22-06-2012, 0:21 • Campobasso • Politica
Italia e Molise: meditazioni (poco trascendentali) sull'attuale crisi economica
Siamo finiti al punto in cui l'intera Eurozona è a rischio, non soltanto nazioni come la Spagna, l'Irlanda, il Portogallo e l'Italia. Il baratro si profila proprio dinanzi ai nostri piedi, quasi che, dopo di avere fatto un passo, si possa cadere precipitevolissimevolmente dal sommo dell'altopiano su cui ce ne stavamo direttamente sugli scogli che presidiano il mare circostante. Ora la domanda è: riusciranno gli Italiani a diventare le ennesime vittime del rigore teutonico? Nel frattempo, più o meno, siamo finiti tutti nella fase della cosiddetta "crescita zero". Anzi, per quanto concerne proprio noi siamo al -0,3%.
Tutti questi accadimenti ci documentano che le politiche europee degli ultimi anni non si sono rivelate granché proficue. Prima abbiamo dovuto affrontare, senza risolverlo!, il debito pubblico greco, forse aggravatosi proprio grazie alle ricette partorite dalle nazioni-guida del Vecchio Continente (Francia e Germania). Può darsi che non sia colpa di alcuno quando i destini dell'economia si mettano di traverso e tutto cominci ad andare storto. Però, a differenza de popolare gioco delle tre carte, l'economia è una scienza inesatta, pure perché - dopo tutto - la natura del mondo è il caos. C'è poco da fidarsi di quell'arte in cui eccellono i politici e gli economisti, per non parlare dei signori gazzettieri. Tutti questi signori vogliono sempre mostrarci chi abbia avuto colpa per le sorti contingenti dello spread, per la mutevolezza degli eventi sismici, per un cambiamento negativo del rating o per la decadenza morale dei continenti, per la fame nel mondo o per l'infelicità; ma fanno questo solo per soddisfare quella irresistibile tentazione di dire "io l'avevo detto!", in ispecie quando si sia forza politica d'opposizione e si abbia questa specifica battuta da spendere perché è solo questa la parte ricevuta per la commedia da recitare. Quindi, scesa a zero - secondo le stime - la crescita europea, non vedremo i politici e gli economisti dell'Unione unirsi per correre ai ripari, come una persona di buon senso si aspetterebbe. Al contrario, ci sarà un'altra guerra ideologica tra chi dovrà difendersi dalle accuse (che schioccheranno con il rumore di uno staffìle) d'aver sbagliato tutto e chi rinfaccerà - con frasi profferite a raffica - abbagli, errori e parole vane. Intanto il mondo, irrimediabile e imprevedibile com'è, continuerà a macinare disgrazie: una crisi globale conseguirà ad un'altra e lo sciame sismico in Val Padana si accentuerà. Oggi qui, domani là, finché il caso - questa oscura potenza che governa l'universo mondo - non se ne stancherà; e, almeno per un po', tutto sembrerà tornare a posto, fino al prossimo terremoto, sino ad un'altra crisi globale.
Finita la "filosofia" della storia (che per lo meno rimane utile per sfogarsi), vediamo di fornire qualche modestissima proposta in materia di crisi, transitando dal Vecchio continente ai fatterelli di casa nostra. E questa volta la domanda è: ma non sarebbe giusto che ogni Regione avesse a saldare la propria fetta di debito pubblico nazionale? Naturalmente l'idea non è mia; perciò tenterò, qui di seguito, di sintetizzare tutto un ragionamento elaborato (onore al merito!) dal "Governatore" del Veneto Luca Zaia.
Secondo il prefato, se prendessimo ad agire in tal modo, Angela Merkel sarebbe costretta a tornarsene subito ai fornelli di casa sua, a meno che non avesse in animo di perseguire concretamente l'ideale di una Eurozona senza la Germania a far da palo. Il ragionamento è il seguente: mentre la crisi economica spinge verso l'autodeterminazione, mentre Monti vorrebbe indottrinarci con i concetti di rigore, di equità e di crescita, l'Italia ha finito con il realizzare 1.928 miliardi di euro di debito pubblico, che, allo spread attuale, ci costano 75-80 miliardi di euro per i soli interessi. Finiti in piena crisi, c'è una sola soluzione: bisogna fare in modo che, in questo Paese, le uscite siano inferiori alle entrate. Ed il sistema migliore per raggiungere lo scopo è quello di tagliare gli sprechi. Secondo Zaia per raggiungere lo scopo "è dogmatico porre in essere ciò che altri hanno fatto in passato: vale a dire trasformare il nostro in uno Stato federale".
