13-11-2008, 16:08 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Black Hole: il Molise che sogna il Nord ma ha gli incubi del Sud

Un capitano perseguitato, Fabio Muscatelli, 112 persone indagate, 117 reati ipotizzati e un giudice visionario, Nicola Magrone. E poi i carabinieri sfrattati dall'ex sindaco di Termoli Remo Di Giandomenico dopo che avevano avviato indagini su sua moglie, Patrizia; un ecografo che "vola" dall'ospedale di Termoli fino ad un ambulatorio privato di San Severo e l'accorpamento di due reparti, Larino e Termoli, che invece che dimezzare i primariati li raddoppia. Arnaldo Picucci, 40 anni di lavoro come ginecologo concepito come una missione vera, aggredito, picchiato, costretto a scappare dal reparto di ostetricia del San Timoteo da Patrizia e Nik De Palma, fratelli Rambo che arrivano in reparto decisi a risolvere i ricorsi al tribunale a suon di ceffoni. Intervenne il dottor Molinari a difendere Picucci, e gli costò una prognosi di 30 giorni, bende e cerotti sulla faccia. Picucci andò in pensione poco dopo, disgustato e sicuramente non abituato a incontrare picchiatori fra i colleghi giurati ad Ippocrate.
A colpo d'occhio, la fine delle indagini dell'inchiesta Black Hole è una sorpresa dolorosa, come un cerotto strappato senza avvertire. Il Procuratore di Larino, Nicola Magrone, grazie agli elementi raccolti dal capitano Muscatelli ha spalancato le ante di un armadio pieno di scheletri, eccellenti e non.
Ma al di là dei dati della cronaca giudiziaria e dell'immediato sbigottimento che si prova di fronte ad un'inchiesta che coinvolge 112 persone e presume 117 reati, più o meno gravi, più o meno replicati per anni, il lavoro degli inquirenti è una sorta di "consulenza" scentifica esterna che spiega come il problema Sanità, i conti che non tornano, i debiti che costeranno lacrime e sangue ai molisani siano in parte collegabili anche e soprattutto a questo genere di abusi: assunzioni improprie, affari trasversali, soldi pubblici deviati verso canali privati.
Il tentativo di pianificare la spesa sanitaria del basso Molise, leggendo le carte dell'inchiesta, sembra destinato a fallire proprio perchè vi si colgono infiltrazioni di interessi individuali che rendono nulli gli sforzi di risparmiare e di garantire una sanità di qualità a tutti. Un riassunto eloquente lo si può trarre dal resoconto della Giunta per l'autorizzazione a procedere del 22 Febbraio 2006, relativa a Remo Di Giandomenico, allora parlamentare e sindaco di Termoli. La stampa se ne è occupata ampiamente e dopo la stura data da Primonumero.it, il quotidiano on line di Termoli che ha fatto da spartiacque, tutti i quotidiani, locali e nazionali hanno seguito la vicenda. Da La Repubblica al Corriere della Sera, da L'Unità a La Stampa, Liberazione, ciascuno puntando su un aspetto, un particolare. Al primo arresto, quando il nome di Patrizia De Palma balzò all'attenzione generale per gli aborti illegali, l'Osservatore Romano fu durissimo e parlò di sepolcri imbiancati sulla Morale insanguinata dell'avidità. L'Organo ufficiale della Santa Sede fu inequivocabile nella sua autorevole condanna.
Il Giornale invece puntò il dito contro Magrone, reo di aver spettacolarizzato un'indagine che non avrebbe portato a nulla. Gian Marco Chiocci, in uno dei più recenti articoli, pubblicato da Il Giornale lo scorso Ottobre, scrive: "Black hole», buco nero. Il nome della tanto reclamizzata inchiesta anticorruzione della procura di Larino (sede distaccata di Termoli) che dopo quattro anni langue nel dimenticatoio senza nemmeno approdare a una richiesta di rinvio a giudizio, ben si adatta ai buchi in cassa della giustizia italiana.....Pagine e pagine, diventate pubbliche, con i segreti più intimi delle signore molisane. Quanto possano tornare utili le prescrizioni di esami e pillole contraccettive, i medicinali per curare infezioni e patologie sessuali, sinceramente sfugge. Così come sfugge la ratio di quest'inchiesta che sembra raggomitolarsi su se stessa, e che addirittura ha prodotto un bis con la «Black Hole 2» (condotta, come la Black Hole 1 dal pm Nicola Magrone, ex deputato di centrosinistra) nella quale si è ammanettato, con accuse discusse e discutibili, pure un colonnello dei carabinieri. Gli oltre cento indagati da anni reclamano provocatoriamente l'apertura di un processo che invece non si fa non solo perché la procura di Larino non ha chiesto alcun rinvio a giudizio bensì perché, trascorsi quattro anni, deve ancora chiudere formalmente le indagini. Due inchieste, una più surreale dell'altra, secondo l'onorevole Carlo Giovanardi, autore di interrogazioni parlamentari di fuoco".
