Fenomenologia della comunicazione del Pd: Cocò e Fefè, ovvero le "Veline"
Il rapporto che i maggiorenti del Pd molisano intrattengono con i media locali è veramente curioso. Pare quasi che ognuno dei capataz abbia un Ufficio stampa personale tramite cui diffonde una comunicazione personale. Lo stesso Danilo Leva, quando interviene nei dibattiti, sembra farlo a nome proprio, mai facendo da sintesi per una tesi che sia emersa dal dibattito interno degli organi statutari del partito. Di contro, un tempo, quegli avari (e rari) comunicati (fatti, non parole) che venivano esternati dalle attuali due componenti (quand'erano singles) costituivano sempre la faticosa elucubrazione di un'Assemblea di Sezione oppure degli organismi sovraordinati a ciò preposti. Ne fuoriusciva sempre un documento unitario perché sarebbe stata impensabile l'odierna pronuncia a tante facce che, lungi dall'offrire un'immagine rinnovata, evoluta ed unitaria dello schieramento, ne mostra una che, messa a confronto con le rivoluzioni mediatiche in atto, appare in tutta la sua povertà pluridimensionale.
Si potrà dire che ben altri, e sicuramente di natura politica, siano i problemi che presentemente affliggono il Pd. Questo è vero. Ma, a pensare in tal modo, si rischia di incorrere nello stesso errore che la Sinistra ha compiuto in gran parte della sua storia: quello di non attribuire al fattore-immagine un ruolo fondamentale per sciogliere le vele in direzione del successo. Qual è, allora, la causa di questo atteggiamento? Una incrollabile coerenza con i propri principi personali, oppure una cronica riluttanza verso il marketing e tutto ciò che ne costituisce l'espressione?
Certa Sinistra molisana dà l'impressione di non avere mai abbandonato l'altezzosità serbata nei tempi in cui vedeva nella comunicazione pubblicitaria uno sciatto interprete del capitalismo. Così facendo, mostra di avere tardato a capire il fenomeno e di non volerne studiare i linguaggi, procurando in tal modo a se stessa un doppio danno: in primis quello di non comprendere fino in fondo il pubblico che avrebbe dovuto conquistare; in secundis di non farsi capire compiutamente da esso. Tanto efficace nella propaganda diretta quanto inetta sui media, la Sinistra ha offerto al Molise sempre e solo quest'unico volto, pure nel senso più palesemente letterale.
Ricordate i vecchi "patriarchi" come Giulio Tedeschi, Francesco Narducci, Antonio Montefalcone, Edilio Petrocelli? Qualcuno li ha visti mai sorridere apertamente, spontaneamente, in maniera solare? Difficilmente. Compenetrati nel ruolo di depositari dell'ideologia, sembravano affermare a ogni parola quel concetto per cui tutto ciò che non è serio non può in alcun modo concretare "politica": se vogliamo, un concetto straordinario, tuttora più che mai condivisibile. Però va detto che, a quell'epoca, la politica non era una professione ben pagata.
Eppure questo atteggiamento non li aveva mai avvicinati ad un pubblico più ampio di quello che già avevano; pure perché non avrebbero giammai osato distribuire "preferenze" per favorire chi li avesse votati. Un piglio che i loro successori hanno dismesso da tempo, al punto che pensano di sedurre, magari proponendosi agli elettori con un atteggiamento "piacione". Ma in tal modo non possono che venire incontro alle esigenze di taluni, frustrando quelle di altri, come facevano i Democristiani di un tempo.
Purtroppo per loro, le tecniche di persuasione serie non sono infinite, ma al massimo riconducibili a due grandi filoni: quelle che si prefiggono di convincere attraverso precise argomentazioni, e quelle che si propongono di affascinare, ispirando un sano desiderio di provare. Il Pd, forte del suo retaggio ideologico e di una innegabile ricchezza di contenuti, ha sempre lavorato sul primo modello, che però si è rivelato perdente nella conquista di nuovi elettori. Sedurre, non significa affatto mettere da parte i propri valori, ma saperli comunicare, anche in modo diverso, ma unitario.
Ma questa tipologia di seduzione è uno strumento di conquista o di inganno? Quest'ultimo potrebbe essere rappresentato dalla circostanza di non mantenere tutto ciò che, attraverso lo strumento della seduzione si sia promesso. La seduzione, intesa come strumento leale di conquista, è una scorciatoia per andare in direzione di quell'elettorato che non si rivela sensibile, in prima battuta, ad argomentazioni più razionali. Perciò, un elemento di discontinuità (in chiave seduttiva) è irrinunciabile per un Pd che vuole provare a conquistare nuovi elettori, se non addirittura Palazzo Moffa. Non sorprende che qualcuno, dentro il partito, abbia avvertito questa esigenza. E che magari (dopo di essersi interrogato sulle qualità politiche di un Leva e di un Totaro nel produrre fascinazione) abbia invocato l'arrivo di un nuovo conducator.
La tentazione più comune fra i Democratici è quella di mangiarsi le mani. Mentre Michele Iorio viene dipinto, molto ottimisticamente, come bollito e giunto al termine della sua stagione politica (giudizio molto sbrigativo, pur se fondato su qualche solido argomento), il Pd è attraversato da liti, tensioni, frazionismi, rivalità personali come mai prima d'ora; e non mancano persino i rottamatori, vale a dire coloro che si sono dichiarati esplicitamente poco organici e che - come tali - sono invisi ai capataz bene più di ogni altro avversario interno. Manca solo che si arrivi ad una scissione che peraltro, in taluni casi, è stata annunciata e che bene spesso appare veramente prossima. Gli assestamenti interni di persone e gruppi sono incessanti, tanto che la maggior parte delle dichiarazioni pare orientata più verso questioni di natura interna che non alla politica generale.
L'ultima delle cause di liti è un personaggio esterno al partito, vale a dire il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, capace di passare dalla sulfurea e immaginifica poesia dei suoi "comizi d'amore" alla distruzione di consolidate strutture piddine. Le sue "alate" parole spesso si rivelano alla stregua di mattonate che lacerano, feriscono e mutilano i compagni-avversari. Il tentativo che il leader di Sel ha posto in essere consiste nella ripetizione pura e semplice della operazione di incunearsi nelle primarie locali per rompere le uova nel paniere della casta democratica, in attesa di presentarsi a quelle nazionali. Per questo, anche in Molise, le preoccupazioni fra i Democratici sono così diffuse che oramai sono in molti a postulare un cambiamento di regole interne al fine di evitare il suicidio di un partito che appare privo di linea politica e lontano da una coesione interna.
Claudio de Luca
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di nicola dell'omo
Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
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