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03-10-2008, 11:31 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Termoli: è crisi! Greco si è dimesso. La lettera

"Quand u purc è sazie revòte u trucchele".  
Eutanasia di una rinascimento
Alla fine Vincenzo Greco ha firmato le dimissioni.
"Decisione difficile, ma l'unica possibile", ha dichiarato nella conferenza stampa convocata stamattina per "importanti comunicazioni"

Greco ha puntato il dito sui quattro che martedi, in Consiglio Comunale  sull'assestamento di Bilancio hanno fatto mancare i loro voti.
Adesso ci sono venti giorni per ricucire lo strappo.

La lettera di dimissioni

"A seguito di una pacata, solitaria riflessione di alcune ore, sono pervenuto alla determinazione di rassegnare le dimissioni da Sindaco di questa città, dopo avere esercitato tale carica poco più di due anni, dal giugno 2006, in conseguenza di una elezione diretta che mi ha visto vincere con un notevole consenso personale.
È una decisione difficile da prendere, ma la considero l'unica possibile, dopo avere constatato la mancata approvazione da parte del Consiglio Comunale, nella sera del 30 settembre, del rendiconto di gestione dell'anno 2007, per il venir meno della maggioranza necessaria.
 
Si trattava di approvare un documento contabile, di puro contenuto tecnico, senza valenza politica, ma un gruppo consiliare della maggioranza, quello del Partito Democratico, ha ritenuto di attribuirvi altri significati e ne ha fatto l'occasione per esprimere il suo sostanziale dissenso alla prosecuzione di questa esperienza amministrativa. Tecnicamente, a rigori, si è trattato solo di mancata adozione del rendiconto e non della sua bocciatura, essendosi conclusa in parità la votazione relativa, per cui il Consiglio potrebbe ancora deliberarvi, ma la valutazione delle condizioni in cui versa la maggioranza mi inducono a prendere la decisione che sto annunciando..." 

Greco l'accentratore, l'anomalo, l'antipolitico. Personaggio ombroso, mai abbastanza amato dai suoi e troppo sfuggente per gli altri. Non è stato mai capace, durante la sua amministrazione, di dividere il "notaio" dal politico. In campagna elettorale fu questa la sua forza, ma pare che non piaccia più ai democratici, di sinistra di centro, dell'antidestra e neppure a chi attraverso lui cercava un riscatto per Termoli,  per le vicende politiche e giudiziarie che hanno coinvolto le vecchia classe dirigente. L'elezione del notaio Vinceno Greco doveva essere la svolta rispetto all'era Di Giandomenico. Ma qualcosa non ha funzionato e lo stesso Greco spiega alcune cose nella sua lettera di dimissioni ma ne tace altre: " Quando, nel 2006, i partiti di una delle due parti politiche hanno individuato in me la persona che doveva capeggiare l'Amministrazione Comunale per portare la nostra città fuori dal gorgo in cui era sprofondata a seguito dell'interruzione brusca e traumatica della precedente Amministrazione di centro-destra e del conseguente commissariamento, ho accettato, onorato della scelta caduta sulla mia persona, consapevole delle grandi difficoltà che avrei incontrato sin dal primo giorno ed animato dal grande desiderio di attivarmi per il progresso e il miglioramento complessivo, per quanto un Sindaco possa fare, delle condizioni di vita della città che da oltre trent'anni avevo scelto a luogo di lavoro professionale e di vita e, quindi, per il bene comune dei cittadini di questa città. Questi tre sentimenti, l'orgoglio, la consapevolezza e lo slancio sentimentale, non mi sono mai venuti meno in questi due anni; anzi, direi che hanno sempre più trovato fondamento e linfa man mano che mi calavo nel ruolo di Sindaco, sperimentando l'asprezza della condizione solitaria e di unicità del Sindaco, in totale contrasto con le mie precedenti condizioni di vita e, senza tema di apparire retorico, ho convogliato le mie migliori energie per il conseguimento del bene comune. ... Qui mi preme far rilevare che le migliori energie mie e delle persone che ho chiamato a collaborare con me nell'Amministrazione sono state spese prevalentemente nella bonifica - s'intende, non completata, perché tante sono le cose fatte, ma tante quelle ancora da fare - di quelle che sin dall'inizio della mia esperienza ho individuato come le tre grandi emergenze della nostra città: l'emergenza democratica, nel senso della mancanza di sufficiente democrazia, anche per via della storia amministrativo-politica di Termoli, in cui per troppi anni i processi decisionali sono stati appannaggio di un numero ristretto di persone; l'emergenza territoriale, nel senso della necessità, creatasi a seguito di processi e pratiche degenerative sulle destinazioni e sulle scelte riguardanti il territorio, di recuperare al Comune e ai suoi organi il potere decisionale; l'emergenza ambientale, nel senso di una attenzione, amministrativamente attuata, ai rischi ambientali esistenti sul nostro territorio e alle condizioni di migliore vivibilità urbana". ...