Le indagini invece sono concluse ed è plausibile che il mega processo comincerà a breve. L'opinione pubblica sembra quasi assuefatta alle inchieste giudiziarie e ogni volta che le forze dell'Ordine, e con esse i Giudici, aprono "cassapanche polverose" la discussione pubblica diventa una sorta di derby; come se si trattasse di un confronto tra squadre opposte, tra chi è pro e chi è contro. Le inchieste ridotte a "opinioni" a portata di tifoserie è una distorsione della realtà che rende inutile il lavoro, il rischio, il sacrificio di chi continua a lavorare, fino a prova contraria, per lo Stato italiano e per la difesa delle sue leggi.
In questa inchiesta ci sono le ragioni passate dei problemi attuali. la sensazione è di trovarsi di fronte ad un alluvione avendo in mano soltanto un colino. Ma Black Hole coinvolge i "poteri forti" dello Stato, le sue fondamenta: medici, politici, dirigenti, militari e, soprattutto, mostra un ventre molle allarmante in un territorio in cui sembra difficile dire no alla corruzione morale.
La vicenda scatenante, quella dei medici Picucci e Molinari appare preoccupante: è molto più facile adeguarsi al malcostume che opporsi. I due medici hanno subito isolamento morale, hanno subito vere e proprie aggressioni ma la solidarietà, sicuramenta dichiarata a loro in privato da molti colleghi e molti pazienti, non ha prevalso sulla forza e sull'aggressività di un modus operandi diffuso, acquisito in cui i corpi estranei sono gli onesti e non gli altri.
A colpo d'occhio, la fine delle indagini dell'inchiesta Black Hole è una sorpresa dolorosa, come un cerotto strappato senza avvertire. Il Procuratore di Larino, Nicola Magrone, grazie agli elementi raccolti dal capitano Muscatelli ha spalancato le ante di un armadio pieno di scheletri, eccellenti e non.
Ma al di là dei dati della cronaca giudiziaria e dell'immediato sbigottimento che si prova di fronte ad un'inchiesta che coinvolge 112 persone e presume 117 reati, più o meno gravi, più o meno replicati per anni, il lavoro degli inquirenti è una sorta di "consulenza" scentifica esterna che spiega come il problema Sanità, i conti che non tornano, i debiti che costeranno lacrime e sangue ai molisani siano in parte collegabili anche e soprattutto a questo genere di abusi: assunzioni improprie, affari trasversali, soldi pubblici deviati verso canali privati.
Il tentativo di pianificare la spesa sanitaria del basso Molise, leggendo le carte dell'inchiesta, sembra destinato a fallire proprio perchè vi si colgono infiltrazioni di interessi individuali che rendono nulli gli sforzi di risparmiare e di garantire una sanità di qualità a tutti. Un riassunto eloquente lo si può trarre dal resoconto della Giunta per l'autorizzazione a procedere del 22 Febbraio 2006, relativa a Remo Di Giandomenico, allora parlamentare e sindaco di Termoli. La stampa se ne è occupata ampiamente e dopo la stura data da Primonumero.it, il quotidiano on line di Termoli che ha fatto da spartiacque, tutti i quotidiani, locali e nazionali hanno seguito la vicenda. Da La Repubblica al Corriere della Sera, da L'Unità a La Stampa, Liberazione, ciascuno puntando su un aspetto, un particolare. Al primo arresto, quando il nome di Patrizia De Palma balzò all'attenzione generale per gli aborti illegali, l'Osservatore Romano fu durissimo e parlò di sepolcri imbiancati sulla Morale insanguinata dell'avidità. L'Organo ufficiale della Santa Sede fu inequivocabile nella sua autorevole condanna.
