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04-02-2009, 15:41 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Eluana in attesa di morire. Per fame. Chi può decidere? E chi lo aiuterà, dopo, a sopportare quel peso?



Dove sono i giovani italiani, cosa fanno, chi sono? Sono tutti drogati, persi, immorali e destrutturati come automi festanti? In televisione e sui giornali l'immagine che si trae è bipolare: da una parte adolescenti idioti che passano le notti a picchiare i poveri sulle panchine e dall'altra un'adolescente silenziosa che parla solo attraverso suo padre. Il 18 Gennaio del 1992 Eluana Englaro aveva 20 anni. Un incidente d'auto la riduce  in uno stato vegetativo permanente.

Dopo un anno i medici dichiarano che non c'è nessuna possibilità di ripresa perché il suo cervello è irreversibilmente danneggiato. Rimane  nella casa di cura di Lecco "Beato L.Talamoni", assistita delle suore misericordine e nel 1999 suo padre chiede che possa morire in pace. Il resto della storia la conosciamo.

Un padre che chiede la pace, la possibilità che una figlia sfortunata possa rialzarsi, nello spirito, nella sua verità più profonda, verso "l'altrove". Sospesa in un angosciante immobilità fra la vita del suo organismo e la morte della sua identità. Eluana non c'è più ma respira. In mezzo a quel dolore a cui il padre chiede di mettere fine si insinua la polemica pubblica. In questa storia c'è un cono d'ombra che non vuole essere violato: cosa è bene per Eluana? Il mistero della morte e della vita diventa ancora più insostenibile di fronte ad un corpo vivo privo di volontà. Ne abbiamo già parlato, molto umilmente, e ancora una volta è difficile non avvertire il disagio del chiasso.

Si è banalizzato innanzitutto il linguaggio: il diritto di "staccare la spina": volgare ovvietà  dell'analfabetismo con cui si semplifica tutto e che fa pensare al malato terminale come a un elettrodomestico rotto. Il diritto di "spegnere l'interruttore" è un ossimoro con cui si presume la serietà del diritto insinuando che un essere umano è solo un flusso di corrente. Forse l'unico modo per avvicinarci a questo tema enorme, senza disturbare, è immaginare che quel padre sia fragile esattamente come lei. E allora è giustificato, necessario, urgente che lo Stato imponga la Ragione, la giustizia dove la debolezza umana vi rinuncia. Per disperazione. Il diritto alla morte è un affare di Stato se la scienza non riesce a fermare la vita.

 E' un questione che riguarda chi non può dire, non può essere parte in causa attiva ma la dignità della morte ha bisogno di conoscenza, di attenzione. Non si presta, mai, alla dislessia della comunicazione collettiva contemporanea. E come stabiliamo se si tratti di umana pietà o di terrificante e raggelante resa? Quanto è strumentale questa inutile discussione sul nulla? Il diritto alla dignità della morte è diritto ad una rete sanitaria che ti salva la vita e che ti aiuta a combattere fino alla fine. Ciascuno di noi ha il diritto di morire dignitosamente.

Ma l'eutanasia violerebbe il diritto alla dignità del dolore di chi ci ama e della sua lotta per la difesa di chi amiamo.
Non ho sinceramente capito ancora perché e di che parliamo. Gli adolescenti perdono sempre di più la percezione del dolore confondendo la morte vera con il time out di un video game e la Politica risponde al loro nichilismo con l'ideologia della morte piuttosto che con la responsabilità della sua profondissima attinenza con la vita stessa. Il linguaggio dell'informazione contribuisce a banalizzarla semplificandone i contenuti fino a disperderli. Nel caso di Eluana non è eutanasia?

La scienza è andata oltre il limit
e e può tenere in sospeso un filo che la natura avrebbe pietosamente spezzato.

E da qui la responsabilità angosciosa di decidere razionalmente, di fermarsi. La sola possibilità è essere sinceri, dire ciò che pensiamo senza pretendere di essere davvero infallibili. vorrei che lo Stato di cui faccio parte non consideri una decisione così definitiva sulla base delle pressioni ideologiche. Vorrei che la mia vita mi appartenesse fino alla fine, anche oltre la mia coscienza. Vorrei avere la forza di soffrire e vorrei che la tristezza infinita di un padre solo non fosse per lo Stato motivo di contenziosi.

Ma, molto semplicemente, non potrei aspettare che qualcuno muoia perché io l'ho deciso. Nessuno ha un diritto così tremendamente innaturale, né dovrebbe averlo mai.

Caterina sottile

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