Oggi è lo stesso Presidente della Repubblica a ritenere che il federalismo non sia più una opzione quanto piuttosto una sacrosanta necessità. Anzi, occorre domandarsi: la Germania potrebbe mai essere quella che è oggi è diventata se, a suo tempo, non avesse adottato un sistema federale? Gli esperti della materia ritengono che dare risposta ai territori col federalismo generi un movimento centripeto; di contro non fare il federalismo, ne originerebbe uno centrifugo. Perciò Saia lancia una proposta: premesso che il debito pubblico non lo ha creato chi ha un residuo fiscale attivo verso Roma, oggi occorrerebbe avere il coraggio di regionalizzare quest'ultimo e, nel contempo, di concedere ad ogni Regione competenze ed autonomia effettive. Questo significherebbe riportare l'Italia sotto i riflettori a livello internazionale. E lo spread ritornerebbe a zero. A tassazione invariata, le Regioni più virtuose riuscirebbero ad aggredire tutta la propria parte di debito pubblico in qualche diecina d'anni, mantenendo inalterati i servizi. Ciò vorrebbe dire porre in essere una pianificazione più o meno analoga a quella di una famiglia che programmi il pagamento di un mutuo contratto in tot anni.
Però, obietterebbe il lettore, in questo modo il problema permarrebbe sulle Regioni più povere, tipo il Molise, ragion per cui dovrebbe provvedersi ad attuare un profilo di sussidiarietà e di solidarietà per chi non ce la fa. Ciò posto, quello che è certo è che non vi sarebbero più enti legittimati dal sistema federalista a continuare a perseguire situazioni come quelle della Sicilia in cui lavorano circa 26mila forestali, contro i circa 5mila di tutto il resto d'Italia; o come quelle del Molise con la sua caterva di lavoratori della Pubblica amministrazione.
Claudio de Luca
Tutti questi accadimenti ci documentano che le politiche europee degli ultimi anni non si sono rivelate granché proficue. Prima abbiamo dovuto affrontare, senza risolverlo!, il debito pubblico greco, forse aggravatosi proprio grazie alle ricette partorite dalle nazioni-guida del Vecchio Continente (Francia e Germania). Può darsi che non sia colpa di alcuno quando i destini dell'economia si mettano di traverso e tutto cominci ad andare storto. Però, a differenza de popolare gioco delle tre carte, l'economia è una scienza inesatta, pure perché - dopo tutto - la natura del mondo è il caos. C'è poco da fidarsi di quell'arte in cui eccellono i politici e gli economisti, per non parlare dei signori gazzettieri. Tutti questi signori vogliono sempre mostrarci chi abbia avuto colpa per le sorti contingenti dello spread, per la mutevolezza degli eventi sismici, per un cambiamento negativo del rating o per la decadenza morale dei continenti, per la fame nel mondo o per l'infelicità; ma fanno questo solo per soddisfare quella irresistibile tentazione di dire "io l'avevo detto!", in ispecie quando si sia forza politica d'opposizione e si abbia questa specifica battuta da spendere perché è solo questa la parte ricevuta per la commedia da recitare. Quindi, scesa a zero - secondo le stime - la crescita europea, non vedremo i politici e gli economisti dell'Unione unirsi per correre ai ripari, come una persona di buon senso si aspetterebbe. Al contrario, ci sarà un'altra guerra ideologica tra chi dovrà difendersi dalle accuse (che schioccheranno con il rumore di uno staffìle) d'aver sbagliato tutto e chi rinfaccerà - con frasi profferite a raffica - abbagli, errori e parole vane. Intanto il mondo, irrimediabile e imprevedibile com'è, continuerà a macinare disgrazie: una crisi globale conseguirà ad un'altra e lo sciame sismico in Val Padana si accentuerà. Oggi qui, domani là, finché il caso - questa oscura potenza che governa l'universo mondo - non se ne stancherà; e, almeno per un po', tutto sembrerà tornare a posto, fino al prossimo terremoto, sino ad un'altra crisi globale.