Il Giornale invece puntò il dito contro Magrone, reo di aver spettacolarizzato un'indagine che non avrebbe portato a nulla. Gian Marco Chiocci, in uno dei più recenti articoli, pubblicato da Il Giornale lo scorso Ottobre, scrive: "Black hole», buco nero. Il nome della tanto reclamizzata inchiesta anticorruzione della procura di Larino (sede distaccata di Termoli) che dopo quattro anni langue nel dimenticatoio senza nemmeno approdare a una richiesta di rinvio a giudizio, ben si adatta ai buchi in cassa della giustizia italiana.....Pagine e pagine, diventate pubbliche, con i segreti più intimi delle signore molisane. Quanto possano tornare utili le prescrizioni di esami e pillole contraccettive, i medicinali per curare infezioni e patologie sessuali, sinceramente sfugge. Così come sfugge la ratio di quest'inchiesta che sembra raggomitolarsi su se stessa, e che addirittura ha prodotto un bis con la «Black Hole 2» (condotta, come la Black Hole 1 dal pm Nicola Magrone, ex deputato di centrosinistra) nella quale si è ammanettato, con accuse discusse e discutibili, pure un colonnello dei carabinieri. Gli oltre cento indagati da anni reclamano provocatoriamente l'apertura di un processo che invece non si fa non solo perché la procura di Larino non ha chiesto alcun rinvio a giudizio bensì perché, trascorsi quattro anni, deve ancora chiudere formalmente le indagini. Due inchieste, una più surreale dell'altra, secondo l'onorevole Carlo Giovanardi, autore di interrogazioni parlamentari di fuoco".
Le indagini invece sono concluse ed è plausibile che il mega processo comincerà a breve. L'opinione pubblica sembra quasi assuefatta alle inchieste giudiziarie e ogni volta che le forze dell'Ordine, e con esse i Giudici, aprono "cassapanche polverose" la discussione pubblica diventa una sorta di derby; come se si trattasse di un confronto tra squadre opposte, tra chi è pro e chi è contro. Le inchieste ridotte a "opinioni" a portata di tifoserie è una distorsione della realtà che rende inutile il lavoro, il rischio, il sacrificio di chi continua a lavorare, fino a prova contraria, per lo Stato italiano e per la difesa delle sue leggi.
In questa inchiesta ci sono le ragioni passate dei problemi attuali. la sensazione è di trovarsi di fronte ad un alluvione avendo in mano soltanto un colino. Ma Black Hole coinvolge i "poteri forti" dello Stato, le sue fondamenta: medici, politici, dirigenti, militari e, soprattutto, mostra un ventre molle allarmante in un territorio in cui sembra difficile dire no alla corruzione morale.
La vicenda scatenante, quella dei medici Picucci e Molinari appare preoccupante: è molto più facile adeguarsi al malcostume che opporsi. I due medici hanno subito isolamento morale, hanno subito vere e proprie aggressioni ma la solidarietà, sicuramenta dichiarata a loro in privato da molti colleghi e molti pazienti, non ha prevalso sulla forza e sull'aggressività di un modus operandi diffuso, acquisito in cui i corpi estranei sono gli onesti e non gli altri.
Il processo chiarirà le posizioni degli individui e probabilmente verrà scremata la grandissima quantità di accuse ma rimane il dato sociale. Quanto costa ad un comune cittadino sottrarsi a ciò che non non è onesto, non è moralmente corretto? Quanto è concretamente possibile a chi lavora, chi ha responsabilità dirigenziali, imporre regole e comportamenti giusti? Quanto è più facile essere "graditi" se si lascia fare?
Il memorandum dell'inchiesta è quasi tutto nel resoconto dell'esame per l'autorizzazione a procedere per la richiesta di arresto dell'allora parlamentare Remo Di Giandomenico, nonchè sindaco di Termoli.
