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25-02-2010, 13:31 • Termoli • Cronaca

In ricordo del dottor Francesco Vaccarella

Termoli, 21 Febbraio 2010
Ci sono persone la cui vita nutre anche quella delle persone che incontrano. Il dottor Vaccarella era così: dispensava vitalità ovunque, a chiunque lo frequentasse. Sembrava inesauribile quella sua energia di uomo d'azione, capace di prendere decisioni tempestive. A Termoli, dove aveva il suo studio di Commercialista, lo conoscevano tutti. Era fortissimo, come un grande albero sotto cui ci si può rifugiare quando piove; cercava soluzioni anche quando non c'erano.

Sempre di corsa, sempre indaffarato, era ‘il commercialista', non uno qualunque. Quando il problema era complicato lui avrebbe saputo cosa fare. E chi frequentava il suo studio non era soltanto un cliente ma diventava suo amico. Scherzava per quella sua vita al cronometro, sempre a corto di tempo ma mai di strette di mano.

Generosamente pragmatico: servono due parole per spiegarlo. Perché lo era davvero: poteva fermarsi e prestarti il braccio anche se gli costava rinunciare ad un milione di altre cose da fare. Ma cercava sempre un modo concreto per aiutarti. "Mi piace la caccia, è una filosofia di vita". Ricordo una volta in cui provai a polemizzare con lui. Gli dissi che aveva torto e che non avrebbe mai potuto convincermi. Sorrise e mi spiegò che gli piacevano le passeggiate fra boschi e campagne, ma non sparava mai. Ed era proprio così: un interventista profondamente gentile. 

Viveva tra i conti, i numeri, i soldi da pagare, le tasse ma non perdeva mai di vista la difficoltà, spesso taciuta, di chi gli chiedeva aiuto.  Di lui ci si approfittava, si finiva per abusare di una generosità governata dalla buona educazione. Sapeva meritarsi la stima rara che hanno i galantuomini  e non ricordo mai una volta che sia stato meno che squisito, neppure mentre squillavano tre telefoni o si intuiva dal suo viso una preoccupazione profonda. Era indispensabile al mondo ed era un uomo per bene. Lo ha stroncato la stanchezza di essere ‘Franco Vaccarella'. 

La morte lo ha portato via mentre c'era ancora troppo bisogno di lui. Rimane la consolazione di un ricordo dolce: l'emozione infinita con cui annunciò la nascita del suo primo nipotino. 

Ricorderò di lui quella tenerezza con cui sapeva abbracciare tutti, senza mai alcun velo di compatimento. Perché era un signore vero ed era buono.

caterina sottile

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