Molise". Ecco, appunto. Quando la politica la facevano i ricchi illuminati che sapevano di dover creare opportunità per i poveri, in cambio di consenso ma anche di sopravvivenza dei territori, tutto questo si chiamava programmazione.

In Molise, il ‘terremotino', ha ucciso, per colpe molto più bastarde e antiche di Michele Iorio. Colpe che affondano l'infezione delle clientele nella storia nota dell'Italia a due velocità e a mille paludi da guadare. Ma ancora una volta, la colpa deve avere un nome perchè sia funzionale ai cannibali che verranno. A nessuno importa in quale contesto e perchè per ‘fare' devi concedere, mediare, persino subire. Io vorrei alternare gli elettori, non gli eletti. Meriterebbero, loro, l'esame severo di un'elezione al contrario. Raccontata così, la storia della cattiva coscienza del Sud non avrà mai fonte certa e vie di scampo. Tant'è, l'utile equivoco del cattivo e dei buoni si tradisce via via che il racconto, pur avvincente, si dipana: "I sindaci del cratere si dimisero per protesta con una clamorosa iniziativa". E  come no! Si dimisero per chiedere che la sospensione dei tributi continuasse ad oltranza. E contemporaneamente chiedevano fondi per le casse comunali vuote.

Poi arriva il vessillo ideale di ogni rivoluzionaria battaglia di liberazione, lo Zuccherificio del Molise. Milioni di euro per tenere in vita un mausoleo che ha garantito, e sia detto una volta per tutte, elezioni certe per chiunque, ma anche contributi certi per centinaia di lavoratori, e stipendi certi per ragazzi, per padri di famiglia. Io, nei giorni delle trattative contro la chiusura, ho assisito per caso e solo per qualche minuto ad uno scambio di sguardi tra i rappresentanti dei sindacati e Michele Iorio. La Regione Molise aveva tentato di chiudere quella partita. I sindacati, terrorizzati per se stessi più che per gli operai, urlavano fuori dai cancelli e fomentavano i lavoratori. Gioco facile, d'altronde. Un pacchetto di iscritti che da solo garantisce la sopravvivenza di un sindacato, più che il contrario. Certo, governare significa avere l'onestà di assumere decisioni giuste, non comode.

Nei due paginoni del quotidiano di Torino appare, come Mercurio alato, anche Astore e ri-parla di sanità e di clan familiari strategicamente allocati negli ospedali pubblici del povero Molise deficitario. Ma Peppino Astore, che gestì la Sanità molisana forse meglio di chiunque altro, sa bene che quando cominciò a parlare di tagli non fu rieletto. Oggi quella cordata, rinvigorita da innesti giovani, cerca di spingere verso un solo recinto i delusi, inneggiando all'onestà del rigore. E' fumo anche quello; significa non dare nulla in cambio di tutto. E proprio come le promesse che non si possono mantenere, tradisce i buoni veri, la gente. Le ‘lacrime e sangue' con cui ci si mette nella fila degli onesti non rispondono a nessuna domanda di chi le difficoltà le ha avute sempre e nessun governo le ha mai alleviate.

Non si tratta di rimbambire le masse con la disinformazione ma di offrire prospettive. Il Piano sanitario si doveva affrontare imponendo i ‘come' non aspettando che Iorio fallisse. E vale anche per lo Zuccherificio. "Il reparto di Ostetricia raddoppiato per incanto" ha una storia lunga e complicata, che la Stampa non conosce, ma Astore si e avrebbe dovuto raccontarla meglio invece che scagionare il Governo centrale pur di dare addosso a quel cattivone del suo ex compagno di DC. Ed è una storia che anche Di Pietro, chissà, avrebbe potuto prevenire se non si fosse messo di traverso contro i Ds alle politiche del 2001. Il governo nazionale non è venuto dal nulla e a sinistra non si è fatta alcuna resistenza vera.  Questa è una guerra di territori, di aria, di acqua e di paesaggi, non di liste. Immagino che il prossimo presidente, se non fosse Iorio, trascorrerà tutto il tempo del suo mandato a dire che ha ereditato le colpe di Michele Iorio. E nel frattempo, tra un bunga bunga e un Annozero, ci saremmo giocati la terra in cambio di saponette profumate. Spero, sinceramente, che il vento cambi ma che preservi le persone abituate a pianficare e tolga spazio, per sempre, alle improvvisazioni. A Michele Iorio consiglio, per nulla amichevolmente, di dimettersi. Mi piacerebbe tanto vedere, non di nascosto, la faccia che fanno gli indaffarati oppositori pensando che davvero è arrivato il tempo di trovare un lavoro, nel Regno del Molise.

caterina sottile

RIFERIMENTI

LA STAMPA, 1/11/2010 
L'ITALIA DEGLI SPERPERI

Molise, sul regno dorato lo spreco non tramonta mai. 
Di Marco Alfieri


 Le Forche Caudine del sacro ioriano impero del Molise

 Libro-inchiesta:'Il Regno del Molise' Alla lotteria dei fondi pubblici Iorio vince 'facile'

Condividi questa notizia:

condividi su oknotiziecondividi su del.icio.uscondividi su facebookcondividi su diggcondividi su linkedincondividi su technoraticondividi su googlecondividi su yahoocondividi su livecondividi su stumbleuponcondividi su furl

Commenta questa notizia:

 

Focus

Rainbow MagicLand riaccende i motori, parte la nuova stagione del grande parco dei divertimenti

Mercoledì prossimo riapre il parco di Roma-Valmontone. La stagione 2014 è stata presentata con una conferenza stampa nella capitale. Tante le novità per i visitatori, dai prezzi alle attrazioni.

 

Segui PPM anche su facebook!

 

Approfondimenti
Servizi