Presieduta da Vincenzo SINISCALCHI, la giunta per l'autorizzazione discusse il caso il 22 Febbraio 2006. E' lo stesso Siniscalchi a redigere il verbale della seduta: "Richiesta di autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Remo Di Giandomenico nell'ambito del procedimento penale n. 1485/03 RGNR - n. 506/04 RG GIP pendente presso il GIP del tribunale di Larino. Procedimento penale a carico di diversi soggetti nel quale si indaga per diversi capi d'imputazione, tra cui la violazione della legge n. 194 del 1978 sull'interruzione volontaria della gravidanza, l'associazione per delinquere, la corruzione propria continuata e aggravata, il concorso in abuso d'ufficio e in concussione, la violazione delle norme contro il riciclaggio e il concorso nella violazione delle disposizioni sull'immigrazione. L'ipotesi accusatoria consiste in un vasto circuito illecito che ruoterebbe intorno alla ASL 4 - Basso Molise-Termoli e in particolare alla dottoressa Patrizia Di Palma, figlia dell'ex primario di ostetricia e ginecologia Vito Di Palma e moglie del deputato Di Giandomenico. ... Gli atti pervenuti consistono essenzialmente nella proposizione di un'informativa dei Carabinieri basata su sommarie informazioni testimoniali, su acquisizioni documentali e su intercettazioni ambientali. Da essi risulta che Patrizia De Palma si sarebbe sostanzialmente imposta come primario di ostetricia e ginecologia nell'ospedale di Termoli successivamente al pensionamento del padre e in danno del dott. Arnaldo Picucci, con procedure non trasparenti. Già nota agli uffici giudiziari per essere stata condannata (con sentenza passata in giudicato il 31 gennaio 1991) per il reato di alterazione di stato per avere concorso nella falsa attestazione della paternità di un neonato e per essere stata nel 1996 oggetto di un'indagine amministrativa interna alla ASL 4 - Basso Molise disposta dall'assessorato alla sanità in seguito alla denuncia sporta da un'assistente medico".
Secondo l'accusa, Patrizia De Palma avrebbe pianificato l'allontanamento del dottor Picucci dal San Timoteo e il trasferimento coatto del dott. Bernardino Molinari dall'ospedale di Termoli a Larino. Due persone per bene, due ottimi medici che sicuramente avrebbero ostacolato le sue mire, come poi avvenne. Il Piano sanitario, per risparmiare, prevedeva l'accorpamento dei due reparti del Basso Molise. Arnaldo Picucci aveva i titoli per diventare primario dell'unità complessa Termoli-Larino, essendo già responsabile della ginecologia del Vietri. Ma la De Palma torna da San Severo, dove aveva dovuto trasferirsi dopo i problemi giudiziari del '91, e in barba a tutti i piani di riordino pretende il primariato. In effetti, il direttore generale dell'ASL, alla fine dell'agosto 2002, dispone il trasferimento di Picucci a Larino e le affida il primariato. Picucci ricorre al tribunale del Lavoro ed ottiene ragione. Il giudice lo reintegra il 28 gennaio 2003. L'Ospedale aspetta il 4 marzo 2003, e si crea una situazione quantomeno surreale: se la necessità era di ridurre i costi e i primariati, ora ci si ritrova con due primari e la De Palma, sconfitta a Termoli, viene trasferita a Larino.
Ma, coriacea e arrogante, come viene definita spesso, non ha nessuna intenzione di andarci e non riuscendo a risolvere la questione sulla carta, il 10 Marzo 2003 piomba a Termoli con il fratello Nik e aggredisce fisicamente Arnaldo Picucci. Episodi per i quali al direttore generale della ASL, Mario Verrecchia, viene contestata la concussione e alla De Palma e al fratello la violenza a pubblico ufficiale. Arnaldo Picucci preferì allontanarsi, peraltro seguito dalle sue pazienti e con lui Bernardino Molinari che lo seguì a Larino, rafforzando un reparto che in quegli anni attraeva pazienti da tutta la regione e oltre, anche grazie ad una gestione considerata eccellente dalle pazienti.
