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26-07-2012, 0:14 • Campobasso • Politica

A Parma i cani non abbaiano, ma in Molise sì

I Sindaci (Di Brino con gli accattoni, Jannarelli con i cani) hanno preso a scatenarsi, persino in Molise, "inventando", innovando ed esondando dall'àlveo ordinamentale. Così, accanto ad ordinanze dai contenuti meditati e legittimi, altre ne sono fiorite che bene potrebbero figurare (come quelle di Termoli e di Cerro al Volturno) tra le "cartoline del pubblico" della vecchia "Domenica del Corriere".

Un po' di storia: nel 2008 il legislatore approvò una norma che, modificando l'art. 54 del t.u. degli enti locali, attribuì ai Sindaci il potere atipico di adottare provvedimenti caratterizzati dalla contingibilità e dall'ordinarietà in settori diversi da quelli originari, al punto da accrescerne le competenze. Detta potestà venne rafforzata dalla possibilità per cui il Prefetto, ritenutolo necessario, avrebbe potuto disporre misure adeguate per assicurare il concorso delle Forze di polizia statali per collaborare nell'attuazione dei provvedimenti adottati dai primi cittadini sulla scorta della citata disposizione.

Il fatto è che, una volta resi titolari di tali strumenti, i primi cittadini si "scatenarono", al Nord come al Sud (e persino in Molise), in qualche caso addirittura "inventando", innovando ed esondando dall'àlveo ordinamentale. E così, accanto ad ordinanze meditate e legittime, altre ne sono fiorite degne di figurare in una raccolta di "cartoline del pubblico della veneranda "Domenica del Corriere". Insomma, questi "magistrati" cittadini cominciarono ad adottare provvedimenti in ogni settore, disponendo sugli argomenti più disparati, spesso invadendo le competenze statali, al punto da imporre il problema della "riserva di legge" (art. 23 Cost.). Come è stato posto in evidenza da uno studio ("Esiste una libertà ‘innominata' da tutelare? Ordinanze sindacali ‘creative' e libertà individuale", il Mulino), la normativa ha funto da base per disposti ordinatori privi di natura provvedimentale e concreta, comunque slegati da situazioni contingenti e imprevedute, caratterizzatesi per avere prescritto divieti generali ed astratti, finendo addirittura con il disciplinare settori in cui il legislatore nazionale era già intervenuto con norme puntuali. In altri casi, questi provvedimenti hanno avuto la pretesa di introdurre sanzioni aggiuntive per condotte risultanti già vietate e punite dalla legge statale.

Di recente, il Sindaco di Cerro al Volturno ha imposto ai cani il divieto di abbaiare dalle ore 13 alle 16 e dalle 21 alle 8.30. Una limitazione, quantomeno singolare, che prevede sanzioni amministrative pecuniarie a carico dei proprietari da 25 a 500 euro, con possibilità di pagarne 50 entro 60 gg., per un importo pari al doppio del minimo edittale (anziché 1/3 del massimo) perché più favorevole al trasgressore. I contenuti dell'ordinanza in questione hanno fatto il giro d'Italia, transitando per i tavoli delle redazioni di grandi Agenzie di stampa e di quotidiani nazionali, dilungandosi per ben 6 pagine nella puntualizzazione di una serie di regole, oltre a quella dell'obbligo al "silenzio" che tante polemiche ha suscitato. Però, pur elencandole per opportuna conoscenza, non ci dilungheremo: 1) su quelle secondo cui gli animali dovranno essere custoditi all'interno delle aree private in maniera tale da ridurre al massimo l'eventuale disturbo della quiete e, in particolare, per evitare l'abbaio nelle fasce orarie pomeridiane ed in quelle serali e notturne; 2) sulle altre secondo cui dovranno essere loro riservati spazi della proprietà posti il più lontano possibile dalle abitazioni dei confinanti, comunque adottando misure idonee a contenere il propagarsi dei rumori. Il Sindaco aggiunge che dovrà essere adottata ogni misura necessaria affinché: i cani non disturbino chi transitasse sulle aree pubbliche adiacenti i luoghi dove sono custoditi; gli animali non potranno accedere, anche se portati al guinzaglio e con la museruola, nei parchi e nei giardini pubblici comunali e in tutte le aree in cui siano attivi giochi per bambini, concludendo con la metrologia del guinzaglio, che non potrà essere lungo più di 1,50 cm. Immediatamente l'Enpa ha chiesto la revoca dell'ordinanza, "sempre che il Comune voglia rientrare nell'àlveo della legalità". In effetti, una sentenza del Tribunale di Lanciano aveva già confermato che i cani hanno ogni diritto di abbaiare. Perciò il Sindaco molisano è stato invitato a modificare i suoi disposti per non vedersi impugnare il provvedimento, partorito inopinatamente, nelle competenti sedi giudiziarie allo scopo di "far valere i diritti dei cani, dei loro proprietari ed il buonsenso".

