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16-09-2008, 10:24 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Eran in trecento...

Tutti sanno che gli argentini ballano il tango in strada anche alle due del pomeriggio e al Boca, alla Bombonera,  si balla "l'Eternità" a ritmo di tango. In un luogo così incantato e surreale, capita anche di incontrare persone che credevamo morte da due secoli o tre e che, invece, nessuno si scandaliza di salutare. Nei paraggi de la Casa Rosada, la residenza presidenziale, accade spesso di scorgere a distanza Peppino Garibaldi.

Uno si chiede come mai non sembri strano, ma lì, nel paese dei desaparecidos, nessuno muore mai veramente.

La scorsa settimana pare che Peppino Garibaldi abbia incontrato una delegazione di molisani. Peppe, persona di finissimo intelletto ma un po' rude, non conosce la geografia moderna. Quando "c'era lui" il Molise non esisteva. Pare, infatti, si sia molto emozionato credendo si trattasse di un nuovo sbarco dei Mille. Avvicinatosi per guardare meglio, si dice sia rimasto un po' perplesso per l'abbigliamento molto "hight class" di questi volontari combattenti. Si ricordava le camice rosse, strappate dal vento e dalla foga della battaglia, ma dicono, non abbia fatto domande.

Peppino è vissuto in Argentina tra il Dicembre 1835 ed il 1848. Nel 1842 passò per l'Uruguay, dove comandò la flotta uruguaiana in una battaglia navale contro gli argentini e partecipò quindi alla difesa di Montevideo con i suoi volontari, tutti in camicia rossa.

L'Argentina, come per Peròn, per lui fu la vita, legato dal ricordo dei luoghi in cui conobbe e sposò Ana Maria de Jesus Ribeiro, per gli amici, Anita. Ecco perchè, ora che è eternamente in pensione, ci torna volentieri.

Trovatosi di fronte questi Mille in giacca e cravatta, pare abbia preferito rimanere in disparte. Qualcuno gli ha spiegato che ora l'Italia è una Repubblica e quelli sono i suoi rappresentanti.

Memore dei suoi doveri di militare fedele e del suo "Obbedisco! quale atto solenne di sottomissione dell'eroe al Sovrano", pare che abbia svoltato velocemente da Plaza de Majo verso una delle dieci corsie dell'Avenida 9 de Julio borbottando in dialetto savonese (sua madre era di Laona): "Obbedisco minga...! E si è dileguato.

Non è più tempo nè di eroi, nè di rivoluzioni ma solo di sbarchi in giacca e cravatta:  "Eran in trecento, eran giovani e forti..." e sembravano tutti in ottima salute.

Marino Balestrini
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