"Rimasta sola e libera di fare e disfare, Patrizia De Palma è riuscita pertanto a costruire un vero e proprio assetto di potere in virtù del quale avrebbe poi praticato una serie cospicua di illeciti, i più importanti tra i quali possono sintetizzarsi come segue: la violazione della legge n. 194 del 1978. Si legge nel resoconto della giunta per le autorizzazioni a procedere: La De Palma, pur formalmente obiettore di coscienza, ha praticato - secondo deposizioni testimoniali in istruttoria - aborti su donne consenzienti al di fuori delle prescrizioni della legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. In questo filone di attivita` , peraltro, avrebbe ricompreso anche il dirottamento presso il suo studio privato di utenza rivoltasi alla struttura pubblica e di apparecchiature di proprietà dell'ospedale pubblico (profili per cui si procede contro la De Palma anche per peculato). Spesso - sempre secondo gli inquirenti - accadeva anche la reciproca: clienti private della De Palma venivano indirizzate alla struttura pubblica, per le cui prestazioni ella non faceva pagare il dovuto ticket; i reati contro la pubblica amministrazione: una volta assicuratasi il controllo del reparto di ostetricia e ginecologia, la De Palma, in concorso con il marito, avrebbe edificato, secondo gli inquirenti, un sistema di intimidazione verso i dipendenti e aspiranti tali dell'ospedale che non condividevano i suoi metodi e di corruttela con le imprese fornitrici delle amministrazioni molisane o di costrizione e abuso nei confronti di terzi. La De Palma, nell'intento di accrescere la propria posizione di potere e di fruire di vantaggi indebiti, ha fatto sì che nell'ospedale fosse inserito personale di fiducia, come per esempio tale Michele La Medica di San Severo (FG), Maria Laura Tartaglia (la quale fatalmente finirà anch'ella indagata per concorso in abuso d'ufficio, peculato, truffa e violazione della legge n. 194 del 1978) e Mariella Manna. Gli episodi che appaiono più significativi tra quelli contestati sono relativi, per un verso al conferimento alle società Formedical SAS e Meditec SRL di commesse di intermediazione per l'acquisto di attrezzature e di materiale sanitario a fronte di danaro e pagamenti di viaggi e soggiorni all'estero e per l'altro alla stipula di appalti con l'impresa di tale Esterino Policella, anch'egli tra gli indagati, in cambio dell'assunzione di manodopera indicata dai coniugi Di Giandomenico-De Palma. Né gli appare di rilievo trascurabile che in concorso con il direttore generale Verrecchia e altri i coniugi avrebbero pilotato l'adesione della ASL 4 -Basso Molise all'associazione CESAD, quale ha per scopo la ricerca nel campo della medicina in generale e dello studio dei tumori e delle patologie connesse agli organi femminili in particolare. Posto che tale oggetto sociale era già obiettivo del progetto Mimosa, deliberato dalla Regione Molise nel 1999, l'adesione all'associazione CESAD si palesa, secondo gli inquirenti, totalmente illegittima e inutile e in realtà finalizzata a giustificare il finanziamento da parte del comune di Termoli, di cui l'onorevole Di Giandomenico era sindaco fino al 5 febbraio scorso, di 360.000 euro tra il 2003 e il 2004."
Ma, coriacea e arrogante, come viene definita spesso, non ha nessuna intenzione di andarci e non riuscendo a risolvere la questione sulla carta, il 10 Marzo 2003 piomba a Termoli con il fratello Nik e aggredisce fisicamente Arnaldo Picucci. Episodi per i quali al direttore generale della ASL, Mario Verrecchia, viene contestata la concussione e alla De Palma e al fratello la violenza a pubblico ufficiale. Arnaldo Picucci preferì allontanarsi, peraltro seguito dalle sue pazienti e con lui Bernardino Molinari che lo seguì a Larino, rafforzando un reparto che in quegli anni attraeva pazienti da tutta la regione e oltre, anche grazie ad una gestione considerata eccellente dalle pazienti.
