24-01-2010, 17:05 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Termoli 2010/ Tutti a pranzo da Nonna Maria: arsenico e vecchia DC, come quando c'era Girolamo
Steve McQueen in 'Gioco a due'/ Gianfranco Vitagliano in 'Termoli 2010'

La PeTTegola
La Tegola del pettegolezzo
a cura di PrimaPaginaMolise.com
"Ci vediamo ‘abbasciu u purt' e parliamo". Gianfranco gli avrà detto questo all'orecchio, a denti stretti, mentre Remo stringeva mani, impassibile. Di Giandomenico ha osservato con attenzione i convenuti alla commemorazione di Girolamo La Penna. Nella sala convegni del Cosib di Termoli, ha stretto mani, ha concesso qualche accenno di sorriso di cortesia come un padrone di casa. Nell'incontro in cui il potere temporale, ma non temporaneo, dei termolesi democristiani ha dato sfoggio di sé, chiunque volesse farne parte doveva esserci. L'appuntamento era solenne, velato di nostalgica tristezza per un'assenza che a Termoli sa di rimpianto. Dal parlamento o dall'Amministrazione, ‘Girolamo' ha sempre governato il consenso e il dissenso. Proprio come Michele Iorio. In più, rispetto a Iorio, aveva un'indole sovieticamente autoritaria: con lui o contro di lui. Il Presidente è più possibilista: si può essere anche contro, col suo consenso. La traccia genetica di questa evoluzione è sempre la Democrazia cristiana. La Penna è scomparso il 21 Gennaio del 2005, dopo cinquant'anni di potere assoluto, con cui ha penetrato ogni strato, ogni livello istituzionale e sociale del territorio molisano. Negli ultimi anni firmava i suoi lancinanti corsivi, su Le Libertà, allora diretto da Giuseppe Saluppo, come ‘Sebastiano Rosso'; enigmatico pseudonimo che gli serviva a celare un'identità talmente evidente che da quelle pagine sembrava mitologica. Eppure, in quel momento, piegata ad una modernità che stava facendo a meno di lui. Una modernità che era già di Iorio.
Aveva un vezzo, per nulla frivolo: amava comandare. A questi suoi figli putativi ha insegnato, persino suo malgrado, che il comando non si cede mai per troppo tempo.
E dopo la commozione, elettoralmente efficacissima, tutti a pranzo da Nonna Maria.
Dentro il cuore di Termoli, proprio come un chirurgo su un paziente che a lui si affida, totalmente inerme. Un convivio pieno di cinismo costruttivo e di reciproca diffidenza, come ai vecchi tempi.
Remo balla da solo
Il vescovo di Termoli, il Presidente del Consiglio, Michele Picciano, Antonio Chieffo. A capotavola, Michele Iorio e al suo fianco, (verrebbe da dire: nel suo fianco) Gianfranco Vitagliano e Remo Di Giandomenico. Remo infilza Gianfranco. Il candidato della destra non gli piace e minaccia di candidarsi e correre da solo. Gianfranco reagisce, sbraita, lambisce il fioretto ma non lo subisce. Iorio sorride. E ridendo e scherzando, il 'centro' si dilata

Di Giandomenico ha un sassolino da togliersi, ed è ben nascosto da due anni. Ha persino un cognato perfetto per estirparlo dalla scarpa. Ma, soprattutto, ricorda bene quanto Girolamo fosse ossessionato dai possibili successori troppo volenterosi; e troppo talentuosi. Vitagliano è tutte queste cose, oltre che poco paziente. Da Nonna Maria le portate scorrono, tra brusio di voci e di lame.
Gianfranco Vitagliano, in queste giornate di gelido sole invernale ama indossare inquietanti occhialetti azzurri; sembra Steve McQueen in ‘Gioco a due'.
Di Giandomenico ha un'aria più decadente. Ricorda vagamente Mastroianni nei panni del barone Ferdinando Cefalù, in ‘Divorzio all'italiana'.
Iorio sembra Iorio; ecco perché riesce sempre a salvare le apparenze.
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