Ciò che è chiaro è che è fallita la fase del rinnovamento, della società civile, della politica dei tecnici. I problemi di una città si affrontano e si risolvono solo nell'ottica degli equilibri del potere e chi disturba tali equilibri è estraneo, pericoloso e ingestibile. E paga pegno. D'altronde, gestire un'ammistrazione come "un comissario"  non può che creare attriti profondi: "...A rendere difficile e faticoso questo grande lavoro di rinnovamento, fino a mettere spesso a dura prova i nostri slanci di entusiasmo, hanno pesato, e pesano ancora, i fantasmi di un passato di cui la città fa fatica a sbarazzarsi e che hanno impregnato di sé molti apparati che ruotano intorno al Comune. Ma ciò era nelle aspettative. Ciò che, invece, è risultato essere inaspettatamente negativo, fino ad essere talvolta di netto ostacolo all'opera di rinnovamento mia e delle persone che con me si sono prodigate, è stata l'azione di dissenso interno e/o di discredito esterno verso la mia persona e le altre che di questa Amministrazione sono state il puntello, che taluni componenti della stessa maggioranza hanno regolarmente messo in atto, inizialmente magari attraverso la motivazione di una presunta mancanza di dialogo e di adeguate risposte da parte mia a generiche e fumose istanze di 'maggiore condivisione, partecipazione, concertazione ecc.', poi con aperti atteggiamenti di ostilità, fino ad arrivare ad assentarsi nelle adunanze del Consiglio o, nella migliore delle ipotesi, ad astenersi dal dare il proprio consenso nelle decisioni fondamentali della vita amministrativa, oppure avanzando, da circa un anno a questa parte, la pretesa dell'azzeramento al buio della Giunta, con nessun altro intento comprensibile che lo svilimento dell'immagine e l'infiacchimento dell'operosità del Sindaco in primis e poi dell'Amministrazione tutta.  Questa azione di destabilizzazione costante e pervicace, spesso ammantata di finte giustificazioni politiche, a mio avviso non hanno mai avuto alcunché di politico; sono piuttosto la manifestazione di malumori e risentimenti personali. Ciò che più mi addolora è che queste iniziative di costante disturbo, portate a compimento con la regia o la cooperazione anche di personaggi esterni al Comune, trasmettendo l'idea della mancanza di compattezza dell'Amministrazione da me diretta, possono aver ingenerato nell'opinione pubblica anche l'idea della sua debolezza, inefficienza e quindi inutilità, se non negatività. .... Ma, per quel che riguarda Termoli, è accaduto che i Consiglieri del Gruppo Consiliare del Partito Democratico, martedì scorso, hanno spinto tanto oltre la loro azione di destabilizzazione da arrivare a votare, insieme ai Consiglieri di opposizione, contro l'approvazione del conto consuntivo. .... La mancanza della forza politica farebbe mancare, peraltro, anche lo slancio, la determinazione e la chiarezza di idee da me sempre ritenute condizioni necessarie per effettuare quella vasta operazione di cambiamento che ci si era prefisso di fare, con l'unico fine di trovare le migliori soluzioni ai non pochi problemi dei cittadini di Termoli. Pertanto, dopo sufficiente riflessione, mi sono convinto che non posso non rassegnare le dimissioni dalla carica di Sindaco, rinviando agli elettori il giudizio sui fatti accaduti". 

Termoli è una città importante, un luogo in cui le cose accadono prima, in cui il vento che tira annuncia il tempo che cambia. Il problema che emerge al di là della persona del sindaco, è la difficoltà di coerenza che gli eletti hanno rispetto ai loro elettori. Qualche volta è opportunismo spicciolo, qualche volta è una scelta necessaria rispetto a un "capo" troppo accentratore. 

Si sente però nell'aria un po' di avversione per i trasformismi, per l'uso spregiudicato dei numeri, delle quote di consenso che ciascun amministratore ha la responsabilità di rappresentare.I cittadini comuni non sembrano turbati ma qualcuno cita un  proverbio termolese che afferma: "Quand u purc è sazie revòte u trucchele".  

Prendiamo in prestito da Giovanni De Fanis, giornalista, poeta, ironico osservatore della vita termolese, questa poesia in vernacolo del 2001: 
Votafacce
Ce staje nà mmalatì brutt e fetènd
ce chiame votafaccie e nen c'è cure,
N'accide i crestjane, ghè secure,
però t'ì sputtaneje ammizze a ggend.
Chi l'ha chiappate mò llutemamend
ghè come tutte: na mezza fegure
a fatt a cchiù partie a frecature
e a quad pare pruoprie n'ce ne pend
Dicene a sti mmalate opportuniste
p'ì termelise sò zembebralille
votabannere oppure pagnuttiste
Ummene senza fede nè pricipie
e se ce bbide pure scarselille
stanne a mendune assòpe i Menecipie
A Giostre, Giovanni De Fanis 2001.

caterina sottile
Scarica l'allegato:  doc002117.pdf (235.16kb)

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