"Rimasta sola e libera di fare e disfare, Patrizia De Palma è riuscita pertanto a costruire un vero e proprio assetto di potere in virtù del quale avrebbe poi praticato una serie cospicua di illeciti, i più importanti tra i quali possono sintetizzarsi come segue: la violazione della legge n. 194 del 1978. Si legge nel resoconto della giunta per le autorizzazioni a procedere: La De Palma, pur formalmente obiettore di coscienza, ha praticato - secondo deposizioni testimoniali in istruttoria - aborti su donne consenzienti al di fuori delle prescrizioni della legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. In questo filone di attivita` , peraltro, avrebbe ricompreso anche il dirottamento presso il suo studio privato di utenza rivoltasi alla struttura pubblica e di apparecchiature di proprietà dell'ospedale pubblico (profili per cui si procede contro la De Palma anche per peculato). Spesso - sempre secondo gli inquirenti - accadeva anche la reciproca: clienti private della De Palma venivano indirizzate alla struttura pubblica, per le cui prestazioni ella non faceva pagare il dovuto ticket; i reati contro la pubblica amministrazione: una volta assicuratasi il controllo del reparto di ostetricia e ginecologia, la De Palma, in concorso con il marito, avrebbe edificato, secondo gli inquirenti, un sistema di intimidazione verso i dipendenti e aspiranti tali dell'ospedale che non condividevano i suoi metodi e di corruttela con le imprese fornitrici delle amministrazioni molisane o di costrizione e abuso nei confronti di terzi. La De Palma, nell'intento di accrescere la propria posizione di potere e di fruire di vantaggi indebiti, ha fatto sì che nell'ospedale fosse inserito personale di fiducia, come per esempio tale Michele La Medica di San Severo (FG), Maria Laura Tartaglia (la quale fatalmente finirà anch'ella indagata per concorso in abuso d'ufficio, peculato, truffa e violazione della legge n. 194 del 1978) e Mariella Manna. Gli episodi che appaiono più significativi tra quelli contestati sono relativi, per un verso al conferimento alle società Formedical SAS e Meditec SRL di commesse di intermediazione per l'acquisto di attrezzature e di materiale sanitario a fronte di danaro e pagamenti di viaggi e soggiorni all'estero e per l'altro alla stipula di appalti con l'impresa di tale Esterino Policella, anch'egli tra gli indagati, in cambio dell'assunzione di manodopera indicata dai coniugi Di Giandomenico-De Palma. Né gli appare di rilievo trascurabile che in concorso con il direttore generale Verrecchia e altri i coniugi avrebbero pilotato l'adesione della ASL 4 -Basso Molise all'associazione CESAD, quale ha per scopo la ricerca nel campo della medicina in generale e dello studio dei tumori e delle patologie connesse agli organi femminili in particolare. Posto che tale oggetto sociale era già obiettivo del progetto Mimosa, deliberato dalla Regione Molise nel 1999, l'adesione all'associazione CESAD si palesa, secondo gli inquirenti, totalmente illegittima e inutile e in realtà finalizzata a giustificare il finanziamento da parte del comune di Termoli, di cui l'onorevole Di Giandomenico era sindaco fino al 5 febbraio scorso, di 360.000 euro tra il 2003 e il 2004."
L'ecografo volante, ovvero, Lei non si porta mai il lavoro a casa?
Si ricorderà la vicenda dell'ecografo sparito dall'Ospedale di Termoli e magicamente ritrovato nell'ambulatorio privato della dottoressa De Palma. Quando arrivarono quei malscalzoni delle Iene, in uno dei loro raid, chiesero a Remo Di Giandomenico come si spiegasse quello strano prodigio. Lui, rispose: "Lei non si porta mai il lavoro a casa?"
YOU Tube: LeIENE/Lo strano caso dell'ecografo sparito. Siniscalchi scrive: "Secondo l'ipotesi accusatoria, uno degli episodi più gravi di malversazione sarebbe consistito nell'alterazione dell'esito di un appalto per l'acquisto di ecografi per l'ospedale di Termoli. Inizialmente indetta una gara per l'acquisto di due macchine, secondo l'accusa, i coniugi avrebbero fatto in modo che ne fosse acquistato uno solo con caratteristiche piu` sofisticate che poi sarebbe stato sottratto e ritrovato a seguito di una perquisizione presso lo studio privato della dottoressa De Palma a San Severo (FG); le pressioni contro il presidente della Regione. Secondo gli inquirenti, i coniugi Di Giandomenico-De Palma, in concorso con Antonio Di Paola, funzionario della ASL 4 - Basso Molise responsabile del settore invalidità civile, avrebbero minacciato il presidente della giunta regionale Iorio di dirottare i voti da loro controllati su una candidatura avversa se questi non avesse acconsentito alla nomina del Di Paola a responsabile del distretto di Larino, circostanza che sarebbe tornata utile ai due sia per indebolire il Molinari colà trasferito, sia per allargare la loro sfera d'influenza. Su questo episodio si riserva di tornare in seguito. L'onorevole Di Giandomenico, peraltro, è accusato anche di due fattispecie per le quali non è accusata la moglie; una dichiarazione mendace in violazione della legge n. 197 del 1991 in materia di lotta al riciclaggio e una condotta concussoria (richiesta di tangenti) in danno di imprenditori di fuori regione in relazione alla costruzione di un impianto di incenerimento di rifiuti". (Tenere a mente n.d.r.)
