19-09-2010, 11:01 • Campobasso • Politica
Le scorciatoie in politica portano ai dirupi
Franco Valente
La festa è finita e cala il sipario anche sugli spettacoli di varietà politica. Messa da parte la fantasia si torna alle cose serie.
Chi sta in politica è molto sensibile alle opinioni di ogni singolo cittadino. Di qualunque colore sia. Perciò, anche quando i portatori di informazione alludono alla concentrazione di persone attorno ad un progetto politico, basta il commento di un qualsiasi cittadino per smontare anche i castelli più poderosi e rimettere tutto in discussione. Fortunatamente!
Man mano che la riflessione si fa impietosa sullo spettacolo di fine estate dato da chi pensava di traghettare un intero popolo della sinistra in un'avventura di centro, qualcuno comincia a immaginare quale possa essere lo scenario concreto in cui si andranno a collocare i soggetti politici che devono, prima o poi, pensare ad una strategia.
La mancanza di idee è il limite dell'apprezzabile iniziativa di Alternativa. A questa carenza si aggiunga la presenza di personaggi la cui credibilità (a voler essere buoni) è pari a quella di Casini quando parla di valori della famiglia oppure (a voler essere cattivi) a quella del ladro di farina preso con le mani nel sacco.
Nel Molise abbiamo politici che potrebbero esibirsi sulla fune di un circo equestre per le loro qualità di stare in equilibrio facendo salti mortali incredibili senza cadere.
Io credo che solo nel Partito Democratico del Molise si sia stati capaci di fare liste per l'assemblea regionale e per la segreteria nazionale con un intreccio di nomi architettato in maniera da avere all'interno delle coalizioni il tutto ed il contrario di tutto, partiticamente parlando.
Sembra di sentire il grande barone Giovanni Mancini da Sessano (socialdemocratico- monarchico) in una delle tante crisi alla Provincia di Isernia quando, invitato a dimettersi da assessore per formare una nuova giunta, esclamò: "Non mi dimetto perché io sono favorevole a qualsiasi maggioranza si vada a formare!"
Giovanni Mancini, barone per acclamazione popolare, è morto, ma la sua lezione continua a fare testo.
Esiste una linea nazionale che dovrebbe dare qualche indicazione ai baronetti locali del Partito Democratico. La prospettiva è la formazione di un nucleo di partenza che si basi su un accordo dei tre partiti che in questo momento possono, insieme, realisticamente assicurare un governo: Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà.
Questi tre soggetti devono trovare nella regione Molise una strategia comune. Poi si potranno fare tutte le alleanze esterne che si voglia, ma la strategia deve appartenere a gruppi politici credibili.
Se, invece, si va un po' ad approfondire la storia individuale dei soggetti politici che si sono imbarcati su Alternativa esce fuori uno spettacolo desolante. Sembra la barca dei disperati.
Io immagino il momento in cui dovranno farsi le liste per la Regione.
Ci sarà una lista di Roberto Ruta? Una lista di Massimo Romano? Una lista di Nicola D'Ascanio? Una lista di Michelangelo Buonomolo? Una lista di Massimiliano Scarabeo?
E poi cosa accadrà? Questa sarebbe l'alternativa per il Molise?
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