Sotto il profilo tecnico-giuridico, il primo cittadino avrebbe avuto motivo di emanare un'ordinanza soltanto con riferimento alla precettistica di contorno (di sua esclusiva competenza) sopra elencata. Di contro, per quanto concerne il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone non v'era bisogno di alcun provvedimento ulteriore giacchè, in proposito, dispone già l'art. 659 C.p. secondo cui non si possono suscitare (o non impedire) strepiti di animali che disturbino le occupazioni, od il riposo, delle persone. Naturalmente, per il pieno concretarsi dell'illecito penale, occorre accertare che il soggetto abbia suscitato, oppure - avendone l'obbligo giuridico o la possibilità pratica - non abbia impedito strepiti di animali (ivi compresi i latrati); e che, per effetto dell'azione o dell'ammissione suddetta, sia stato reso impossibile, o notevolmente ostacolato, il normale svolgimento delle occupazioni o del riposo di un numero considerevole ed indeterminato di persone. Infine, che il soggetto, al momento della condotta, si sia reso conto (per dolo) o avrebbe potuto rendersi conto (per colpa) di arrecare disturbo. La pena prevista va da 5 gg. a 3 mesi o, in alternativa, può essere applicata un'ammenda da poco meno di 3 euro a poco meno di 300.

Statisticamente, il Molise è una terra "proibita" agli animali di affezione. In tanti comuni, cani e gatti vengono ammazzati periodicamente con polpette avvelenate al punto che la regione di Cuoco è stata classificata all'ultimo posto in relazione al trattamento loro somministrato. Lo ha riferito un sondaggio realizzato dall'Associazione per la difesa degli animali e dell'ambiente sulla scorta dei contenuti di un migliaio di interviste rilasciate dai proprietari dei cosiddetti pets. Ai soggetti in questione sono stati posti diversi quesiti in ordine al benessere elargito, tenuto pure conto dell'assistenza veterinaria prestata dai Servizi sanitari. Ebbene, pare che - a concretare la differenza tra comunità - siano state, in primo luogo, le poche strutture pubbliche rese disponibili (canili e gattili); poi una situazione di "degrado", corroborata dall'alto numero di randagi e dalla totale carenza di strutture (aree di sgambatura per i cani); infine, l'assenza di Uffici per i diritti degli animali nonché di attrezzati ambulatori veterinari. Invece che nel Molise, felini e canidi casalinghi verrebbero trattati con i guanti bianchi nel Parmigiano, promosso dal citato sondaggio a "territorio maggiormente a misura di animali domestici". Nell'antica capitale del Ducato di Parma e Piacenza, sino ad oggi più famosa per gli affreschi del Correggio, per le opere liriche di Verdi, per il prosciutto, per il culatello e per il parmigiano, i cuccioli vivrebbero quasi come dei pascià, assistiti da tutti i servizi di cui potrebbero avere necessità, disponendo addirittura di alcuni tra i migliori canili e gattili di tutt'Italia, apprestati dalla locale Amministrazione. A seguire, in questa classifica di civiltà, verrebbero Milano, Lucca, Firenze, Roma e Novara. Ed ecco spiegato perché nel Parmense i cani non abbaiano mai, ed in Molise sì.

Claudio de Luca

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