La Giunta espresse parere negativo per l'autorizzazione alla carcerazione cautelare ma Siniscalchi articola le ragioni, anche di prassi, per cui generalmente le Camere respingono le richieste di arresto preventivo per i Parlamentari. Ma su Di Giandomenico prosegue: " Di Giandomenico potrebbe non apparire marginale per il solo fatto che gli si contesta quasi soltanto il concorso nei reati della consorte. In numerose circostanze, infatti, egli interloquisce con lei, le dà consigli, intercede con terzi in suo aiuto e dunque la sostiene. Di qui l'accusa-cornice di associazione per delinquere"
Si cita l'episodio della destinazione di Michele La Medica al centro unico prenotazioni di Termoli: " Risulta che di questa vicenda la dottoressa De Palma abbia interessato in ogni segmento il marito, dapprima il 26 giugno 2004, indicando al La Medica nel comune di Termoli il luogo dove portare copia di una domanda di trasferimento, contestualmente informandone l'onorevole Di Giandomenico; e poi il 5 luglio 2004, reiterando tale indicazione al La Medica ormai giunto a Termoli da San Severo, contestualmente preannunciando la visita del medesimo al marito. Un altro passaggio significativo, a parere degli inquirenti, della 'copertura' che l'onorevole Di Giandomenico avrebbe offerto alla moglie è una telefonata di costei del 21 maggio 2004 nella quale ella afferma che il Di Giandomenico si stava muovendo per evitare che l'incarico dirigenziale non fosse rinnovato al dottor Picucci, cosa che peraltro avrebbe danneggiato anche il Molinari. Da una conversazione tra la De Palma e tale Filiberto che il Di Giandomenico, successivamente alla notifica di alcuni provvedimenti d'indagine alla consorte, le ha consigliato di cessare la richiesta di finanziamenti per il suo reparto; la De Palma, interloquendo con Giuseppe De Cesare - indagato per false dichiarazioni al PM - chiede se questi ritenga che lei non sia adeguatamente protetta (« che pensi, che mio marito... che io sono un cane sciolto ? Che mio marito non sa chi sono gli indagatori ? »). Inoltre, i rappresentanti della Formedical e della Meditec si sono recati in comune a Termoli. E un altro degli indagati, Esterino Policella, intercettato in una conversazione con tale Pietro, afferma di trovarsi sul treno per Milano con l'onorevole Di Giandomenico e di aver scambiato opinioni con lui sulle situazioni oggetto di indagine. In buona sostanza e in conclusione, l'onorevole Di Giandomenico apparirebbe costantemente informato e destinatario di richieste di consiglio e di sollecitazioni da parte di molti degli indagati, prima fra tutti la consorte. Tornando sull'asserita concussione in danno del Presidente della Giunta regionale, secondo l'accusa, nel 2004 la De Palma e l'onorevole Di Giandomenico avrebbero cercato di indurre o costringere il presidente della regione Molise Michele Iorio a nominare, d'intesa con il direttore generale Verrecchia (nel frattempo divenuto 'avversario' dei coniugi) Antonio Di Paola responsabile del distretto di Larino. L'indebita pressione sarebbe avvenuta facendo balenare al presidente della regione l'ipotesi di sottrargli in futuro l'appoggio elettorale del pacchetto di voti riconducibile al sodalizio De Palma-Di Giandomenico-Di Paola, paradossalmente dirottandolo sul consigliere regionale di Rifondazione Comunista". Ma a parte questa surreale situazione, resta che Di Giandomenico e Patrizia De Palma, secondo l'accusa, hanno tentato di indurre il Presidente Iorio a nominare un loro fiduciario ^solo per scopi di potere^ (intento che non conseguiranno, giacchè Di Paola verrà destinato al distretto di Santa Croce).
Il 21 Febbraio 2006, Di Giandomenico presenta un memoriale con cui tenta di chiarire la propria posizione e la gravità del suo personale coinvolgimento nelle vicende giudiziarie della moglie. Sulla pretesa concussione di Michele Iorio, Remo Di Gianadomenico scrive: "Il dott. Di Paola non è stato destinato a Larino bensì a Santa Croce di Magliano. Circa i rilievi di aver inserito tra il personale della ASL 4 Basso Molise, ho esibito una certificazione del commissario straordinario dalla quale risulta che solo la dottoressa Tartaglia e la signora Manna hanno prestato nel corso del 2004 servizio presso la predetta struttura sanitaria, mentre invece le ostetriche Giovanditti e Verrone e il La Medica non vi hanno mai prestato servizio. Sono in grado di certificare anche la mia estraneità rispetto ai rapporti con l'imprenditore Esterino Policella."
