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14-09-2008, 3:52 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Arriva per caso in Molise un ospite inaspettato

Marco Tullio Cicerone, tornato al mondo perchè aveva dimenticato alcuni appunti sulla sua scrivania, perde la strada. Aveva lasciato  Roma nel 43 a. C. come diremmo oggi, in "feroce polemica" con una Repubblica che stava degenerando verso il principato augusteo. Dalla Repubblica di Roma torna nella Repubblica Italiana e si imbatte nell'autostrada, tra tir e automobili. Non riesce più ad orientarsi, ma essendo intelligente si ingegna un po' e ricorda che tutte le strade portano a Roma. Cammina senza meta, certo che riuscirà a trovare la direzione verso la sua casa. 

Cammina cammina, arriva in vari posti dove si discute, in pubbliche assemblee che chiamano "talk show". Marco Tullio assiste senza commentare. Entra in un Palazzo che ora chiamano Madama e sente che è lì che oggi si riuniscono i Senatori di Roma. Ma pare che ce ne sia anche un altro, detto Parlamento. Crede di aver sbagliato strada e prosegue lungo la via Appia. Arriva a Brindisi e trascorre una bellissima giornata al sole, in spiaggia. Poi si ricorda che non lontano da lì c'era un luogo, Larinum, o qualcosa del genere; lì aveva difeso un ragazzo accusato di omicidio, tale Cluenzio. Decide di tornare a rivedere il posto. 

Cammina lungo una strada che ora chiamano statale 16 e un gentile camionista gli offre un passaggio. Marco Tullio sale e parla con l'autista, il quale, tanto si lascia ammaliare dalla sua oratoria, che si dimentica di svoltare verso Nuova Cliternia e se lo porta fino a Campobasso dove doveva scaricare della merce. 

Scende  in mezzo al traffico di Campus Vassallum  e si trova proprio di fronte a Palazzo Santoro.  Lo scambia per il "suo"  Senato di Roma, avendo visto che è pieno di senatori e, soprattutto, avendo ascoltato alcune conversazioni. Si siede, educatamente, e comincia a seguire tutto ciò che accade. Come suo solito, ne è attratto e cerca nelle tasche qualcosa per scrivere, per registrare quegli avvenimenti. Con sè ha alcuni stralci di sue vecchie cronache minuziose della decadenza di Roma e ciò che vede assomiglia in maniera inquietante a ciò che ha già conosciuto, e bene. Le rilegge, seduto in un angolo e non visto:  "Hunc vero si secuti erunt sui comites, si ex urbe exierint desperatorum hominum flagitiosi greges, o nos beatos, o rem publicam fortunatam, o praeclaram laudem consulatus mei! Non enim iam sunt mediocres hominum lubidines, non humanae ac tolerandae audaciae; nihil cogitant nisi caedem, nisi incendia, nisi rapinas. Patrimonia sua profuderunt, fortunas suas obligaverunt; res eos iam pridem deseruit, fides nuper deficere coepit; eadem tamen illa, quae erat in abundantia, lubido permanet. Quodsi in vino et alea comissationes solum et scorta quaererent, essent illi quidem desperandi, sed tamen essent ferendi; hoc vero quis ferre possit, inertes homines fortissimis viris insidiari, stultissimos prudentissimis, ebriosos sobriis, dormientis vigilantibus? qui mihi accubantes in conviviis conplexi mulieres inpudicas vino languidi, conferti cibo, sertis redimiti, unguentis obliti, debilitati stupris eructant sermonibus suis caedem bonorum atque urbis incendia". *

Alla fine, disgustato, decide di tornarsene nel mondo dei Giusti. Aveva già visto le stesse cose, molte volte ed evidentemente, temendo di essere ripetitivo, chiude la sua cartellina degli appunti e se ne riparte, senza voltarsi.
 
*Traduzione: Se i suoi complici lo avessero seguito, se le infami schiere di questi disperati avessero lasciato Roma, che gioia per noi, che fortuna per lo Stato e che magnifica gloria per il mio consolato! Le loro passioni, infatti, superano ormai la misura. La loro sfrontatezza non è umana, non è sopportabile. Stragi, incendi, rapine sono il loro unico pensiero. Hanno sperperato patrimoni, hanno ipotecato beni; da tempo hanno perso le sostanze, ora iniziano a perdere il credito; ma rimane in loro quella smania di godere che avevano nell'abbondanza. Se nel vino e nel gioco non cercassero che baldorie e prostitute, sarebbero dei casi disperati, eppure sopportabili. Ma chi potrebbe sopportare che degli inetti complottino contro gli uomini più validi, i più stupidi contro i più savi, gli ubriachi contro i sobri, gli storditi contro gli svegli? Individui che bivaccano nei conviti, che stanno allacciati a donne svergognate, che illanguidiscono nel vino, pieni di cibo, incoronati di serti, cosparsi di unguenti, debilitati dalla copula, vomitano a parole che bisogna far strage dei cittadini onesti e incendiare la città.

Marino Balestrini

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