Finita la "filosofia" della storia (che per lo meno rimane utile per sfogarsi), vediamo di fornire qualche modestissima proposta in materia di crisi, transitando dal Vecchio continente ai fatterelli di casa nostra. E questa volta la domanda è: ma non sarebbe giusto che ogni Regione avesse a saldare la propria fetta di debito pubblico nazionale? Naturalmente l'idea non è mia; perciò tenterò, qui di seguito, di sintetizzare tutto un ragionamento elaborato (onore al merito!) dal "Governatore" del Veneto Luca Zaia.
Secondo il prefato, se prendessimo ad agire in tal modo, Angela Merkel sarebbe costretta a tornarsene subito ai fornelli di casa sua, a meno che non avesse in animo di perseguire concretamente l'ideale di una Eurozona senza la Germania a far da palo. Il ragionamento è il seguente: mentre la crisi economica spinge verso l'autodeterminazione, mentre Monti vorrebbe indottrinarci con i concetti di rigore, di equità e di crescita, l'Italia ha finito con il realizzare 1.928 miliardi di euro di debito pubblico, che, allo spread attuale, ci costano 75-80 miliardi di euro per i soli interessi. Finiti in piena crisi, c'è una sola soluzione: bisogna fare in modo che, in questo Paese, le uscite siano inferiori alle entrate. Ed il sistema migliore per raggiungere lo scopo è quello di tagliare gli sprechi. Secondo Zaia per raggiungere lo scopo "è dogmatico porre in essere ciò che altri hanno fatto in passato: vale a dire trasformare il nostro in uno Stato federale".
Oggi è lo stesso Presidente della Repubblica a ritenere che il federalismo non sia più una opzione quanto piuttosto una sacrosanta necessità. Anzi, occorre domandarsi: la Germania potrebbe mai essere quella che è oggi è diventata se, a suo tempo, non avesse adottato un sistema federale? Gli esperti della materia ritengono che dare risposta ai territori col federalismo generi un movimento centripeto; di contro non fare il federalismo, ne originerebbe uno centrifugo. Perciò Saia lancia una proposta: premesso che il debito pubblico non lo ha creato chi ha un residuo fiscale attivo verso Roma, oggi occorrerebbe avere il coraggio di regionalizzare quest'ultimo e, nel contempo, di concedere ad ogni Regione competenze ed autonomia effettive. Questo significherebbe riportare l'Italia sotto i riflettori a livello internazionale. E lo spread ritornerebbe a zero. A tassazione invariata, le Regioni più virtuose riuscirebbero ad aggredire tutta la propria parte di debito pubblico in qualche diecina d'anni, mantenendo inalterati i servizi. Ciò vorrebbe dire porre in essere una pianificazione più o meno analoga a quella di una famiglia che programmi il pagamento di un mutuo contratto in tot anni.
Però, obietterebbe il lettore, in questo modo il problema permarrebbe sulle Regioni più povere, tipo il Molise, ragion per cui dovrebbe provvedersi ad attuare un profilo di sussidiarietà e di solidarietà per chi non ce la fa. Ciò posto, quello che è certo è che non vi sarebbero più enti legittimati dal sistema federalista a continuare a perseguire situazioni come quelle della Sicilia in cui lavorano circa 26mila forestali, contro i circa 5mila di tutto il resto d'Italia; o come quelle del Molise con la sua caterva di lavoratori della Pubblica amministrazione.
Claudio de Luca
Focus
I dieci comandamenti di Domenico Iannacone, torna in tv con un programma tutto suo
Il giornalista molisano racconta la sua nuova trasmissione che parte il 13 maggio su Rai Tre. «Abbiamo percorso una strada nuova facendo una inchiesta morale, una cosa che in Italia non si faceva da tempo». E ci sarà anche una storia girata a Campobasso.
Segui PPM anche su facebook!
Approfondimenti
Personaggi/4 Di Rocco, di professione Boh!
di nicola dell'omo
Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
Leggi anche:
• Personaggi/3 Votereste per quest'uomo ?
• Personaggi/2. Vitagliano, la "particella di Dio"
• Personaggi/1. Totaro, un ircocervo della politica molisana
Comunicati dai Gruppi
Curiosità
Photogallery
Trenta d'Aprile
(2 foto)
Mediateca
Servizi
Per visualizzare questo contenuto hai bisogno di aggiornare il tuo Flash Player
Clicca qui per scaricare la versione aggiornata
Clicca qui per scaricare la versione aggiornata