Le sindaco mostra un documento del segretario generale del comune di Termoli che proverebbe che il Policella non ha rapporti d'appalto con il comune di Termoli; allega anche una certificazione del commissario straordinario della ASL per provare che non risultano rapporti d'appalto dal 2002 al 2006. Quanto a eventuali tangenti da lui richieste per la realizzazione di un inceneritore, Di Giandomenico afferma che il piano provinciale dei rifiuti non prevede la realizzazione di inceneritori a Termoli. E afferma: "Circa la prestazione del servizio pasti per i bambini della colonia, tale servizio è stato offerto gratuitamente dalla società Tre Stelle RR Puglia per i bambini di San Giuliano, paese colpito dal sisma del 2002. Con riferimento all'accusa di aver sostenuto il progetto Cesad, per un verso, il finanziamento del comune non è stato di 360 mila euro bensi di soli 45 mila, ma, inoltre, la Cesad e il Progetto Mimosa avevano obiettivi diversi. Quanto ai rapporti con la Formedical, riconosco di essermi interessato ai prezzi degli ecografi e di aver incontrato in una circostanza un rappresentante della Formedical ma ho interrotto ogni rapporto con lui quando ho appreso dell'esorbitante costo del macchinario (200 mila euro). La ricostruzione fatta nell'ordinanza di custodia cautelare é del tutto contraddittoria giacchè a fronte dell'enunciato per cui vi sarebbero stati più incontri, in realtà se ne acclara uno solo che non ha il significato illecito che gli inquirenti intendono attribuirgli."
Quanto al trasferimento di danaro all'estero da parte della dottoressa De Palma, chiarisce che sua moglie voleva acquistare una multiproprietà gestita dalla catena alberghiera Marriott che le potesse consentire soggiorni nelle varie parti del mondo in cui si trovano le varie strutture ricettive e avrebbe chiesto un prestito a Esterino Policella. prestito saldato con la vendita di una casa di proprietà di San Severo o con la cessione di una villa di famiglia. Secondo l'onorevole Di Giandomenico comunque il trasferimento della somma negli USA è del tutto regolare.
Scrive Siniscalchi: "Circa poi l'asserito favoritismo nei confronti del Policella e di tale Oronzo Vergallo, colonnello dei Carabinieri, consistito nell'aver rilasciato a costoro licenze edilizie, l'onorevole Di Giandomenico fa presente che gli immobili di cui si tratta non sono stati oggetto di alcun provvedimento da parte del comune di Termoli e uno di questi è addirittura adibito a scuola e dimora di suore. Quanto infine all'assunzione di personale domestico extra-comunitario clandestino, l'onorevole Di Giandomenico rifiuta decisamente l'accusa, sottolineando di non conoscere il Ciro di cui si parla nel provvedimento custodiale....Considera che se gli inquirenti avessero intercettato metà della popolazione di Termoli, avrebbero certamente acquisito ulteriori notizie sulla sua persona. Nel far riferimento al capo 26 del provvedimento cautelare si sorprende che il dono di un pareo e di un gel possano essere considerate utilità rilevanti ai fini della concussione. Precisa che al centro unico di prenotazioni non è mai stato destinata una persona dal nome La Medica e che Luca Cordero di Montezemolo non ha mai fatto doni all'ospedale di Termoli. Se fosse stato convocato, avrebbe potuto rendere un interrogatorio chiarificatore. Sta vivendo con orrore un episodio di persecuzione e comprende meglio le reazioni estreme che a tale condizione possono conseguire come nel caso del sindaco di Roccaraso. Se sua moglie ha sbagliato, è giusto che paghi, ma tiene a sottolineare che si tratta di una professionista, laureata e specializzatasi nelle università di Padova e Siena, che ha lavorato a New York e in Polonia, nonchè a Milano con il professor Veronesi. Quanto alla vicenda che l'ha opposta al Picucci, fa presente che quest'ultimo non ha mai avuto la titolarità del primariato a Termoli, ma solo a Larino, giacchè quella di Termoli fu oggetto di un regolare concorso, il cui bando fu emanato da una regione governata dal centro-sinistra e da nessuno impugnato. (Giunta Di Stasi n.d.r.) ....La Giunta, a maggioranza, delibera di proporre all'Assemblea il diniego dell'autorizzazione richiesta, dando mandato al Presidente Siniscalchi di stendere la relazione".
I nomi degli indagati (da primonumero.it)
caterina sottile
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Gruppi consiliari, la tavola imbandita di Forza Italia: 40 mila euro al ristorante Squalo Blu
A Palazzo, tra gli scontrini di pochi spiccioli, ci sono spese ben più consistenti sostenute dai consiglieri regionali. Spulciando tra i rendiconti di Palazzo Moffa colpisce il bilancio 2011 dell'allora gruppo di Forza Italia che in pochi mesi ha speso più di 37mila euro in un rinomato ristorante di Termoli.
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Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
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