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13-01-2011, 2:19 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Parentopoli con lode: l'Università e l'oppio del populismo

Caterina Sottile

Io volevo essere comunista, sono comunista, ma, come Ennio Flaiano, non me lo posso permettere. Quando tutti parlavano e D'Alema taceva, io sapevo che aveva ragione lui. Ma qualche giorno fa, su Rai Tre, ho visto Ballarò. Si parlava di riforme e di giovani. C'erano la  Gelmini e Cota per l'altare azzurro di Silvio Re. E c'erano Di Pietro e la Finocchiaro, ciascuno per il proprio altarino. Mi è venuto da piangere, confesso. Avevo di fronte la Finocchiaro e la Gelmini e non riuscivo a stare dalla parte della Finocchiaro, proprio non ci riuscivo. Qualche anno fa l'avrei adorata. Perchè mi hanno rovinato la testa? Perchè mi hanno tolto il gusto della rivoluzione e della cioccolata equa e solidale? Perchè il ministro Gelmini diceva una cosa seria ma fastidiosa: Se alzo il livello dell'Università rendo più forti i laureati, li rendo inattaccabili dal mercato del lavoro, dal clientelismo, dalla barbarie della mediocrità elevata a garanzia sociale. Faceva anche un esempio: "Piantiamola con le menate e le lauree in scienze della comunicazione che non servono al mercato e illudono centinaia di ragazzi". Sono scoppiata a ridere. La Finocchiaro, che come tutti noi di sinistra, non ha più il senso dell'umorismo,  snocciolava i dati dei ragazzetti che non sanno leggere, come fosse un problema del governo Berlusconi e non di anni di populismo e di finto socialismo. Fintissimo. L'Università è una cosa seria se serve a qualificare le persone, a renderle privilegiate in partenza nel mercato del lavoro. Un medico di cinquant'anni fa non aveva neppure un decimo delle conoscenze scientifiche che ha oggi un neo dottore. E uccideva, persino, in nome della scienza, i poveri pazienti inconsapevoli, sicuramente più spesso di quanto facciano oggi. Eppure, socialmente era rispettabile, anche se era nato povero, perchè lo studio, di per sè, bastava a stabilire una qualità, presumeva una conoscenza che altri non avevano. Socialismo è annullare le differenze di partenza e allevare uomini autonomi, non ‘tutti uguali e livellati verso il basso'.  L'Università deve essere un diritto per tutti ma un diritto è una conquista che non si spreca, altrimenti si annulla l'utilità. Se i laureati non sanno scrivere, non sanno leggere, non sanno quello che dovrebbero sapere, la laurea non vale nulla e il mercato del lavoro è spietato. Diritto non è diritto di laurea, ma diritto di accedervi anche se si è nati poveri. Diritto di essere privilegiati per la propria 'sapienza' anche se partiamo da condizioni di vita svantaggiate. Certo, se la selezione la compiono rettori genitori, docenti cugini, zii e parenti tutti,  la gente percepisce già la parola con allarme. Ma il concetto è giusto e a sinistra ci si insinua con trita e nebulosa prigrizia. La Finocchiaro si guardava bene dal dire che la qualità di una specializzazione dipende molto dalla chiarezza del percorso con cui vi si accede, dalla trasparenza vera. E non ha detto neppure quanto tempo impiega, per esempio, un giovane medico, per superare un esame di specializzazione se non ha aiuti di alcun tipo. Le caste che tanto turbano i nemici di Silvio, cominciano da lì. Ma si parlava solo di quindicenni che non sanno scrivere perchè alla scuola pubblica mancano i fondi. Forse gli adolescenti non sanno scrivere perchè alla scuola pubblica si è compiuta, negli ultimi trent'anni, un'iniquità mascherata da giustizia e chiunque ha potuto accedere all'insegnamento, senza alcun reale filtro preventivo. La cultura, d'altronde, o l'idoneità all'insegnamento, non sono esaminabili per concorso. L'unica, è agire a monte, durante gli anni dell'Università. Ho amici che raccontano bocciature sonore alla facoltà di architettura per non aver superato un test di lingua italiana. Che c'azzecca? E' indizio di una regola fondativa della formazione universitaria: sei portatore di conoscenza e devi saperla anche diffondere. Di Pietro, che è intelligente, non si è imbarcato nella crociata ideologica dei poveri contro i ricchi e ha parlato dei processi di Berlusconi e delle cose che sa. Ha dimostrato, a suo modo, che la ‘conoscenza del tema', anche quando è promozione di sè, rende competitivi. Vorrei sentire qualcuno che parla dei giovani senza fare catechesi del giovanismo e vorrei che qualcuno avesse il coraggio, anche a sinistra, di scendere dalle tigri e affrontarle.

 

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