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27-10-2009, 4:59 • Venafro • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Franco, il tiratore: il PD degli orfanelli e delle cause perse

di Caterina Sottile

Se non fosse che ha un cognome da cantante e il nome che sembra un aggettivo adatto ai buoni, Franco Valente sarebbe una calamità con sembianze da architetto. 

Ora se la prende con i sostenitori di Michele Petraroia. E un po', solo un po', ha anche ragione. Quel tipo di ragione che cominciamo a dare sempre a chi vince, come quando 'c'era Lui, e i treni arrivavano in orario'.

"Ho partecipato con una punta di amarezza a questa consultazione popolare che andava sotto il nome di Primarie del Partito Democratico. Dopo la notizia delle performances sessuali di Marrazzo mi ero demotivato al punto di pensare ad una rinuncia alla mia modesta candidatura all'Assemblea Nazionale. Ma poi la ragione ha prevalso e ho chiesto anche i voti in giro. Durante le operazioni di voto ho cercato di capire pure quale fosse l'umore della gente".

Quando si dice il pragmatismo! Valente non è un tipo che si demoralizza facilmente. Ha persino allevato scientemente un figlio avvocato per farsi difendere dalle querele che attrae su di sè come il metallo i fulmini.  Ma questa volta non gioca in difesa. Piuttosto, ci sembra un accanimento per nulla terapeutico contro i finti puristi della sinistra che ha paura di vincere e non ammette di perdere 

Dice, il sommo architetto "Ho avuto l'impressione che un buon 50% dei votanti sia venuto perché ancora vuole scommettere nel futuro del Partito Democratico. Un 25% è venuto a titolo di amicizia personale con i candidati locali. Un 25 % è venuto a votare contro Petraroia, contro De Angelis e, soprattutto, contro Leva. Ho cercato di capire chi fossero questi ultimi ed ho scoperto che la quasi totalità dei nemici di Leva sono gli orfanelli fuggiti dall'orfanotrofio. Nel Molise l'orfanotrofio si chiama Sinistra e Libertà. Sono quelli che, nonostante abbiano perso il papà a tarda età, ancora hanno bisogno di chi metta loro in bocca il biberon. A Venafro mi ha fatto un certo effetto vedere Sorbo, Disanto ed altri sbandieratori del simbolo di Sinistra e Libertà (compresi quelli della cosiddetta Città Nuova) venire a sottoscrivere la dichiarazione di accettazione della linea politica del Partito Democratico e l'impegno a sostenere il Partito Democratico nelle prossime battaglie. Mi ha fatto un certo effetto ricevere una circolare di Antonio Grano (che sta dalla mattina alla sera a sollecitare la gente a non condividere una riga del programma del Partito Democratico che sarebbe in mano a personaggi dal dubbio spessore morale) che si dichiara perdente perché il suo votato, Michele Petraroia, non ha vinto le primarie nel Molise. Mi ha fatto un certo effetto vedere Cuzzone, segretario provinciale di Sinistra e Libertà, allo spoglio dei voti al seggio di Venafro deluso per i pochi voti che i suoi compagni orfanelli avevano concentrato su Petraroia. Ho avuto l'impressione che fossero tutti orfanelli fuggiti per un giorno dall'orfanotrofio nel quale passano i giorni tristi della solitudine. Forse per un giorno finalmente hanno respirato aria di democrazia, ma poi sono tornati nella tristezza del quotidiano. Credo che il loro vero problema sia capire che nella società non è proprio possibile che tutti pensino spocchiosamente solo ed esclusivamente al proprio orticello, spesso fatto di frasi massimaliste. E per colpa loro anche le condivisibili battaglie di Michele Petraroia diventano le battaglie degli orfanelli del Partito Comunista".

E che vuoi dire di più? Sembra Silvio Berlusconi quando si stufa di fare il leader del partito di maggioranza al Governo e si mette a fare a cazzotti con gli invidiosi menagrami. E minoritari.

Vincere, e avete vinto! Ma il sottobosco che c'è in ogni partito, in ogni quartiere, in ogni condominio non smetterà mai di scavare sotto le fondamenta, di qualunque casa si voglia costruire. Vivvaddio, si chiama spirito rivoluzionario combattente e non ha obiettivi ma solo nemici. Tranne poi, sentirne un po' la mancanza quando capitiamo nella fila sbagliata, quella scomoda di chi non vince mai. 
Hasta, architetto!

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